I settori maggiormente esposti al rischio Brexit

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La Brexit continua ad essere uno dei fattori di incertezza più importanti dell’attuale congiuntura economica. 

I settori maggiormente esposti al rischio Brexit

In qualsiasi scenario, l’uscita dall’UE del Regno Unito comporterà quasi sicuramente un aumento delle barriere tariffarie e non tariffarie in essere e tali restrizioni potrebbero impattare in modo significativo sui settori economici maggiormente legati ai flussi commerciali con l’UE.

L’Unione Europea rappresenta, infatti, il principale partner commerciale del Regno Unito, ad esempio, nel 2018 le importazioni britanniche dall’UE sono state superiori ai 300 miliardi €. Grazie al mercato unico, infatti, gli scambi interni all’Unione hanno fin’ora beneficiato di politiche free-tariff, che si sono tradotte in una significativa integrazione dei flussi commerciali e delle catene del valore delle due aree economiche.

Sebbene risulti particolarmente complicato fare una stima dei potenziali effetti della Brexit sull’economia inglese, risulta utile mappare quei settori inglesi maggiormente dipendenti dalle esportazioni europee, per avere un’idea di quali settori potrebbero essere colpiti in misura maggiore dalla Brexit. 
Il grafico riportato di seguito permette di evidenziare i venti prodotti più esportati dall’Ue sul mercato mercato inglese. Questo ci permette di condurre un’analisi dei settori più esposti:

Settore automotive

Il primo settore da evidenziare è quello dell’automotive. Come messo in luce dal grafico, infatti, il mercato inglese importa in modo significativo sia mezzi di trasporto finiti (per trasporto persone e trasporto merci), sia componentistica per veicoli. Partner europei come Germania, Belgio e Francia, infatti, non solo si annoverano tra i principali esportatori di autoveicoli sul mercato britannico, ma risultano profondamente integrati nelle catene del valore inglesi dell’industria, data la significativa quota di esportazioni di componenti per mezzi di trasporto.

Materie prime industriali

Un secondo settore profondamente legato ai flussi commerciali con l’Unione Europea è quello delle materie prime industriali. Il Regno Unito importa, infatti, prodotti petroliferi e derivati del carbone, prodotti chimici di base organica, materie plastiche, metalli preziosi e acciaio destinati ai processi industriali interni al Paese. Anche in questo settore tra i principali partner commerciali europei spicca la Germania, seguita da Olanda e Belgio.

Settore farmaceutico

Un terzo settore caratterizzato da una forte legame con i flussi di export europei è quello dell’industria farmaceutica. Le esportazioni europee del comparto sul mercato inglese hanno conosciuto infatti una crescita molto dinamica, sostenuta dall’export di Germania e Olanda che rappresentano i principali partner commerciali del settore.

Settore ICT e agroalimentare

Completano la rassegna dei settori più esposti, i comparti di ICT e di agroalimentare.  Per il settore ICT, il Regno Unito importa dall’UE prodotti per il computer e apparecchiature per le telecomunicazioni, avendo come principale partner europeo l’Olanda. Tuttavia, per il settore il principale player sul mercato risulta essere la Cina, che potrebbe perciò guadagnare importanti spazi di mercato con la Brexit. 
Nel caso dell’industry di alimentari e bevande, Francia, Germania e Italia rappresentano i principali partner commerciali del Regno Unito. Le importazioni inglesi sono, infatti, di prodotti agroalimentari confezionati come carni, pesce, ortaggi, legumi e bevande.

I settori precedentemente elencati rappresentano, perciò, quei settori che nel breve termine potrebbero maggiormente essere colpiti dai costi di un’introduzione tariffaria a seguito di Brexit. 
A questi, tuttavia, vanno aggiunte tutte quelle industries il cui export è profondamente legato alla domanda di beni europea, che potrebbero sperimentare una riduzione significativa della proprie quote di mercato a seguito di un aumento delle tariffe.

Risulta strategico, perciò, per le PMI europee che operano con il Regno Unito prepararsi al suo recesso dall’UE, ampliando il proprio portfolio mercati esteri e impegnandosi nell’osservanza delle linee guida condivise dalla Commissione Europea.

Marzia Moccia

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