Iran: accordo sul nucleare e le sanzioni economiche

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Il 14 luglio 2015 a Vienna, i Paesi del gruppo E3/UE+3 (Cina, Federazione Russa, Stati Uniti Francia, Germania e Regno Unito, l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la PESC) hanno sottoscritto con la Repubblica Islamica dell’Iran un Piano di azione comune globale (Joint Comprehensive Plan of Action - JCPOA), volto a risolvere la questione nucleare iraniana e a normalizzare le relazioni tra Teheran e la comunità internazionale.

Iran: accordo sul nucleare e le sanzioni economiche

Il JCPOA prevede che, entro sei mesi, l’Iran ponga in essere una serie di adempimenti volti alla limitazione del programma nucleare, che dovranno essere verificati e certificati da parte della International Atomic Energy Agency (IAEA). Qualora questo processo si concluda positivamente, verranno progressivamente eliminate le sanzioni imposte tutt’ora dalle Nazioni Unite, dall’UE e dagli Stati Uniti, con alcune eccezioni riguardanti gli armamenti, i beni dual-use e il  settore nucleare.

In questa fase di attesa degli adempimenti iraniani e delle verifiche internazionali, con Decisione (PESC) 2015/1148 del Consiglio del 14 luglio 2015 che modifica la decisione 2010/413/PESC, concernente misure restrittive nei confronti dell'Iran, l’Unione Europea ha prorogato le attuali misure restrittive di ulteriori sei mesi, fino al 14 gennaio 2016.

L’eliminazione progressiva delle sanzioni internazionali imposte all’Iran negli ultimi anni è prevista in cambio di una limitazione del programma nucleare iraniano (qui il testo completo dell’accordo). In termini pratici, la capacità iraniana di sviluppare un’arma nucleare è stata molto ridotta per almeno i prossimi 10-15 anni. In compenso l’Iran potrà ricominciare a commerciare il petrolio e altri beni e potrà usufruire dei molti fondi che gli erano stati bloccati con l’imposizione delle sanzioni.

Si tratta del sistema sanzionatorio che riguarda sia gli scambi di gas e petrolio e le transazioni finanziarie, sia l’acquisto di armi (qui una sintesi di tutte le sanzioni all’Iran). Sanzioni imposte – in momenti diversi – da Stati Uniti, Nazioni Unite e Unione Europea. Le sanzioni economiche e finanziarie saranno eliminate in tempi brevi  (comunque non prima di 6 mesi come vedremo), mentre l’embargo sulle armi sarà attivo ancora per 5 anni e le sanzioni per lo sviluppo di missili per 8 anni.

L’intesa: punti chiave

I punti chiave dell’intesa sono:

  • uranio e centrifughe: l’ Iran ridurrà il numero delle centrifughe per arricchire l’uranio;
  • ispezioni nei siti: le ispezioni nei siti non saranno automatiche né immediate. Teheran potrà appellarsi a un tavolo arbitrale;
  • revoca alle sanzioni: se l’Iran rispetterà l’accordo (e dopo verifica dell’ Aiea) verranno tolte le sanzioni Onu, Usa e Ue. Teheran potrà tornare a vendere petrolio. Resterà invece l’embargo sulle armi.

Il quadro quindi è ancora molto fluido e bisogna aspettare per dare un giudizio. Il testo dell’accordo è scritto volutamente in modo da non costringere, soprattutto la parte occidentale, ad un’ adesione completa e definitiva alle concessioni fatte agli iraniani.
In pratica, visto che la valutazione del fatto che gli iraniani attuino o meno i punti dell’accordo è prerogativa degli stessi paesi che hanno firmato l’intesa, nulla potrebbe impedire ad un futuro governo americano di ritenere l’Iran come trasgressore, sancendo quindi unilateralmente la fine dell’adesione USA all’accordo di Vienna.  

I rapporti tra Italia e Iran

Certamente l'Italia torna a puntare sull'Iran dopo gli accordi di Vienna; l'Italia, infatti, guarda con grande interesse all'Iran e vuole rafforzare il proprio ruolo. Anche l’Iran si aspetta di attrarre investimenti nel lungo termine e di rappresentare un Paese manifatturiero vocato all'export. (Lo ha affermato il ministro iraniano dell'Industria, delle attività minerarie e del commercio, Mohammad Reza Nematzadeh, durante il suo intervento alla cerimonia ufficiale per il National Day dell'Iran a Expo Milano 2015).

Gli scambi economici tra Italia e Iran, sulla base dei dati Eurostat, hanno raggiunto 407,761 milioni di euro nel primo trimestre del 2015 e la cessazione del quadro sanzionatorio potrebbe portare a un incremento dell’export italiano nel paese di quasi 3 €/mld nel quadriennio 2015-2018. Se l’export italiano riuscisse a riproporre una crescita simile a quella osservata nel periodo pre-sanzioni (2000-2005), si raggiungerebbe infatti un livello di esportazioni superiore a 2,5 €/mld nel 2018, tornando a un livello appena superiore al picco pre-sanzioni raggiunto nel 2005.

Proiezione export italiano al 2018 (dati in €/mln)


L’impatto più rilevante del sistema sanzionatorio si è avuto a fine 2011, quando l’inasprimento delle sanzioni ha fatto crollare gli scambi tra Italia e Iran, passati da 7,2 €/mld a 1,6 €/mld nel 2014. La composizione dell’export verso il Paese rimane stabile con la meccanica strumentale che resta il settore più rilevante, con un peso di circa il 58% nel 2014.


Composizione dell’export italiano (in % sul totale 2014) 



Conclusioni

I presupposti di un miglioramento delle relazioni economico-diplomatiche ci sono tutti. Tuttavia è giusto evidenziare che l’impianto sanzionatorio definito dal regolamento (UE) n. 267/2012 rimane intatto, così come modificato a seguito delle misure di alleggerimento già adottate in esecuzione del Joint Plan of Action (JPoA) concordato a Ginevra il 24 novembre 2013. 
In sintesi e fino a revoca completa delle sanzioni, le imprese che intendono operare con controparti Iraniane e/o con destinazione Iran dovranno effettuare:

  • Il Controllo dei prodotti venduti, esportati e riesportati (articoli militari, beni a duplice uso)
  • Il Controllo dei Paesi di destinazione (sanzioni, embarghi)
  • Il Controllo delle controparti e dei destinatari (incluse entità) coinvolti

Pertanto, ancora oggi, prima di intraprendere attività commerciali l’impresa esportatrice dovrà effettuare un’attenta verifica se i prodotti oggetto delle transazioni commerciali rientrano tra quelli per i quali è vietata l’esportazione. 

In conclusione si ricorda che sono vietati all’esportazione:

  • i beni a duplice uso; 
  • i beni connessi con l’arricchimento, il ritrattamento o l’acqua pesante e lo sviluppo di sistemi di lancio di armi nucleari; 
  • i beni utilizzabili per la repressione interna;
  • i beni destinati al settore petrolifero e del gas naturale 

Giuseppe De Marinis

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