Anti-suit injunctions

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Con il termine anti-suit injunctions vengono definiti i provvedimenti - largamente adottati nei sistemi di common law - concessi su istanza di una parte che intenda impedire alla propria controparte di dare avvio o proseguire un giudizio in un altro Stato, sulla base del rilievo che tale azione viola una clausola compromissoria o di scelta delle giurisdizione.

Anti-suit injunctions

Lo strumento continua ad essere di estrema attualità alla luce della posizione assunta ripetutamente ed in tempi recentissimi dalla giurisprudenza inglese.

Il caso di maggior rilievo al riguardo è l’ormai noto “The Front Comor - West Tankers”, che vede coinvolti interessi italiani e continua a dare origine (soprattutto sul fronte inglese) ad una serie di pronunce di notevole interesse e peso.  

The Front Comor - West Tankers

Il contenzioso trae origine da un sinistro verificatosi nel 2000 a seguito della collisione della nave Front Comor con una banchina del terminal ERG nel porto di Augusta, nel corso di operazioni di sbarco di un carico di idrocarburi.

Il charter party stipulato tra gli armatori ed ERG conteneva una clausola compromissoria in favore di arbitrato a Londra, e la ricevitrice/noleggiatrice promuoveva dunque arbitrato per conseguire il risarcimento dei danni non indennizzati dai propri assicuratori (per effetto della franchigia di polizza).

Gli assicuratori invece agivano (nel 2003, successivamente alla instaurazione del procedimento arbitrale) deducendo la responsabilità extracontrattuale di West Tankers e promuovendo un giudizio innanzi al Tribunale di Siracusa per conseguire il risarcimento dei danni indennizzati ad ERG (pari a quasi 16 milioni di euro).

Gli armatori si costituivano eccependo il difetto di giurisdizione del giudice italiano, per effetto della clausola compromissoria contenuta nel charter party.

In seguito West Tankers conseguiva una anti suit injunction con la quale veniva intimato agli assicuratori di ERG di astenersi dal proseguire il giudizio in Italia.

L’injunction era oggetto di impugnazione innanzi alla House of Lords, che sottoponeva questione pregiudiziale di compatibilità delle anti suit-injunctions con il Regolamento CE del Consiglio n. 44/01. La Corte il 10 febbraio 2009, nel proc. C 85/07, sanciva la incompatibilità delle injunctions con il sistema tracciato dal Regolamento Bruxelles I.

Nel frattempo la Commercial Court su istanza di West Tankers aveva esteso il contenzioso all'accertamento delle richieste risarcitorie oggetto del processo promosso a Siracusa dagli assicuratori, nei cui confronti West Tankers proponeva domanda di accertamento negativo della propria responsabilità in relazione al sinistro, e chiedeva in via riconvenzionale che il Tribunale:

  • dichiarasse l’obbligo degli assicuratori di deferire in arbitrato la lite relativa all’esistenza di valida surrogazione
  • inibisse la continuazione del processo italiano
  • accertasse la responsabilità delle assicuratrici per i danni derivanti dalla violazione della clausola compromissoria, ossia le spese sostenute per il contenzioso in Italia, e la somma che West Tankers sarebbe stata eventualmente condannata a corrispondere in virtù della decisione italiana, qualora superiore rispetto a quella statuita dagli arbitri.

Con lodo parziale del 14 maggio 2008 gli arbitri si limitavano ad accogliere le prime due domande; successivamente veniva esclusa la responsabilità di West Tankers nei confronti di ERG, ma veniva differita la decisione sulla richiesta di risarcimento dei danni.

Veniva infine pronunciato il lodo conclusivo del procedimento arbitrale a Londra, che escludeva la responsabilità (sia in via contrattuale sia in via extracontrattuale) dell'armatore per la collisione, senza però pronunciarsi sulla richiesta di risarcimento.

Si è giunti così alla sentenza del 4 aprile 2012 con cui il giudice Flaux ha concluso che il Collegio arbitrale aveva errato nell’escludere la propria competenza riguardo alla richiesta di risarcimento dei danni per la violazione della clausola compromissoria.

Conseguenze della sentenza dell’aprile 2012

Alla luce di tale pronuncia, dunque, qualora una parte agisca in giudizio innanzi al giudice nazionale in presenza di una clausola compromissoria, e l’altra parte ritenga che tale azione sia in violazione della clausola compromissoria, non essendovi più spazio per una anti-suit injunction ad avviso della Corte inglese è comunque possibile dare inizio all’arbitrato e chiedere all’arbitro (o agli arbitri) il risarcimento dei danni conseguenti dalla violazione della clausola compromissoria.

È evidente che le Corti inglesi si stanno rapidamente riappropriando dello spazio ridimensionato con le pronunce della Corte di Giustizia, con decisioni che hanno il chiaro fine di scoraggiare il sorgere di giudizi in altri Stati in presenza di una clausola compromissoria in favore di arbitrato nel Regno Unito.

Restano però almeno due punti non risolti, ed è facile immaginare che sorgeranno nel prossimo futuro questioni molto complesse.

