La crisi dei semiconduttori

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La domanda globale di semiconduttori nel 2021 è cresciuta del +26%, ma non è accompagnata da un incremento tempestivo dell’offerta, con conseguenze su tempi di consegna e aumenti nei prezzi.

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I semiconduttori sono utilizzati per realizzare i chip nei settori a più alta intensità tecnologica quali le comunicazioni, l'informatica, la sanità e i trasporti.

Secondo il Brief di Cdp, la filiera produttiva è caratterizzata da specializzazione, concentrazione e forte interdipendenza tra i Paesi produttori. Questa struttura determina significative criticità in caso di tensioni commerciali e geopolitiche.

Se gli Stati Uniti sono leader del comparto (38% della produzione globale), negli ultimi anni si è visto un ruolo crescente dei Paesi asiatici, in particolare Cina, Taiwan, Corea del Sud e Giappone.

L’attuale crisi globale dei semiconduttori è un fenomeno iniziato già da alcuni anni con la guerra tecnologica USA-Cina, snodo cruciale della più ampia competizione per la supremazia tecnologica mondiale, accelerata dalla pandemia.  Oltre alle questioni geopolitiche, l’eccesso di domanda di semiconduttori è stato l’effetto congiunto di:

  • fattori strutturali (l’accelerazione del 5G, l’elettrificazione delle auto e la diffusione dell’Internet delle Cose)
  • fattori congiunturali (l’aumento di domanda di tecnologia registrato con la pandemia e il conflitto russo-ucraino, che tramite diversi canali minaccia le catene di fornitura).

Da un lato, i chip sono parte dell’insieme di beni oggetto di sanzioni da parte degli Stati Uniti; dall’altro, Russia e Ucraina sono fornitori di gas chimici come il C4F6 e il neon, fondamentali per i processi produttivi nella filiera dei semiconduttori.

L’Europa rappresenta il 20% del fabbisogno mondiale di semiconduttori, ma realizza solo il 10% della produzione, con una dipendenza elevata da forniture estere.

L’UE ha adottato lo European Chips Act per raddoppiare la capacità produttiva dell’Unione. Intel ha annunciato un piano di investimenti decennale da 80 miliardi di euro, da realizzare lungo l'intera catena del valore dei semiconduttori europea.

L’Italia è presente nel settore della microelettronica con l’italo-francese STMicroelectronics (primo produttore europeo) e con circa 1.900 imprese attive, che contano quasi 36mila addetti e circa 6,2 miliardi di euro di fatturato. Anche nel nostro paese il settore è molto concentrato: le 17 imprese con produzione sopra i 50 milioni di euro valgono oltre il 50% del mercato nazionale.

La capacità produttiva italiana su queste produzioni così specifiche è cresciuta in volume del 32% tra 2015 e 2020 e del 20% in valore, a fronte di una crescita del fatturato globale del 31% nello stesso periodo.

Il Governo italiano a beneficio del settore ha stanziato nel PNRR 1,1 miliardi di euro e, attraverso un fondo istituito presso il MISE, una dotazione di 150 milioni per il 2022 e 500 milioni all’anno dal 2023 al 2030.

Sono due le linee di intervento previste dal PNRR:

  1. Innovazioni e tecnologia della microelettronica (M1.C2 - Inv. 2), che prevede risorse per 340 milioni di euro, finalizzate a sostenere la realizzazione di opere civili, impianti e attrezzature avanzate che consentano la produzione di materiali e componenti innovativi nel campo della microelettronica
  2. Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione (M1.C2 – Inv 5.2), che mette a disposizione 750 milioni di euro per finanziare investimenti strategici, innovativi e progetti di filiera che prevedono, tra i beneficiari, anche la filiera della microelettronica e dei semiconduttori.

Il DL 1° marzo 2022 n. 17, all’Art. 23 istituisce un fondo nello stato di previsione del MISE “al fine di promuovere la ricerca, lo sviluppo della tecnologia dei microprocessori e l’investimento in nuove applicazioni industriali di tecnologie innovative, anche tramite la riconversione di siti industriali esistenti e l’insediamento di nuovi stabilimenti nel territorio nazionale”.

Questi interventi sono coerenti con il ruolo strategico che il settore ricopre per lo sviluppo di una moltitudine di settori della manifattura e dei servizi. Un’inadeguata capacità produttiva domestica, o un poco efficace inserimento nell’ambito della strategia europea, potrebbero limitare il potenziale di crescita strutturale di tutta l’economia nazionale.

Fonte: Cdp (Brief La crisi dei semiconduttori)

Il documento è stato coordinato da Andrea Montanino e Simona Camerano e predisposto da: Alberto Carriero, Massimo Rodà e Carlo Valdes. I dati si riferiscono alle informazioni disponibili al 29 marzo 2022.

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