Esportazioni delle regioni italiane nel 2021

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Banca d’Italia ha analizzato la struttura economica e finanziaria delle regioni italiane. Pubblichiamo una sintesi dei dati sull’export regionale 2021 e sulle possibili ripercussioni del conflitto in Ucraina.

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Abruzzo

Nel 2021 le esportazioni regionali sono aumentate del 5 per cento a prezzi correnti (-5,8 per cento nel 2020). Dopo l’espansione registrata nella prima parte dell’anno, le vendite all’estero sono fortemente diminuite nel terzo e nel quarto trimestre, riportandosi al di sotto dei livelli pre-pandemia. A tale andamento ha contribuito prevalentemente il comparto automotive, che pesa sul totale delle vendite all’estero per circa il 45 per cento, che ha risentito dei rallentamenti produttivi determinati dalle strozzature nella disponibilità di semiconduttori e altre materie prime.

Al netto del comparto dei mezzi di trasporto, nel 2021 le esportazioni regionali sono cresciute dell’11,3 per cento, beneficiando del contributo positivo dei settori della gomma e plastica, del metalmeccanico e della chimica.

Il conflitto in Ucraina e le sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia dovrebbero avere un impatto limitato sulle esportazioni regionali. Nel 2021 le vendite dell’Abruzzo in tali aree rappresentavano l’1,5 per cento del totale, una quota lievemente inferiore al dato dell’Italia (2,0 per cento). Tra i settori con un’esposizione superiore alla media: gomma, chimica e mobili.

Basilicata

Nel 2021 le esportazioni lucane hanno registrato un ulteriore calo (-14,7 per cento a prezzi correnti rispetto al 2020). La flessione dell’export regionale è risultata intensa e in controtendenza rispetto alle macroaree di riferimento (16,5 e 18,2 per cento rispettivamente per Mezzogiorno e Italia). La diminuzione è da attribuire soprattutto ai risultati del settore dei mezzi di trasporto, che rappresenta in regione circa il 70 per cento dell’export e che risente anche delle tensioni sulle catene di approvvigionamento di materie prime.

Al netto di questo comparto l’andamento dell’export è rimasto sostanzialmente stazionario; tra i comparti con maggiore rilevanza in regione, hanno apportato un contributo positivo l’estrattivo, il farmaceutico e l’agroalimentare, mentre il contributo del settore degli apparecchi elettronici, in crescita nell’ultimo biennio, è risultato fortemente negativo.

Le esportazioni verso i paesi coinvolti nel conflitto (Russia, Ucraina e Bielorussia) sono modeste (0,2 per cento del totale regionale): verso la Russia vengono esportati principalmente mobili, autoveicoli e materie plastiche, mentre in Ucraina le vendite riguardano, oltre ad autoveicoli e mobili, anche prodotti alimentari.

Calabria

Nel 2021 le esportazioni di merci hanno mostrato una crescita sostenuta (32,9 per cento a prezzi correnti). Le vendite all’estero hanno superato di circa il 14 per cento i livelli pre-pandemici, anche se rimangono lievemente inferiori al picco registrato nel 2018.

Tra i settori di specializzazione regionale, la crescita è stata particolarmente sostenuta per i prodotti alimentari e per quelli chimici, che insieme rappresentano circa il 60 per cento dell’export regionale. Segnali positivi provengono anche dai settori dei macchinari e apparecchiature e dei mezzi di trasporto (soprattutto nei comparti delle imbarcazioni e in quello delle apparecchiature ferroviarie).

Con riguardo agli scambi con Russia e Ucraina, il valore delle merci esportate in questi paesi risulta contenuto a 14 milioni di euro nel 2021 (il 2,5 per cento dell’export totale calabrese).

Campania

Nel 2021, le esportazioni a prezzi correnti della Campania sono aumentate del 12,8 per cento (dal -5,6 del 2020), un incremento inferiore a quelli registrati in Italia e nel Mezzogiorno.

All’espansione, generalizzata a quasi tutti i settori, hanno contribuito maggiormente il metallurgico (in aumento del 32,6 per cento), il farmaceutico (17,2), quello degli apparecchi elettrici, l’agroalimentare e il comparto della moda. Hanno fatto eccezione a questa tendenza il comparto dell’aeronautica (-11,5 per cento), che ha continuato a risentire di specifiche difficoltà a livello globale, e quello dell’auto (-9,5).

