Indice PMI settore manifatturiero Eurozona, marzo 2022

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L'indice PMI del manifatturiero dell’Eurozona, a marzo, scende a 56.5 (era 58.2 a febbraio) a causa dell'inflazione e delle tensioni geopolitiche crescenti.

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Alla fine del primo trimestre, il settore manifatturiero dell'eurozona ha registrato un altro rallentamento dell'Indice principale PMI che è crollato al livello minimo in 14 mesi.

La crisi in Ucraina, l'intensificarsi della pressione sulle catene di distribuzione, l'aumento delle infezioni da Covid‐19 in Cina hanno avuto un notevole impatto sull'ottimismo delle aziende e stanno provocando l'allungamento dei tempi medi di consegna. Da dicembre la prestazione dei fornitori ha indicato il peggioramento maggiore, ponendo fine al periodo di quattro mesi di alleggerimento della pressione sulla catena di distribuzione.

Inoltre l'aumento dei costi delle materie prime, del carburante e dell'energia, accelera di nuovo a marzo l'inflazione dei prezzi di acquisto e raggiunge il livello massimo in quattro mesi. Il tasso generale di incremento dei costi di acquisto è stato tra i più veloci osservati nella storia dell'indagine.

Classifica PMI® Manifatturiero per paese marzo

  • Irlanda 59.4 massimo in 2 mesi
  • Austria 59.3 massimo in 2 mesi
  • Paesi Bassi 58.4 minimo in 15 mesi
  • Germania 56.9 minimo in 18 mesi
  • Italia 55.8 minimo in 14 mesi
  • Francia 54.7 minimo in 5 mesi
  • Grecia 54.6 minimo in 11 mesi
  • Spagna 54.2 minimo in 13 mesi

I nuovi ordini hanno riportato una forte crescita alla fine del primo trimestre, anche se con una notevole perdita di vigore per le crescenti tensioni geopolitiche che hanno fatto aumentare l'incertezza.

La domanda estera è diminuita a marzo per la prima volta da giugno 2020, rispecchiando la riduzione dei nuovi ordini ricevuti dai clienti esteri.

Secondo i dati raccolti, il commercio intra‐europeo è stato particolarmente colpito dalla guerra in Ucraina. Chris Williamson, Chief Business Economist presso S&P Global, ha commentato:  "Mentre l'impulso alla domanda, dovuto al nuovo allentamento delle misure restrittive anti Covid‐19, ha contribuito ad assicurare la sostenuta espansione degli ordini e della produzione di marzo, i tassi di crescita sono diminuiti notevolmente a causa delle sanzioni, dell'aumento dei costi energetici e dei vincoli di fornitura collegati alla guerra. L'ottimismo delle aziende del settore manifatturiero si è ridotto, presagendo una possibile contrazione    nel secondo trimestre, aggravando il rischio che il settore possa scivolare in una nuova recessione".

Fonte: S&P Global PMI® Settore Manifatturiero Eurozona

Meccanica italiana: produzione a rischio

ANIMA Confindustria il 28 marzo ha diffuso una nota secondo cui la componentistica meccanica rischia di non poter continuare a produrre, con l’erosione dei margini che ha caratterizzato l’ultima fase del 2021 e il continuo aumento dei costi di produzione.

Essendo un’industria di trasformazione, la meccanica si trova a metà della catena di fornitura e quindi stretta in una morsa. Il rincaro energetico ha raddoppiato le bollette delle imprese, ma allo stesso tempo ha comportato una difficoltà a reperire i materiali, a causa dei rallentamenti o delle chiusure di imprese che stanno a monte della filiera.

La conseguenza è l’esplosione di una voce di costo - le materie prime - che per i settori Anima incide circa per il 50% sul valore del prodotto finale. Bramme e lamiere, fondamentali per le attività delle aziende della meccanica, hanno subito aumenti superiori all’80% nel giro di poche settimane. I costi dei noli marittimi sono aumentati del +500%-800% in un anno a seconda delle tratte e la meccanica italiana esporta il 57,1% dei propri prodotti.

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