Balcani: si allarga la UE e aumenta il business?

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Dall’ingresso della Croazia nel 2013 non ci sono state nuove adesioni all’Unione europea, ma cosa succederà nei prossimi anni? Il semestre di presidenza della Bulgaria al vertice del Consiglio della UE ha riportato sotto i riflettori il tema dell’ampliamento dell’Europa ad Est.

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Il processo di ampliamento dell’Unione verso i Paesi balcanici è caratterizzato da un forte scetticismo di alcuni membri, che temono un aumento del peso politico del blocco orientale dell’Unione e dalla difficoltà dei candidati nell’adottare le riforme richieste. Pesa anche la presenza di tensioni di natura etnico-religiosa nell’area di espansione, a fronte di una spiccata sensibilità sul tema del terrorismo da parte dei 28. Gli aspiranti membri sono: Albania, Montenegro, Serbia e Macedonia.

I possibili benefici dall’allargamento per i prodotti Made in Italy

  1. Verrebbero eliminate le barriere non tariffarie (ad es. meno requisiti documentali) che rallentano il commercio
  2.  I maggiori investimenti esteri in questi Paesi e l’utilizzo dei fondi europei avrebbero un effetto positivo sulla domanda di beni di investimento Made in Italy (meccanica strumentale in primis), che al momento non hanno un forte peso (fig. 1)
  3. Le prospettive di crescita dei redditi della popolazione coinvolta nel Mercato Unico potrebbe comportare una maggiore domanda dei beni di consumo italiani (moda, alimentari, ecc.).

               

L’ampliamento dell’Europa verso i Balcani comporta delle opportunità, ma non è privo di rischi.

L’adozione di riforme richieste dalla UE per un consolidamento politico ed economico potrebbe avere un impatto positivo sui paesi candidati più “fragili” (Albania, Macedonia). Inoltre il processo di integrazione potrebbe favorire la risoluzione di dispute di natura etnica e territoriale presenti nella regione balcanica (ad es. Serbia e Kosovo o Macedonia e Grecia), riducendo le possibilità di un’escalation del rischio politico in queste geografie.

Non mancano tuttavia le ombre, collegate per i paesi già membri alle ricadute politiche di temi quali l’immigrazione, il lavoro e il welfare. Inoltre l’aumento della sfera di influenza europea nell’area orientale potrebbe esacerbare le tensioni tra la Russia e Occidente, culminate con le sanzioni internazionali in seguito all’ingerenza russa nel conflitto ucraino, ma già presenti precedentemente a causa del tentativo di espansione della Nato nell’area ex sovietica (ad es. in Georgia) e della collaborazione commerciale tra Europa e Paesi come Georgia e Moldavia attraverso i trattati di associazione.

Valentina Cariani e Stefano Gorissen

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