India: un Paese sempre più aperto al business grazie alla nuova rivoluzione fiscale

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L’India diventa un Paese sempre più business friendly e sempre più deciso a ritagliarsi un ruolo di rilievo nel panorama internazionale. Nell’articolo una presentazione della riforma del GST (Good and Services Tax), imposta sui beni e servizi, e i vantaggi che ne derivano per l’economia locale e il commercio internazionale.

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Il Subcontinente, già settima economia e secondo Paese più popoloso al mondo con i suoi 1.3 miliardi di abitanti, rappresenta uno dei mercati più in espansione.

Forte di una crescita del PIL che da anni supera il 7% (+7.2% nel 2014, +7.6% nel 2015 e nel 2016, con previsioni che si attestano al +7.6% per il 2017, +7.7 per il 2018 e +7.8 per il 2019), molti economisti ipotizzano un sorpasso imminente ai danni della Cina, non solo da un punto di vista demografico ma anche da un punto di vista economico.
Tale dinamicità è frutto anche delle riforme messe in campo dall’attuale Governo Modi, quanto mai deciso a rivoluzionare profondamente il sistema economico e sociale del Paese, favorendo le attività di business e aprendo sempre più il mercato locale al commercio internazionale.

Tra le riforme più importanti realizzate dal Governo Modi si colloca la recente GST (Good and Services Tax, ovvero l’imposta sui beni e servizi), destinata a segnare una svolta fondamentale nella struttura fiscale indiana. La nuova normativa entrerà definitivamente in vigore a partire dal 1° luglio 2017, dopo essere stato oggetto di un lungo iter: a seguito della prima approvazione da parte della Camera Alta del Parlamento indiano, avvenuta lo scorso 3 agosto 2016, vi sono state la creazione di un Comitato Speciale (che si è occupato durante questo periodo di apportare modifiche alla legge) e successivamente l’approvazione della maggioranza degli Stati federati Indiani, condizione necessaria per rendere effettiva la GST.

Ma cos'e’ la GST? E cosa prevede la riforma?

Innanzitutto è opportuno fare un’importante premessa: l’attuale sistema impositivo indiano cambia da Stato a Stato, provocando notevoli rallentamenti per l’interscambio commerciale e il pagamento di diverse imposte. La GST (che è un’imposta sui consumi applicata a beni e servizi nel momento in cui avviene il consumo finale) è invece una tassa unica più bassa, che andrà a sostituire tutte le imposte indirette, statali e centrali attualmente esistenti: il grande obiettivo di questa ambiziosa e rivoluzionaria riforma è quello di uniformare e semplificare il complesso sistema fiscale indiano, riducendo le barriere del commercio inter-statale e creando, di fatto, un mercato nazionale comune.

Il cambiamento riguarda dunque il principio attraverso cui si applica l’imposta. A differenza del precedente regime fiscale, il principio di origine viene sostituito da quello di destinazione. 

A seguire una tabella riepilogativa dell’applicazione della nuova tassa:

Tipologia di transazioneBeniServizi
Intra-statale (all’interno dello stesso Stato)SGST + CGST  SGST + CGST
Inter-statale (da uno Stato all’altro, ad esempio dal Gujarat al Maharashtra) IGST + 1% Tassa AddizionaleIGST + 1% Tassa Addizionale

Legenda:
SGST = State Goods and Services tax
CGST = Central Goods and Services tax
IGST = Integrated Goods and Services tax

Per quanto riguarda la strutturazione delle aliquote d’imposta, il Governo centrale di New Delhi e i rispettivi Governi statali indiani, attraverso il lavoro svolto dal Comitato speciale per la GST, hanno raggiunto un accordo che prevede:

  • un tasso del 5% per le forniture speciali;
  • un tasso che varia tra il 12% e il 18% per beni e servizi (il Governo sta attualmente valutando le differenti categorie di beni e servizi); 
  • un tasso del 28% per i beni attualmente tassati ad una soglia superiore al 30%. 

Quali sono i vantaggi della GST?

Diverse le ripercussioni positive derivanti dall’implementazione della riforma:

  • si eliminerà il cosiddetto “effetto a cascata” della tassazione, evitando di pagare imposte su imposte;
  • sarà più semplice effettuare transazioni commerciali;
  • si dovrebbe generare una riduzione dei prezzi, un aumento dei consumi e dell’occupazione, con una conseguente crescita dell’economia;
  • l’uniformità delle procedure consentirà di ridurre i costi e la burocrazia, aumentare l’efficienza e migliorare il funzionamento della macchina statale;
  • cancellando la doppia imposizione tra Stati, sarà garantita una maggiore trasparenza;
  • l’intero settore manifatturiero e quello dei servizi avranno importanti benefici.

L’India mette a segno un ulteriore colpo nell’ambito dell’ammodernamento del proprio sistema economico e lancia un ulteriore segnale a livello globale: sebbene il mercato presenti ancora complessità ed ostacoli da rimuovere, tutto lascia presupporre che la nuova riforma contribuirà notevolmente a rendere il Subcontinente sempre più appetibile agli occhi di imprenditori, investitori ed economisti e di tutto il mondo.  

Alessandro Fichera

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