L’export italiano tiene ma il passo rallenta

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In questo Interim Report SACE SIMEST aggiorna le previsioni sull’export italiano elaborate, in collaborazione con Oxford Economics, nel Rapporto Export pubblicato lo scorso maggio. L’obiettivo è quello di riflettere al meglio i mutamenti del contesto internazionale e, in questo caso in particolare, gli effetti delle continue tensioni politiche e economiche sugli scambi globali.

L’export italiano tiene ma il passo rallenta

Il quadro internazionale continua a essere caratterizzato da tensioni politiche ed economiche. In particolare, l’inasprimento della politica commerciale dell’Amministrazione Trump alimenta tensioni protezionistiche su più fronti e accentua l’incertezza globale.

Oltre all’ormai “storico” fronte aperto con la Cina, Washington ha aggiunto anche quello con l’Unione Europea e, di conseguenza, con l’Italia. I recenti dazi introdotti dagli Stati Uniti con il placet dell’OMC sui prodotti europei a seguito della controversia Airbus-Boeing impattano in misura modesta sul nostro export complessivo, ma alcuni specifici prodotti (e le imprese del comparto) ne sono significativamente colpiti. Pende intanto la minaccia di dazi americani aggiuntivi sul comparto automotive europeo.

SACE SIMEST ha rivisto al ribasso le previsioni per l’export italiano di beni al 3,2% nel 2019, solo lievemente ridimensionate rispetto al 3,4% stimato a maggio scorso. Questo risultato può essere raggiungibile, nonostante il peggioramento del quadro globale, anche alla luce della positiva dinamica del nostro export registrata nei primi nove mesi dell’anno, avanzato del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (la variazione sarebbe del 3% se non si tenesse in conto la recente revisione dell’Istat per i dati del 2018). Ritmi di crescita superiori a quelli relativi al commercio internazionale, che potrebbero quindi tradursi in un rafforzamento della quota di mercato dell’Italia all’estero al 2,9%.

La crescita delle esportazioni italiane di beni è prevista proseguire anche nel 2020, con un aumento del 2,8%. Il ritmo inferiore a quello dell’anno in corso è il riflesso di un contesto globale ancora caratterizzato da incertezza. Inoltre, il contributo positivo apportato da alcuni Paesi (ad esempio gli Stati Uniti) e settori (ad esempio la farmaceutica) negli ultimi anni, pur se previsto continuare, potrebbe fisiologicamente attenuarsi dopo anni di crescita a tassi particolarmente elevati.

Per il biennio 2021-22 le nostre vendite di beni all’estero dovrebbero accelerare il passo fino al 3,7%, nella media dei due anni. Lo scenario alla base delle previsioni ipotizza infatti un progressivo miglioramento del contesto macroeconomico internazionale, con un conseguente beneficio per l’attività delle nostre imprese all’estero.

A livello settoriale, una maggiore spinta per l’export italiano potrà scaturire dai beni di investimento già dal 2020, sfruttando l’attesa maggiore dinamicità rispetto al 2019 della domanda a livello globale. La performance dei beni intermedi, dei beni di consumo e dei beni agro-alimentari è prevista continuare ad essere positiva nei prossimi anni, sebbene nei tassi di crescita del 2020 potrà evidenziarsi un effetto-base di ridimensionamento rispetto all’ottima dinamica registrata dai tre raggruppamenti nel corso di quest’anno.

In termini di mercati, le opportunità andranno colte a ogni latitudine, tenendo conto delle evoluzioni di mercato e talvolta di specifici segmenti e prodotti. Tra i Paesi più promettenti vi sono diverse geografie asiatiche, tra cui Cina, Giappone, India, Malesia e Vietnam, ma anche alcune economie del Nord Africa, come il Marocco. In America Latina, nuove occasioni di business potranno emergere in Perù; in Medio Oriente, occorrerà intercettare la domanda proveniente dal Qatar; tra i Paesi dell’area CSI, l’Ucraina potrebbe rivelarsi una sorpresa; nell’Europa dell’Est infine, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria potrebbero regalare ancora soddisfazioni agli esportatori italiani.

L’attesa performance delle nostre vendite di beni all’estero si colloca nella tendenza positiva osservata negli ultimi anni, che ha visto l’export costituire uno dei principali driver della crescita economica nazionale. Ci sono quindi le premesse affinché il rapporto tra le esportazioni complessive di beni e servizi e il Pil italiano possa continuare a crescere, superando quota 33% già nel 2019. Un ulteriore slancio può scaturire da maggiori sforzi a livello di sistema lungo alcune direttrici strategiche in favore delle imprese italiane, come ad esempio (i) maggiore conoscenza delle opportunità nei mercati esteri, anche al di là dei confini europei strutturalmente presidiati; (ii) crescita del numero delle imprese esportatrici, soprattutto di piccole e medie dimensioni e localizzate su tutto il territorio nazionale; (iii) aumento del valore medio unitario dei beni esportati e maggiore continuità delle attività all’estero; e (iv) rafforzamento della presenza delle imprese italiane all’estero, attraverso processi di internazionalizzazione che puntino ad un maggior presidio dei mercati locali, utile anche nell’attuale congiuntura di inasprimento delle misure protezionistiche.

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A cura di Ufficio Studi Sace

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