  1. In primo luogo, la possibilità che gli arbitri decidano senza attendere il pronunciamento del giudice ordinario preventivamente adito, porta con sé l’inevitabile rischio che vi siano giudicati contrastanti sotto il profilo della giurisdizione e/o sul merito. Tale rischio è particolarmente forte soprattutto alla luce del fatto che gli arbitri inglesi valuteranno spesso con maggiore flessibilità (e talora con un favor arbitrati estremo) la validità della clausole compromissorie su cui si fonda il procedimento arbitrale, rispetto alla valutazione dei giudici nazionali chiamati a pronunciarsi sul punto. La conseguenza, in tal caso, è che vi saranno pronunce antitetiche in punto validità ed efficacia della clausola compromissoria, ed evidentemente potranno esservi pronunce antitetiche anche sul merito.
  2. Altro aspetto problematico è quello della individuazione e determinazione dei danni che la parte che si ritenga lesa dal mancato rispetto della clausola compromissoria può chiedere vengano liquidati dagli arbitri. Potrà trattarsi di regola delle spese relative al procedimento innanzi al giudice adito, ma sembra decisamente più discutibile che il danno possa consistere (come richiesto da West Tankers) nella differenza tra quanto eventualmente statuito dagli arbitri e quanto riconosciuto in sentenza, poiché in tal caso il contrasto di giudicati sul merito del contenzioso sarebbe particolarmente stridente, e parimenti vistoso il vulnus all’intento armonizzatore perseguito con il Regolamento 44/2001 ed a più riprese affermato dalla Corte di Giustizia.

Non solo. La possibilità che si possa chiedere agli arbitri la condanna della propria controparte ai danni nascenti dall’avvio di un giudizio in spregio della clausola compromissoria impone di chiedersi se una simile domanda rientri nell’alveo del procedimento arbitrale delineato dalla clausola compromissoria che si assume violata, al punto che è lecito immaginare che possa prendere piede una prassi nel senso della modifica del testo delle clausole compromissorie al fine di includervi - ed attribuire alla competenza degli arbitri - anche le azioni volte al conseguimento dei danni nascenti dalla violazione dell’obbligo di deferire ogni contenzioso in arbitrato.

Tuttavia, come si vedrà tra breve, le Corti inglesi hanno piuttosto rapidamente cominciato a trovare le contromisure, mostrando notevole compattezza e determinazione.

Le anti-suit injunctions al di fuori dell’ambito comunitario

Resta da evidenziare che mentre è stata sancita la incompatibilità delle anti-suit injunctions nel sistema delineato dal Regolamento 44/2001, esse sono tuttora pienamente possibili qualora destinate a dispiegare i loro effetti al di fuori dell’ambito comunitario.

Due recentissime decisioni delle corti inglesi dimostrano anzi che lo strumento è destinato ad avere una crescente diffusione, e troverà applicazioni ripetute e costanti.

Nel caso Ust-Kamenogorsk Hydropower Plant JSC v AES la Supreme Court inglese con sentenza del 12 giugno ha affermato che, in determinate circostanze in presenza di una clausola compromissoria, la parte che intenda prevenire o ostacolare lo svolgimento di azioni in altre giurisdizioni che ritiene siano in violazione della clausola può chiedere la concessione di una anti suit-injunction anche qualora non sia pendente un procedimento arbitrale, e la parte che chiede la injunction non intenda neppure proporlo.

Il contenzioso nasceva da un contratto relativo alla concessione di un impianto per la produzione di energia idroelettrica in Kazakistan, contratto che conteneva una clausola compromissoria in favore di arbitrato a Londra.

La clausola era stata ritenuta nulla da UST, che aveva promosso un giudizio in Kazakistan, ed il tribunale locale si rifiutato di sospendere il procedimento a seguito della richiesta della convenuta che eccepiva l’esistenza di valida clausola compromissoria.

AES aveva pertanto chiesto alle Corti inglesi la concessione di una anti-suit injunction, pur non avendo ancora dato ancora inizio al procedimento arbitrale, e pur avendo anzi affermato di non essere pronta a farlo.

La corte ha ritenuto che tale circostanza non escludesse la possibilità di concedere una injunction, ed ha accolto la richiesta.

Parimenti rilevante è il caso Ecom Agroindustrial Corp Ltd. V Mosharef Composite Textile Mill Ltd, nel quale la corte inglese ha emesso un provvedimento che è stato immediatamente definito una anti-anti suit-injunction, per contrastare l’ordine del tribunale di Dakha in Bangladesh, che aveva ordinato a parte venditrice (che invocava la validità della clausola compromissoria) di astenersi dall’agire innanzi alle Corti inglesi.

In attesa degli ulteriori sviluppi del caso West Tankers, che probabilmente darà luogo ad ulteriori importanti pronunce, è ormai evidente dunque che qualora il contratto contenga una valida clausola compromissoria la parte che intenda far valere i propri diritti in arbitrato in Inghilterra continuerà chiedere la concessione di una anti suit-injunction quando il giudizio è al di fuori dell’ambito comunitario; qualora invece l’injunction non sia disponibile, essendo destinata ad un giudice comunitario, essa si affretterà a coltivare il procedimento arbitrale, facendo valere il precedente offerto dal caso West Tankers.

Avv. Claudio Perrella

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