Accordo di partenariato economico (JEFTA) UE- Giappone

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Lo scorso 6 luglio l’UE ha suggellato un accordo di principio con il Giappone per fissare gli elementi fondamentali dell’accordo di partenariato economico la cui entrata in vigore è prevista per il 2018.

Accordo di partenariato economico (JEFTA) UE- Giappone

Il Giappone è attualmente il secondo mercato asiatico di sbocco per le merci europee, classificandosi dunque quale sesto partner commerciale dell’Unione Europea; l’UE, viceversa, rappresenta il terzo cliente per il Paese del Sol Levante. 

Il valore delle esportazioni delle merci europee in Giappone è pari a 58 miliardi di euro, mentre per i servizi si registra un valore di circa 28 miliardi. Valori che potrebbero crescere notevolmente se le imprese europee non fossero costrette ad affrontare gli elevati dazi doganali inferti ai loro scambi commerciali: basti pensare che gli esportatori europei pagano circa 1 miliardo di euro all’anno in dazi. 

Al fine di rimuovere le barriere commerciali esistenti, talvolta limitative della concorrenza, l’Unione Europea dal 2013 ha avviato le trattative con le Autorità giapponesi per giungere alla stipula di un accordo bilaterale di liberalizzazione commerciale, il cosiddetto JEFTA (Japan-EU Free trade agreement). 

Obiettivo principale della negoziazione è la riduzione delle barriere tariffarie e non, applicate al 99% dei prodotti oggetto di scambio tra le parti, con particolare attenzione al settore dell’agroalimentare e dell’automotive. Nel dettaglio, è previsto l’abbattimento dei dazi su oltre il 90% delle esportazioni europee in Giappone che, in un secondo momento, si estenderà al 97% dei beni. Le rimanenti linee tariffarie saranno oggetto di una liberalizzazione parziale.

Per i prodotti agroalimentari, si prospetta un’esenzione dai dazi di circa l’85% dei prodotti europei sebbene il Giappone sia reticente all’abbattimento totale dei dazi applicati, ad esempio, ai prodotti caseari, considerato settore “sensibile” per il mercato asiatico, promettendo, in ogni caso, di tutelarne le denominazioni geografiche (Dop e Doc) e di ritirare dal mercato i prodotti contraffatti. 
Sono dunque al sicuro prodotti quali l’Aceto Balsamico di Modena, il Roquefort, il Tiroler Speck o il Queso Manchego. Lo stesso dicasi per le Indicazioni Geografiche del vino: tra le 205 IG europee protette in Giappone, 150 sono relative al vino. 

L’entrata in vigore di questo accordo, che determinerà l’eliminazione totale immediata dei dazi sui vini imbottigliati, spumanti e sfusi (come per le altre bevande alcoliche), rappresenterà quindi un’opportunità importante per il settore vitivinicolo italiano, di cui il Giappone è un mercato strategico.
I dazi applicati ai prodotti industriali, quali le sostanze chimiche, le materie plastiche, i prodotti cosmetici e quelli tessili, saranno completamente eliminati.

L’Unione europea contraccambierà la riduzione dei dazi applicati ai prodotti agroalimentari abolendo la tariffa applicata all’import di automobili giapponesi, nonché di prodotti elettronici. Inoltre, per i veicoli a motore, il Giappone e l’Ue si impegnano al rispetto delle medesime norme internazionali in materia di sicurezza e protezione dell’ambiente.

L’abbattimento delle barriere tariffarie sarà in ogni caso graduale, essendo stato previsto un periodo iniziale (tra i 10 e i 15 anni) in cui non vi sarà l’eliminazione integrale dei dazi, proprio per permettere alle aziende e ai Paesi di armonizzare le proprie politiche in materia di concorrenza. 

Anche il mercato dei servizi ne trarrà giovamento, in quanto gli Stati europei avranno diritto a mantenere il carattere pubblico dei servizi pubblici, senza obbligo di privatizzazione, così come potranno far rientrare nella sfera pubblica qualunque servizio privatizzato. Vi è poi l’impegno da parte delle autorità giapponesi di garantire alle aziende, ai prodotti e ai servizi europei il medesimo trattamento riservato alle aziende nazionali. 

Aspetto qualificante dell’accordo sarà il pieno rispetto degli standard e dei valori comunitari per tutti i beni e i servizi venduti in Europa: ciò vuol dire che tutti i prodotti “made in Japan” esportati in Europa dovranno necessariamente conformarsi ai principi in materia elaborati dal legislatore europeo. 

Tappa importante nel processo di negoziazione di tale “market access” si concluderà con l’entrata in vigore dell’accordo di partenariato economico prevista per il 2018.

Ma quali sono i risultati sperati di tale accordo?

L’Ue confida in una crescita rilevante delle esportazioni verso il Giappone, di circa 1 terzo, con un aumento, in particolare, del 180% nelle esportazioni di prodotti alimentari. Ci si aspetta dunque un incremento nel numero delle società europee dedite all’export verso il mercato asiatico, incremento favorito, soprattutto, dai vantaggi tariffari e burocratici di cui le aziende potranno beneficiare. Ciò dovrebbe comportare la nascita di nuovi posti di lavoro in Europa, considerando che attualmente il numero dei posti di lavoro continentali interessati all’export verso il Giappone sono circa 600 mila.

È da sottolineare che l’intento del JEFTA , a cui si affianca anche un accordo di partenariato di tipo strategico (Strategic Partnership Agreement), non è solo quello di stabilire vantaggi economici bilaterali, ma, dato il particolare momento economico in cui si inserisce, con tale accordo si tenta di lanciare un forte segnale positivo al mondo, volto a sottolineare che due delle principali economie mondiali rifiutano il protezionismo, avendo di fatto anticipato uno dei temi di rilievo affrontati al G20 di Amburgo. 

Giuseppe De Marinis

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