L’incidenza dell’export campano verso i paesi coinvolti nel conflitto in Ucraina o colpiti dalle sanzioni è nel complesso limitata: nel 2021 le vendite di imprese campane verso Ucraina, Russia e Bielorussia rappresentavano solo l’1 per cento del totale delle esportazioni regionali. Tuttavia alcune lavorazioni, come quelle degli agrofarmaci e dell’acciaio, presentano quote significative di esportazioni verso questi paesi che sono mercati di sbocco anche per altre produzioni della regione come pietre e sabbie, accumulatori elettrici e abbigliamento e calzature.

Emilia Romagna

Nel 2021 le esportazioni a valori correnti dell’Emilia-Romagna sono aumentate in misura sostenuta (16,9 per cento); l’incremento è risultato in linea con la media del Nord Est e leggermente inferiore rispetto al dato nazionale. Anche in termini reali le vendite all’estero sono cresciute sensibilmente (13 per cento).

La crescita delle esportazioni è risultata diffusa ai principali settori di specializzazione della regione; vi hanno contribuito in misura maggiore la meccanica, la farmaceutica e i mezzi di trasporto. Le vendite all’estero hanno superato i livelli del 2019 in tutti i principali comparti fatta eccezione per il sistema della moda.

Nel primo trimestre dell’anno in corso le esportazioni nominali sono aumentate del 24 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; anche in termini reali la dinamica rimane ampiamente positiva (14,9 per cento).

L’esposizione dell’economia dell’Emilia-Romagna ai mercati russo e ucraino appare complessivamente contenuta. Nel 2021 le esportazioni regionali verso i due paesi rappresentavano rispettivamente il 2,1 e lo 0,6 per cento del totale. L’export verso la Russia è concentrato nella meccanica e nella moda, mentre quello verso l’Ucraina nei settori alimentare e meccanico.

Friuli Venezia Giulia

Nel 2021 le esportazioni regionali sono aumentate del 26,8 per cento rispetto al 2020. Al netto dei mezzi di trasporto, il cui andamento è caratterizzato da accentuate fluttuazioni dovute alla consegna di navi da crociera dall’elevato valore unitario, l’incremento è stato del 23 per cento, superiore di circa 5 punti percentuali rispetto al Nord Est e all’Italia.

La crescita ha interessato tutte le principali tipologie di beni prodotti in regione (eccetto l’elettronica) ed è stata particolarmente accentuata, oltre che per la cantieristica, per il comparto metallurgico e per quello del mobile.

La quota di esportazioni regionali verso Ucraina, Russia e Bielorussia nel 2021 ha rappresentato l’1,6 per cento del totale. Tra i settori risulta maggiormente esposto quello del mobile, per il quale l’incidenza delle esportazioni è stata circa il 3 per cento del totale.

Lazio

Nel 2021 le esportazioni hanno registrato un aumento dell’11,5 per cento, di circa sette punti percentuali inferiore a quello medio del Paese. Un terzo della crescita complessiva è dovuto al settore dei metalli di base e dei prodotti in metallo, che contribuisce per l’11 per cento alle esportazioni totali. Il comparto dei mezzi di trasporto e degli autoveicoli e quello del coke e dei prodotti petroliferi raffinati hanno contribuito, complessivamente, per due quinti all’aumento totale.

Tra gli altri principali settori che hanno fornito un apporto positivo si segnalano il tessile e l’abbigliamento, quello delle pelli, l’alimentare, i macchinari, computer e apparecchi elettrici. Il settore farmaceutico e quello della chimica, che rappresentano assieme il 47 per cento del totale delle esportazioni, hanno invece subito una flessione delle vendite, pari al 5 e all’8 per cento, rispettivamente.

L’esposizione del Lazio verso i paesi coinvolti dalle recenti tensioni geopolitiche è relativamente contenuta. Nel 2021 le vendite verso Russia e Ucraina rappresentavano circa l’1 per cento del totale delle esportazioni.

Liguria

Nel 2021 le esportazioni liguri a prezzi correnti sono state pari a 7,8 miliardi di euro, in aumento del 10,8 per cento rispetto all’anno precedente. Tale risultato ha riflesso l’accentuato recupero registrato dal comparto cantieristico nel secondo semestre; al netto di questa componente e di quella relativa ai prodotti petroliferi raffinati, che nel 2021 è cresciuta significativamente anche per effetto dell’incremento dei prezzi, l’aumento delle vendite si sarebbe fermato al 5,1 per cento.

