Condizioni generali di vendita negli USA

Gli operatori italiani, a volte, non sanno cosa siano effettivamente le condizioni  generali di vendita negli USA o le confondono con le condizioni di vendita in essere per il territorio nazionale.

Cerchiamo quindi di precisare, in estrema sintesi,  il contesto nel quale esse debbano essere collocate.

In Italia, il contratto di vendita è regolato dal codice civile del 1942 che se ne occupa a partire dall’articolo 1470 sino all’articolo 1547.  Questi 77 articoli disciplinano pertanto questo negozio giuridico in modo assai esteso.

Non è agevole rinvenire in altre giurisdizioni, in così vasta misura, l’intervento del legislatore a regolare un tema come la vendita che ha natura, principalmente, di transazione fra soggetti privati. In Italia abbiamo quindi un intervento rilevante dello Stato nella sfera dei rapporti commerciali tra operatori d’impresa.

Si sono così formate, nel nostro paese, una cultura e una prassi commerciale che non hanno ravvisato, per lo più, l’opportunità di dotarsi da sè di regole attinenti la vendita. Va detto che le norme del codice in alcuni casi sono derogabili dalle parti o hanno natura suppletiva: tuttavia, tale aspetto, non è sempre stato compreso e il ricorso allo strumento delle condizioni di vendita è stato, di fatto, scarsamente utilizzato.

Il sistema giuridico statunitense

L’argomento viene affrontato negli USA con un approccio essenzialmente  diverso. Cambia innanzitutto il sistema giuridico: non siamo più in un paese ove i principali contratti che interessano la vita delle imprese sono regolati dallo Stato, bensì in un sistema nel quale, molto spesso, non vi sono normative specifiche di riferimento di natura federale.

In tali sistemi di “common law” lo Stato ha ritenuto, in linea di principio, di non doversi occupare della disciplina dei vari contratti commerciali tra operatori privati sul presupposto che debbano essere costoro, nell’ambito della vasta  autonomia contrattuale ad essi riconosciuta, a negoziare le regole del loro business.

Ne consegue che negli USA si è consolidata fra gli operatori la tendenza, al contrario di quanto accade in Italia, a munirsi di regole di natura contrattuale per le definizione dei rapporti commerciali e segnatamente del contratto di vendita, data la sua indubbia importanza.

Se infatti consideriamo più da vicino l’assetto giuridico statunitense non vi troveremo una legge “ad hoc” come in Italia bensì un complesso di regole per lo più di natura giurisdizionale (ossia tratte dai principi contenuti nei casi giudicati dalle Corti) che possono variare in ciascuno dei 50 stati dell’Unione.

Tenendo conto di tali presupposti è stato condotto negli Sati Uniti un tentativo, da parte di alcuni giuristi, di pervenire a una sorta di “raccolta” di regole uniformi a tutti gli Stati che è stata pubblicata per la prima volta nel 1952 (nota come Uniform Commercial Code) e che a tutt’oggi  è oggetto di dispute e di opinioni contrastanti.

La Convenzione di Vienna negli USA

Se ora volessimo indagare sulla esistenza di eventuali convenzioni internazionali di diritto uniforme potremo accertare che:

  • l’unico accordo in essere tra Italia e USA è la Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale di merci a cui entrambi  aderiscono
  • le regole della Convenzione trovano applicazione al contratto di vendita tra operatori dei due paesi, qualora essi non abbiano disposto diversamente.

La convenzione, invero, ha natura di legge federale (a differenza delle disposizioni di recepimento dell’Uniform Commercial Code che hanno natura statale) e dovrebbe pertanto prevalere rispetto a queste ultime.

Nondimeno, la convenzione si limita a porre in essere alcuni principi di massima che richiedono di essere integrati e meglio definiti dalle parti per dispiegare una reale efficacia nel rapporto fra esse.

In verità, la convenzione è di fatto poco conosciuta negli USA e molto spesso dimenticata nella prassi giurisdizionale, in modo particolare presso le Corti statali.

L’importanza delle condizioni di vendita negli USA

Dalle considerazioni esposte appare pertanto evidente come le condizioni di vendita negli Stati Uniti, più specificamente definite “generali” se rivolte alla generalità del pubblico, assumano una connotazione specifica e non agevolmente surrogabile, in linea generale, con altri mezzi normativi.

