I bisogni delle PMI per la ripresa post-Covid

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Per identificare le direttrici di ripresa delle PMI italiane nel post- Covid, Deloitte insieme al Gruppo Intesa Sanpaolo e Piccola Industria Confindustria, hanno condotto un’indagine su 6.100 PMI.

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La maggior parte delle PMI intervistate hanno fronteggiato la pandemia partendo da situazioni di liquidità e patrimonializzazione non adeguate.

Solo una parte residuale è riuscita a cogliere nuove opportunità derivanti dalla riconversione degli impianti per la produzione di prodotti «essenziali» (dispositivi di protezione individuale), o l’adozione di nuove iniziative di business.

Per la ripartenza, le aziende stanno lavorando lungo 3 direttrici.

  1. Capacità di innovare - il 56% delle PMI si concentra su una o più delle componenti della propria proposizione di business, agendo sull’ampliamento/ revisione del bacino clienti, sull’offerta e sui canali di vendita utilizzati, sulle fasi di approvvigionamento e produzione della “supply chain”, al fine di incrementare il valore percepito dal mercato. 7 aziende su 10 hanno espresso la necessità di adeguare il modello operativo anche attraverso nuove competenze con formazione o assunzioni mirate.
  2. Internazionalizzazione e diversificazione - Per un’azienda su 2 la ripresa del business parte dall’internazionalizzazione, preferendo questa leva a interventi più strutturali come investimenti in nuovi canali distributivi e in nuove tecnologie di prodotto.
  3. Scala e solidità patrimoniale: 9 aziende su 10 riconoscono la necessità di rafforzare la dimensione aziendale, con strategie di patrimonializzazione che prevedano anche operazioni straordinarie. La dimensione media d’impresa e il giusto livello di capitalizzazione diventeranno elementi chiave per le imprese interessate a garantire la solidità del proprio business nel medio-lungo termine.

L’evoluzione è parzialmente già in atto in Italia, con un indice di indebitamento medio (debiti verso terzi/ capitale proprio) calato dal 63,2% del 2009 al 52,9% del 2018. È fondamentale guardare a modelli di collaborazione e di aggregazione tra imprese per acquisire scala e competere sui mercati internazionali, attraverso operazioni di finanza straordinaria come M&A e Joint Venture da parte di operatori industriali e finanziari, ovvero rafforzando il ruolo della filiera anche con azioni di patrimonializzazione dei partecipanti facilitate dalle aziende di maggiori dimensioni.

Nonostante il 90% delle aziende dichiari che la digitalizzazione è uno dei principali driver di crescita futuri e principale elemento di vantaggio competitivo, il cambiamento che intendono perseguire nel post-Covid non parte quasi mai dalla sfera digitale.

Sia nella revisione della value proposition che del modello operativo, gli ambiti di intervento “digitale” (attivazione di nuovi canali distributivi, digitalizzazione dei processi, evoluzione tecnologica dei prodotti) sono valutati dalle PMI come meno prioritari rispetto a interventi di natura più strutturale (revisione degli spazi aziendali, ampliamento della base clienti).

Per uscire con successo da una situazione emergenziale serve una chiara visione di dove si vuole andare (“where to play”) e come si vuole giocare la partita (“how to win”), combinata a una pianificazione di medio-lungo termine.

Lo strumento che aiuta le aziende a migliorare le decisioni strategiche è l’analisi di scenario. Attraverso l’identificazione di più scenari evolutivi di medio-lungo termine e la valutazione degli impatti degli stessi su un orizzonte temporale di breve termine è possibile declinare un processo di trasformazione strutturato. Dal confronto tra come si prospetta il futuro competitivo e come vorrà posizionarsi l’azienda, si identificano le leve e le azioni da mettere in campo per assicurarsi un vantaggio sostenibile.

Fonte: Bisogni delle pmi nel post covid-19

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