 Se si escludono i prodotti farmaceutici e i macchinari, la maggior parte dei settori più rilevanti ha fatto registrare una ripresa. Le esportazioni sono aumentate nei confronti di quasi tutti i principali mercati, con particolare riferimento a quello comunitario (verso la Germania e la Spagna la crescita è stata, rispettivamente, del 46 e del 35 per cento circa) e al Medio Oriente.

Il conflitto in Ucraina e le sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia dovrebbero avere un impatto diretto limitato sulle esportazioni liguri: nel 2021 le vendite verso questi paesi rappresentavano l’1,6 per cento del totale. Tra i settori maggiormente esposti vi era quello dei prodotti chimici, con una quota di esportazioni verso questi mercati superiore al 6 per cento del totale.

Lombardia

Le esportazioni lombarde di beni nel 2021 sono aumentate in valore del 19,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020 e hanno superato i livelli del 2019. All’espansione hanno contribuito prevalentemente le vendite della metallurgia, della moda, della chimica e dei macchinari. Per tutti i prodotti, a eccezione dei macchinari, sono stati superati i valori del periodo pre-pandemico.

Per quanto riguarda le relazioni commerciali con i paesi coinvolti nel conflitto (Russia, Ucraina e Bielorussia), l’esposizione della Lombardia risulta nel complesso limitata. Nel 2021 le esportazioni verso i tre paesi rappresentavano il 2,1 per cento del valore totale delle vendite all’estero della regione. I flussi verso la Russia sono la componente preponderante (1,6 per cento sul totale regionale), seguiti da quelli verso l’Ucraina (0,4 per cento). La regione esporta verso questi paesi principalmente macchinari, prodotti chimici, beni del comparto moda, prodotti in metallo e mobili.

Marche

Nel 2021 le esportazioni marchigiane a prezzi correnti sono aumentate del 15,6 per cento. In tutti i comparti si è registrata una dinamica positiva, con l’eccezione della farmaceutica (in calo del 14,3 per cento), sul cui andamento influiscono operazioni infragruppo di importanti multinazionali con stabilimenti in regione.

Tra i principali comparti di specializzazione della regione, l’espansione è stata meno intensa della media per i prodotti tessili e dell’abbigliamento, calzature e mobili e significativamente più accentuata per la meccanica e gli elettrodomestici.

Nel 2021 le vendite delle Marche verso Russia e Bielorussia rappresentavano il 3,2 per cento del totale delle esportazioni, una quota di oltre la metà più elevata di quella dell’Italia; tra i settori maggiormente esposti: calzature, elettrodomestici e mobili, con una quota di esportazioni verso questi mercati superiore al 5 per cento del totale.

Molise

Nel 2021 è proseguita la crescita del valore a prezzi correnti delle esportazioni molisane, in aumento del 21,3 per cento rispetto all’anno precedente (26,2 nel 2020). Rispetto al 2019 la crescita è stata del  53,1 per cento, notevolmente superiore a quella riportata nel Paese e nel Mezzogiorno (7,5 e 2,1 per cento).

L’export regionale ha beneficiato dell’espansione del comparto dei mezzi di trasporto, le cui vendite all’estero rappresentavano nel 2021 circa la metà del totale regionale. La crescita è stata significativa grazie soprattutto all’espansione dei prodotti chimici, che hanno più che recuperato la flessione del 2020; le esportazioni di prodotti alimentari sono invece rimaste sostanzialmente stabili, su valori nettamente superiori a quelli del 2019.

Gli effetti sulle esportazioni del conflitto in Ucraina e delle sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia dovrebbero essere nel complesso contenute. Nel 2021 le vendite del Molise verso questi paesi rappresentavano lo 0,8 per cento del totale delle esportazioni. Tra i settori maggiormente esposti: prodotti da forno e farinacei, con una quota di esportazioni verso questi mercati superiore al 5 per cento del totale.

Piemonte

Le esportazioni piemontesi, che nel complesso del 2020 erano calate in misura più intensa della media nazionale, sono aumentate lo scorso anno del 20,6 per cento a valori correnti (18,2 per l’Italia). L’ammontare complessivo dell’export ha superato quello del 2019 e si è attestato su livelli storicamente elevati, anche per l’effetto dell’aumento dei valori medi unitari.

