Botswana: diversificazione economica e integrazione regionale

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Attesi investimenti esteri nei settori: agroindustria, edilizia, tessile, abbigliamento e pelletteria, energie rinnovabili, banche e assicurazioni.

 

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L’economia del Botswana è cresciuta del 6,1% nel 2012 e dovrebbe chiudere il 2013 a +5,9%. Il Paese, la cui ricchezza dipende prevalentemente dal settore diamantifero, è impegnato ad attuare una strategia di diversificazione produttiva e di integrazione regionale.

Il sistema Paese offre agli investitori stranieri: stabilità politica, efficienza e competitività, forza lavoro a buon mercato e mediamente preparata, rilascio di licenze e norme registrazione semplificate, libero rimpatrio dei profitti e consistenti incentivi fiscali:

  • esenzione fiscale per periodi di cinque o dieci anni
  • tassazione al 15% per le società registrate nel quadro del Botswana Innovation Hub (22% per le altre)
  • tassazione del lavoro al 25%
  • IVA al 12%
  • sgravi fiscali per investimenti in formazione.

Integrazione regionale e problematiche doganali

Le ridotte dimensioni del mercato interno e l'assenza di sbocchi al mare impongono a Gaborone di plasmare la propria politica economica sul rafforzamento delle esportazioni e sull'integrazione regionale, sia nell'ambito della Southern African Development Community (SADC) che della Southern African Customs Union (SACU).

I progetti prioritari, per i quali si cerca di favorire la partecipazione privata, sono lo sviluppo di corridoio viari e ferroviari con il Mozambico (verso il porto di Maputo) e con la Namibia (verso il porto di Walvis Bay).

Nel 2014, dovrebbe iniziare anche la costruzione del ponte sul fiume Zambesi, per collegare a nord il Botswana con lo Zambia e la Namibia. Attualmente il confine è attraversabile per mezzo di una chiatta fluviale con tempi di attesa che, a causa delle chilometriche file di camion sulle due sponde, possono arrivare anche a una settimana.

La collaborazione regionale è necessaria anche per risolvere le difficoltà idriche del Paese, tema centrale dal quale dipende il rafforzamento del settore agricolo. Impegnato nel promuovere il risparmio idrico e il riciclo, il Governo di Gaborone sta negoziando:

  • con Lesotho e Sudafrica la creazione di infrastrutture idriche transnazionali
  • con lo Zambia l'approvvigionamento idrico dalle acque del fiume Zambesi.

Anche per il settore energetico esistono ambiziosi progetti per migliorare la connessione con i Paesi vicini (il Botswana importa l'80% del suo fabbisogno) e aumentare la produzione interna; particolare importanza è attribuita allo sviluppo delle energie rinnovabili, specialmente al fotovoltaico.

Le opere infrastrutturali sono necessarie, ma devono essere accompagnate da una effettiva libertà di circolazione delle merci che dipende anche dalla semplificazione delle procedure doganali. A titolo esemplificativo, basti pensare che attualmente il costo per portare un container dal Botswana al porto di Durban è superiore a quello per portare un container da Durban all’Europa.

Botswana, Lesotho, Namibia, Sud Africa, Swaziland e Zambia sono membri sia della SADC che della SACU. Ciò crea alcune difficoltà nell'armonizzazione delle diverse intese internazionali. La SACU, ad esempio, firmataria nel 2006 di un accordo con l'EFTA che consente ai Paesi membri esportazioni non soggette a quote e dazi, impone l'obbligo del consenso tra i Paesi membri per la stipula di accordi bilaterali con parti terze. Le difficoltà per la conclusione dell'EPA tra Paesi SADC e Unione Europea, per il quale comunque si nutrono buone speranze per una positiva conclusione dei negoziati entro il corrente anno, ne sono una testimonianza.

Fonte: Ambasciata d’Italia a Lusaka

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