Nella prospettiva delineata, esse possono essere qualificate come uno strumento di governo delle norme che presiedono alla vendita dei prodotti di una determinata impresa presso il pubblico dei consumatori/utilizzatori. Pertanto, in un contesto di ampia autonomia negoziale, gli operatori italiani che commercializzano negli USA dovrebbero porre una cura particolare nell’adottarle.

Esula dal presente contributo esaminare in dettaglio il contenuto che potrebbe costituire oggetto di tali condizioni che, d’altro canto, può variare sensibilmente a seconda della natura dei prodotti, delle politiche di vendita e delle strategie di tutela giuridica che ciascuna impresa intende perseguire.

Va detto,tuttavia, che l’assunzione delle suddette condizioni negli USA riveste una connotazione doverosa se si pensa, ad esempio, alle normative in vigore in tale paese afferenti la responsabilità del produttore che divergono in modo rilevante, per certi aspetti, da quelle italiane e europee, come nel caso dei criteri di quantificazione del danno. Esse impongono, fra l’altro, una serie di cautele che dovrebbero essere accuratamente trasfuse nelle condizioni di vendita, nella prospettiva di limitare la predetta responsabilità.

Avv. Maurizio Gardenal

Contrattualistica
Il franchising internazionale come opportunità di sviluppo all’estero
Il franchising internazionale come opportunità di sviluppo all’estero Il franchising è una formula distributiva che permette di integrare la filiera e di rendere più efficiente il processo di distribuzione ...
Agenzia: cessazione del contratto durante il periodo di prova e indennità di fine rapporto
Agenzia e indennità di fine rapporto nel periodo di prova In una recente sentenza la Corte di Giustizia Europea ha affrontato, per la prima volta, la questione della sussistenza del diritto all’indennità di fine rapporto in caso di cessazione di un contratto di agenzia durante il periodo di prova.
La limitazione di responsabilità nei contratti internazionali
La limitazione di responsabilità nei contratti internazionali Nelle condizioni di vendita spesso si inseriscono clausole di esclusione o di limitazione di responsabilità che mirano a tutelare l'azienda dal rischio di pagare cospicui risarcimenti.
Lavoratori distaccati: armonizzazione europea del salario e degli incentivi
Lavoratori distaccati: armonizzazione europea del salario e degli incentivi La Commissione europea ha proposto una modifica della disciplina europea relativa ai lavoratori distaccati, nel tentativo di riconoscere a questi la stessa retribuzione e gli stessi bonus spettanti ai lavoratori locali.
Come tutelarsi nella redazione di un contratto internazionale
Come tutelarsi nella redazione di un contratto internazionale Come intraprendere strategie commerciali internazionali e stipulare accordi con partners stranieri?
Diffuse violazioni antitrust in tema di rivendite online
Diffuse violazioni antitrust in tema di rivendite online Questo il monito della Commissione UE in chiusura di un’importante indagine sull’e-commerce; un chiaro invito alle imprese comunitarie a riesaminare e, nel caso, riscrivere i loro accordi sulla distribuzione online.
Il contratto di Distribuzione in Spagna
Il contratto di Distribuzione in Spagna Il contratto di distribuzione in Spagna non è regolato da una specifica disciplina legislativa, ma, in presenza di determinati requisiti è equiparato al contratto di agenzia.
Clausole di deroga del foro nei contratti internazionali: indicazioni della Corte UE sulla loro validità nelle condizioni generali
Clausole di deroga del foro nei contratti internazionali: indicazioni della Corte UE sulla loro validità nelle condizioni generali Nella stipula di contratti internazionali le parti possono decidere di pattuire una clausola attributiva di giurisdizione in modo da assicurarsi, per il sorgere di eventuali future controversie, che queste vengano giudicate da un determinato foro preventivamente individuato.
Arbitrato rapido: riforma del Regolamento della Camera di Commercio Internazionale di Parigi
Arbitrato rapido: riforma del Regolamento della Camera di Commercio Internazionale di Parigi La costante domanda di efficienza in termini di costi e tempo, oltre che di maggiore trasparenza, da parte delle imprese che ricorrono all’arbitrato ...
Vendita dei prodotti di marca nei marketplace online
Vendita dei prodotti di marca nei marketplace online Al vaglio della Corte UE il rapporto tra mercati virtuali e distribuzione selettiva. Domanda di pronuncia pregiudiziale, caso C-230/16, Coty Germany / Parfümerie Akzente.