Alla crescita del valore dell’export ha contribuito in misura rilevante il recupero del settore automotive (32,6 per cento), dopo il drastico calo dell’anno precedente. Tra gli altri principali settori di specializzazione regionale, l’incremento è stato elevato anche per i macchinari e per i prodotti in metallo; nell’alimentare, che aveva risentito in misura più contenuta della crisi pandemica, l’andamento ha continuato a essere favorevole. Le vendite all’estero di gioielli, pur cresciute nel 2021 di quasi un terzo, sono rimaste ancora al di sotto del livello registrato prima della pandemia, così come quelle dei prodotti tessili.

Il conflitto in Ucraina e le sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia dovrebbero avere un impatto diretto sulle esportazioni piemontesi di entità sostanzialmente analoga a quella media nazionale. Nel 2021 le vendite verso questi paesi, pur cresciute di quasi il 30 per cento rispetto all’anno precedente, rappresentavano solo il 2,2 per cento del totale dell’export regionale. Tra i settori maggiormente esposti: bevande, altri prodotti alimentari (in cui è compresa la produzione di cioccolato e confetterie e quella di caffè), con una quota di export verso tali paesi pari rispettivamente al 5,8 e al 4,5 per cento del totale settoriale.

Puglia

Nel 2021 le esportazioni pugliesi hanno registrato una ripresa (4,9 per cento a prezzi correnti rispetto al 2020), dopo il forte calo dell’anno precedente. Il mancato recupero dei livelli pre-pandemia ha risentito soprattutto dell’andamento delle esportazioni nei comparti dei mezzi di trasporto, dei prodotti farmaceutici e degli alimentari, che hanno fatto registrare andamenti peggiori rispetto al resto del Paese.

In Puglia la ripresa delle vendite all’estero registrata nel 2021 è stata più intensa nei prodotti chimici, negli autoveicoli, nei prodotti siderurgici, nei macchinari e in alcune produzioni tradizionali della regione (mobili, tessile, abbigliamento e calzature). Al contrario, si è registrato un calo nella componentistica e negli aeromobili, che si è riflesso nell’andamento del complesso dei mezzi di trasporto, principale settore dell’export pugliese (17 per cento del totale, 6 punti percentuali in meno rispetto al 2019).

Le esportazioni verso i paesi coinvolti nel conflitto (Russia, Ucraina e Bielorussia) sono modeste (l’1 per cento del totale regionale), mentre la quota delle importazioni è più rilevante (7 per cento). In particolare, le vendite alla Russia (67 milioni di euro) sono costituite per il 40 per cento da macchinari e per quote minori da prodotti farmaceutici e tessili; le esportazioni verso l’Ucraina (19 milioni) sono composte per il 30 per cento da prodotti alimentari e in minor misura da macchinari e prodotti tessili.

Gli acquisti dalla Russia (516 milioni) sono costituiti in larga parte da carbone e petrolio raffinato; quelli dall’Ucraina (198 milioni) per un quarto da prodotti agricoli e per la restante parte da ferro e prodotti siderurgici.

Toscana

Nel 2021 le esportazioni toscane a prezzi correnti sono cresciute del 16,8 per cento. La decisa ripresa ha permesso all’export regionale di superare il livello pre-pandemia, di poco più del 10 per cento a prezzi correnti e del 6 a prezzi costanti. Sono salite notevolmente le esportazioni della moda (27 per cento), della meccanica (27,9), dei mezzi di trasporto (38,9) e della gioielleria e oreficeria (77,6). Solo nella moda il valore delle vendite all’estero è rimasto inferiore a quello del 2019 (-3,8 per cento). Le esportazioni di prodotti alimentari, bevande e tabacco e della farmaceutica, che erano cresciute anche nel 2020, hanno registrato aumenti più contenuti.

Tra le destinazioni extra UE i forti incrementi verso Stati Uniti e Cina, principalmente nella farmaceutica e nella meccanica, hanno più che compensato il lieve calo in Svizzera e quello più intenso nel Regno Unito, sui quali ha gravato la dinamica dei metalli preziosi e nel secondo caso anche una flessione nelle vendite di prodotti di abbigliamento e della pelletteria. Tra i paesi dell’Unione europea quelli che hanno fornito i principali contributi alla crescita sono stati Germania, Spagna e Francia, i cui acquisti di merci toscane sono stati trainati rispettivamente da quelli di metalli preziosi, di prodotti chimici e in pelle.

Nel primo trimestre dell’anno in corso le esportazioni toscane sono cresciute dell’11,8 per cento a prezzi correnti e del 4,6 a prezzi costanti. Per il complesso dell’anno nostre elaborazioni su previsioni dell’FMI stimano una crescita di circa il 5 per cento della domanda potenziale rivolta alla regione.

