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EU - GCC Trade and Investment Relations

Pubblichiamo l’abstract di un Research papers di Rym Ayadi and Salim Gadi che analizza le prospettive di integrazione economica tra l'Unione Europea e i Paesi GCC (Gulf Cooperation Council).

Il Gulf Cooperation Council (GCC) riunisce Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti, Paesi nei quali vivono 43 milioni di persone.

Lo sviluppo socioeconomico nell’area è eterogeneo:

  • in Qatar, Kuwait e Emirati Arabi Uniti il Pil pro capite annuo varia tra i 34.000 euro e i 54.000 euro
  • in Arabia Saudita, Oman e Bahrain il Pil pro capite è compreso tra i 12.000 e i  13.000 euro.

Anche il contesto politico è piuttosto diversificato: mentre Bahrain e Kuwait hanno una Costituzione scritta e un sistema politico che prevede elezioni parlamentari, l’Arabia Saudita è una monarchia assoluta.

Le risorse energetiche del GCC stanno calando e i governi stanno cercando di diversificare l’economia per ridurre la dipendenza dal gas e dal petrolio. Nel 2013 le riserve di petrolio dell’Arabia Saudita sono pari al 16% delle riserve mondiali e quelle del Kuwait rappresentano il 6%. Il Qatar detiene invece il 13% delle riserve globali di gas.

Il GCC nasce nel 1985 per dare vita a un’integrazione regionale, simile a quella dell’UE, con l’obiettivo di creare un’unione doganale e di adottare una moneta unica entro il 2010. In realtà il processo di integrazione ha incontrato vari ostacoli che hanno ritardato il processo.

Nel 2004 il Bahrain ha firmato un free trade agreements (FTAs) con gli USA, seguita dall’Oman nel 2006. Il mercato comune e l’Unione doganale vengono costituiti solo nel 2008 mentre l’unione monetaria viene “congelata” per le titubanze di Oman e Emirati Arabi Uniti.

Per spiegare la lentezza di questo processo di integrazione, bisogna considerare che tutti i Paesi interessati sono produttori di idrocarburi e quindi competitors diretti. La struttura produttiva simile:

  • rende più difficile il coordinamento delle politiche industriali
  • si traduce in un basso tasso di commercio intra - regionale (pari al 7% nel periodo 1995 - 2011, rispetto al 63% dell’UE e al 23% dei Paesi Asean.

Inoltre l’esposizione condivisa alla volatilità dei prezzi degli idrocarburi complica l’armonizzazione delle politiche monetarie e la forte presenza statale nell’economia ritarda i processi di privatizzazione che sarebbero necessari per diversificare la produzione e rilanciare il settore privato.

Relazioni economiche GCC – UE

Agli occhi dell’Unione Europea i Paesi GCC sono interessanti perché fondamentali fornitori di energia, ma anche perché rappresentano un importante mercato di sbocco per le esportazioni di prodotti UE ad alto contenuto tecnologico e valore aggiunto.

Inoltre, a livello politico, i Paesi europei vedono nel blocco GCC un importante fattore di stabilizzazione dell’area. Attualmente numerosi accordi legano i due blocchi in diversi campi (commercio, investimenti, agricoltura e pesca, industria, energia e ricerca scientifica) ma i risultati concreti sono ancora modesti.

I Paesi GCC negli ultimi anni hanno sofferto la crisi dell’Unione Europea (che ha ridotto drasticamente le importazioni di idrocarburi, mentre le importazioni di beni europei rimaneva stabile) e hanno cercato di sfruttare il veloce progresso dei Paesi BRIC, meno colpiti dalla crisi finanziaria internazionale. Particolarmente insidiosa per i Paesi UE è la concorrenza della Cina che negli ultimi anni ha dimostrato un notevole dinamismo nell'area mediorientale

Analizzando gli scambi commerciali dei due blocchi emerge una notevole concentrazione tra un piccolo gruppo di Paesi. Francia, Germania e Regno Unito scambiano beni (in particolare nel settore della difesa) con Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uni, e questi Paesi rappresentano il 70% dei flussi commerciali bilaterali nel periodo 1995 - 2011.

Quali ostacoli all'Accordo di libero scambio UE – GCC?

I due blocchi hanno iniziato le trattative per un accordo di libero scambio alla fine degli anni Ottanta. L’ambizioso obiettivo di rinforzare l’integrazione economica, ridurre le barriere doganali, liberalizzare i servizi, consentire alle aziende dell’altro blocco l’accesso alle gare d’appalto è però finora fallito.

La teoria economica attribuisce molta importanza ai reciproci guadagni che possono derivare dallo smantellamento delle tariffe, ma in alcuni casi, come quello in esame, le motivazioni geopolitiche possono giocare un ruolo chiave nel determinare il buon esito di un accordo commerciale.

Come già precedentemente ricordato, i Paesi GCC sono importanti fornitori di idrocarburi e hanno un’influenza politica notevole nel mondo arabo. Per la UE queste considerazioni geopolitiche hanno la precedenza sugli interessi meramente economici e l’accordo commerciale dovrebbe rientrare in un più ampio progetto di collaborazione con il mondo arabo.

Inoltre, dal punto di vista economico, i Paesi GCC rappresentano si un mercato con alto potere d’acquisto, ma la regione assorbe solo una quota minoritaria  dell’export della UE (inferiore a quella degli USA e di altre economie emergenti come la Cina). La definizione dell’accordo commercial porterebbe significati vantaggi solo per certi settori industriali europei (macchine, trasporti e manufatti). Ecco perché l’UE è molto interessata a liberalizzare i servizi, ma proprio su questa questione si sono interrotti i negoziati.

Al contrario, per i Paesi GCC le motivazioni di ordine strettamente economico sono al centro della questione. Il ragionamento che sta alla base è piuttosto lineare: “Noi abbiamo bisogno del Know how europeo, loro delle nostre risorse energetiche”.

Nel 2004 sono state realizzate tre analisi per stimare l’impatto che l’accordo commerciale avrebbe per i due blocchi:

  1. il primo studio arriva alla conclusione che i maggiori vantaggi sarebbero per i Paesi GCC (che potrebbero esportare meglio le proprie risorse energetiche in Europa ampliando la disponibilità di prodotti manifatturieri a costi ridotti per i propri consumatori)
  2. il secondo studio ha previsto che la firma dell’accordo porterebbe vantaggi anche all’UE grazie alla riduzione delle barriere commerciali e al maggior flusso informativo tra governi, produttori e consumatori dei due blocchi
  3. la terza previsione, che introduce anche valutazioni di ordine qualitativo, conferma che i maggiori vantaggi ricadrebbero sui Paesi GCC che potrebbero incrementare del 3% il proprio Pil in caso di accordo, mentre per la UE i vantaggi economici non sarebbero significativi.

L’autore conclude il Research papers domandandosi se tali previsioni possono essere ancora attuali dopo la crisi finanziaria del 2008 e dopo gli effetti della Primavera Araba. Inoltre proprio la liberalizzazione del settore dei servizi, che ha portato alla rottura delle negoziazioni, potrebbe in realtà aiutare i Paesi GCC a diversificare le proprie economie (obiettivo prioritario di tutti i Paesi dell’area).

Fonte: EU - GCC Trade and Investment Relations