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Emirati Arabi: Politiche mirate hanno ridotto l’incidenza delle rendite petrolifere

Emirati Arabi: Politiche mirate hanno ridotto l’incidenza delle rendite petrolifere

Gli Emirati Arabi Uniti, con la loro posizione geografica proiettata al Golfo Persico sulla direttrice globale est-ovest, sono divenuti in meno di 50 anni uno Stato fortemente competitivo, il cui Pil pro-capite è tra i più alti al mondo.

Le Zone di libero scambio, con possibilità di proprietà straniera al 100% e totale esenzione fiscale, attirano consistenti capitali esteri.

Il sistema bancario e dei servizi finanziari negli EAU hanno fatto significativi progressi economico-commerciali. Negli EAU operano attualmente 22 Banche nazionali e 26 straniere.
Intesa SanPaolo, già presente con un ufficio di rappresentanza nella zona franca di Dubai (DIFC), ha costituito ad Abu Dhabi una filiale abilitata ad operare in dirham. Sono stati aperti nel DIFC gli uffici di rappresentanza di Ubi Banca e di Sace. UniCredit sta per costituire una filiale presso la zona franca di Abu Dhabi.

L’attuale contesto economico potrebbe spingere le banche a consolidarsi, anche in vista di una maggiore espansione sull’estero: abbiamo appena assistito alla fusione di National Bank of Abu Dhabi e First Gulf Bank, costituendo così la First Abu Dhabi Bank, prima Banca degli EAU e seconda dell’area Mena.

Finanza islamica

Il comparto della finanza islamica è indubbiamente in forte crescita. In 4 anni, le banche conformi alla sharia, 1/5 del mercato bancario, hanno visto aumentare il proprio attivo a un tasso doppio rispetto alle tradizionali e sempre più numerose sono le iniziative industriali/pubbliche finanziate con emissioni a lungo termine di Sukuk, titoli obbligazionari islamici.

Proprio i Sukuk sono stati oggetto di una recente proposta di legge portata in Parlamento con l’obiettivo di aprire l’Italia ad una finanza Sharia compliant, settore ad alti tassi di crescita: i 2mila miliardi di dollari di valore complessivo stimato nel 2015 potrebbero diventare 3.400 nel 2021. Un flusso di denaro che va intercettato e che transiterebbe altrove, soprattutto nel post Brexit.

Occorre dunque inquadrare nel nostro sistema le operazioni finanziarie non convenzionali:

  • il divieto dell’interesse e il principio della condivisione del rischio e del rendimento;
  • il divieto di speculare e di introdurre elementi di incertezza nei contratti;
  • la proibizione dell’uso, commercio o investimento in beni/attività proibite;
  • la distribuzione “equa” della ricchezza;
  • oltre all’introduzione dei Sukuk.

Tre operazioni finanziarie nel mirino:

  • murabaha, contratto tramite cui la banca acquista beni in nome proprio per conto di un cliente per poi rivenderglielo a un prezzo maggiorato;
  • ijarah, equiparato al contratto di leasing;
  • istisna'a, successivo contratto di compravendita per finanziare la produzione/costruzione di beni.

Fondamentale il tema dei controlli: costante monitoraggio ed obbligo di adeguata verifica, sulla scia dell’antiriciclaggio.

Expo 2020 e non solo

Dubai, che affascina nell’immediato l’occhio occidentale, ospiterà Expo 2020 “Connecting minds, creating the future” (20/10/2020- 10/04/2021) che proporrà progetti coniuganti progettazione architettonica, alta tecnologia, cultura, arti, didattica e ricerca.

Con l’ambizione di trasformarsi nella città più sostenibile del globo, Dubai si sta dotando di apparati a strategia green: i viali ricoperti di materiale fotovoltaico per soddisfare il 50% del fabbisogno elettrico del sito espositivo e trasporti gestiti con cabinovia e autobus a 0 emissioni.

Tra i progetti ad alto tasso tecnologico spicca la realizzazione del primo grattacielo al mondo in stampa 3D e se le 3.000 abitazioni dell’ExpoVillage non fossero sufficienti, Dubai sta progettando un’intera nuova città a sud dei padiglioni dell’evento: definita anche "The City of You", sarà la prima area al mondo il cui sviluppo sarà basato sul tasso di felicità dei suoi abitanti; una sorta di prova su strada di tecnologie e confort per migliorare la vita di chi abita nelle metropoli.

Gli emiri si attendono 25 milioni di visitatori (70% dall’estero); cantieri, gestione del sito e indotto genereranno 277mila posti di lavoro, il 40% dei quali nel turismo ed il Fondo monetario internazionale stima un aumento del Pil del 2-3%; il sito costerà 8 miliardi di euro.

Avv. Federica Costa – Promos - Tribuna Economica


Paese: Emirati Arabi Uniti