Il conflitto in Ucraina e le sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia dovrebbero avere un impatto diretto limitato sulle esportazioni regionali. Nel 2021 le vendite della Toscana verso questi paesi rappresentavano l’1,1 per cento del totale delle esportazioni regionali.

Sardegna

Nel 2021 le esportazioni sono cresciute del 63,4 per cento a prezzi correnti, dopo il netto calo registrato nell’anno precedente. Nonostante questo recupero il valore degli scambi con l’estero si collocava ancora leggermente al di sotto dei livelli osservati prima dell’inizio della pandemia.

L’incremento è dipeso soprattutto dalle vendite all’estero dei prodotti petroliferi raffinati, che pesano per oltre i tre quarti sul totale delle esportazioni regionali. Dopo essersi ridotta marcatamente nella fase più acuta della pandemia, la domanda estera di carburanti è cresciuta del 75 per cento in termini nominali rispetto al 2020.

Al netto del settore petrolifero, il valore delle vendite è aumentato pressoché in tutte le principali produzioni: prodotti in metallo, chimica e lavorazioni alimentari, principalmente quelle lattiero casearie.

Nei prossimi mesi la dinamica delle vendite all’estero risentirebbe in maniera contenuta delle conseguenze del conflitto: le esportazioni verso il mercato russo, ucraino e bielorusso nel 2019 rappresentavano infatti poco più dello 0,6 per cento del complesso degli scambi regionali in termini nominali.

Per quanto riguarda le importazioni tuttavia il peso dei mercati interessati dal conflitto è pari al 6,5 per cento del totale degli acquisti dall’estero (4,4 per cento in Italia), per l’elevata quota di approvvigionamento di carbone destinato alla produzione di energia elettrica, di prodotti petroliferi raffinati e di materie prime agricole per le lavorazioni alimentari.

Sicilia

Nel 2021 le esportazioni di merci siciliane sono aumentate del 38,8 per cento a prezzi correnti, più che compensando il calo del 2020. La crescita è stata trainata, per circa otto decimi, dal settore petrolifero le cui vendite in valore si sono progressivamente riavvicinate ai livelli pre-pandemici, sostenute dall’incremento dei prezzi (le quantità esportate sono aumentate solo del 3,8 per cento).

Nel complesso dei settori non petroliferi, le esportazioni sono cresciute del 12,9 per cento a prezzi correnti (-2,8 nel 2020). Le vendite all’estero dei tre maggiori comparti di specializzazione regionale (agroalimentare, chimica ed elettronica), che insieme rappresentano il 65 per cento dell’export non-oil, sono aumentate a tassi simili e leggermente inferiori al 15 per cento.

Il conflitto in Ucraina e le sanzioni adottate verso la Russia e la Bielorussia dovrebbero avere un impatto limitato sulle esportazioni: nel 2021 le vendite della Sicilia verso questi paesi rappresentavano l’1,3 per cento del totale (il 2,0 in Italia).

Umbria

Nel 2021 le esportazioni regionali a prezzi correnti sono marcatamente cresciute (23,4 per cento), tornando su livelli superiori a quelli registrati prima della pandemia. L’aumento si è intensificato a partire dal secondo trimestre dell’anno e ha riflesso principalmente la dinamica delle vendite di metalli, macchinari e mezzi di trasporto. Dopo due anni di calo, anche l’agroalimentare è tornato a fornire un contributo positivo alle vendite all’estero. Nel comparto dell’abbigliamento l’export ha invece registrato un’ulteriore riduzione, anche se di modesta entità.

Nel primo trimestre del 2022 l’espansione delle esportazioni è proseguita a ritmi sostenuti. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente l’incremento, depurato dal marcato impatto della dinamica dei prezzi, è stato del 13,5 per cento (35,4 a valori correnti).

L’andamento dell’export potrebbe risentire dell’impatto del conflitto in Ucraina, dato che nel 2021 le vendite dell’Umbria verso questi tre paesi rappresentavano il 3,1 per cento del totale delle esportazioni, una quota molto superiore a quella registrata in Italia (2). Il settore maggiormente esposto è quello dell’abbigliamento, che vi ha destinato il 14,1 per cento dell’export totale (4,5 nella media italiana).

Veneto

Nel 2021 le esportazioni del Veneto di beni valutate a prezzi correnti sono aumentate del 16,7 per cento rispetto all’anno precedente  e del 7,8 rispetto al 2019, in linea con la media italiana. L’aumento a prezzi correnti rispetto ai livelli pre-pandemici è stato più intenso nella UE, e in particolare nei primi due mercati (Germania e Francia), che nei paesi esterni all’Unione. A fronte di un andamento positivo negli Stati Uniti, le vendite in Asia e, soprattutto, nel Regno Unito sono risultate ancora inferiori rispetto a quelle registrate nel 2019. Le esportazioni a prezzi correnti hanno superato i livelli pre-pandemici in tutti i principali settori, tranne quelli dei mezzi di trasporto e delle pelli e calzature.

Nel primo trimestre del 2022 le esportazioni regionali sono aumentate, a prezzi correnti, del 19,9 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le esportazioni sono cresciute a ritmi sostenuti in quasi tutti i principali mercati di sbocco, soprattutto negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Germania.

Il conflitto in Ucraina e le sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia dovrebbero avere un impatto diretto relativamente contenuto sulle esportazioni regionali, anche se superiore a quello medio in Italia. Nel 2021 le vendite del Veneto verso questi tre paesi rappresentavano il 2,5 per cento del totale delle esportazioni di beni (2,0 per l’Italia).

Tra i settori maggiormente esposti: macchinari (per l’agricoltura, per la formatura dei metalli e altre macchine per impieghi speciali e generali), con quote di esportazioni verso questi paesi tra il 4 e il 5 per cento dei rispettivi totali settoriali, oltre all’abbigliamento e ai mobili.

Valle d’Aosta

Nel 2021 le vendite all’estero delle imprese valdostane sono cresciute del 28 per cento a valori correnti (18,2 nella media nazionale), raggiungendo livelli di poco superiori a quelli antecedenti la pandemia.

Le esportazioni del settore siderurgico (che rappresenta quasi i due terzi dell’export complessivo annuale), sono cresciute di circa il 50 per cento, dopo la netta flessione del 2020. Le vendite di prodotti siderurgici sono aumentate soprattutto verso la Svizzera (+ 74,5 per cento) e la Germania (+54,8 per cento).

La crescita delle esportazioni è stata marcata anche nel comparto dei macchinari, quarto settore regionale per importanza (6,1 per cento dell’export), le cui vendite sono destinate principalmente a Francia e Polonia. Di contro, l’export è calato nel settore alimentare (prevalentemente bevande) ed è rimasto stabile in quello dei mezzi di trasporto.

Nel primo trimestre del 2022 l’export ha continuato a crescere a tassi significativi (47,2 per cento a prezzi correnti, sullo stesso periodo dell’anno precedente), in modo diffuso in tutti i principali comparti di specializzazione della regione e trainato, in particolare, dal comparto metallurgico.

Il conflitto in Ucraina e le sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia avere un impatto diretto limitato sulle esportazioni regionali (nel 2021, le vendite della Valle d’Aosta verso questi paesi rappresentavano lo 0,8 per cento del totale.

Province autonome di Trento e di Bolzano

Secondo i dati dell’Istat, nel 2021 le esportazioni in valore della provincia di Trento sono cresciute del 26,2 per cento rispetto all’anno precedente. I comparti dei mezzi di trasporto e dei macchinari, che avevano registrato una forte diminuzione nel 2020, hanno contribuito a quasi la metà dell’incremento; un sostegno rilevante alla dinamica complessiva è derivato anche dagli altri settori di specializzazione, quali prodotti alimentari e legno.

Le esportazioni della provincia di Bolzano nel 2021 sono aumentate in valore di oltre il 15 per cento sia verso i paesi dell’Unione europea sia verso il resto del mondo.

La crescita ha interessato tutti i settori, inclusi quelli dei mezzi di trasporto e dei macchinari. Un significativo contributo alla crescita dell’export altoatesino è derivato dai partner commerciali di lingua tedesca (Austria, Germania e Svizzera) che forniscono un rilevante sostegno alla dinamica delle vendite all’estero della provincia anche in ragione dei comuni legami linguistici e culturali.

Nei primi tre mesi del 2022 il valore delle esportazioni è cresciuto su ritmi di poco inferiori a quelli dello stesso periodo del 2021 in entrambe le province (23 in Trentino e 12,7 in Alto Adige).

Fonte: Banca d’Italia (Le economie regionali)

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