Le imprese di biotecnologie in Italia

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L’industria biotecnologica italiana si caratterizza per una forte intensità di ricerca e sviluppo con punte di eccellenza in tutti i settori di applicazione delle biotecnologie.

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Le biotecnologie sono una delle “tecnologie abilitanti” e sono caratterizzate da elevate intensità di conoscenza e R&S, cicli di innovazione rapidi e personale altamente qualificato. Essendo un settore “science-based” è fortemente dipendente dagli sviluppi nella base scientifica di riferimento e richiede competenze e investimenti in R&S interni.

Dai dati del Rapporto realizzato da Federchimica Assobiotec ed ENEA, le biotecnologie hanno resistito all’impatto della pandemia in tutti gli ambiti di applicazione registrando complessivamente nel 2020 un calo del fatturato del 5% rispetto al 2019 (meno della metà del calo registrato dall’industria italiana).

Il comparto delle biotecnologie si conferma un motore dell’innovazione nazionale, contribuendo a oltre il 5% della R&S dell’intero manifatturiero.

La raccolta del capitale necessario per le attività delle imprese attive nelle biotecnologie in Italia, proviene prevalentemente dalle risorse messe a disposizione dalla proprietà: sotto forma di conferimenti di capitale da parte dei soci, di utili non distribuiti o di ammortamenti e accantonamenti in funzione della struttura e della dimensione dell’impresa. Tra il 2017 e il 2020, si conferma la crescita delle società finanziate da Business Angel e Venture Capital (circa il 4% e il 6% rispettivamente nel 2020).

Il ruolo delle sovvenzioni e dei contributi a fondo perduto resta molto importante e sempre più imprese dichiarano di beneficiarne (nel 2020 oltre il 30%), in prevalenza di dimensioni medio grandi e attive nelle applicazioni per la salute umana.

Relativamente alla distribuzione per settore di applicazione prevalente, anche se le imprese della salute umana rappresentano la quota maggioritaria delle imprese biotecnologiche italiane (48,5%), si conferma la progressiva crescita fra il 2014 e il 2021 della quota delle imprese che hanno come applicazione prevalente le biotecnologie industriali (+29%) e di quelle per agricoltura e zootecnia (+34,5%).

Salute dell’uomo

Questo comparto è composto dalle aziende che utilizzano moderni metodi biotecnologici per la ricerca, lo sviluppo e la produzione di prodotti per la diagnosi, la cura e la prevenzione delle malattie (farmaci, nuove terapie, vaccini, sistemi diagnostici, pharming molecolare).

In meno di 40 anni le applicazioni biotech in medicina sono passate dalla produzione di proteine terapeutiche all’ingegnerizzazione di tessuti, alla messa a punto di diagnostici ultraveloci che sfruttano l’intelligenza artificiale.

Il fatturato complessivo delle imprese impegnate in area salute supera i 7,5 miliardi di euro. Per il 2020 il comparto salute ha generato una quota preponderante del fatturato totale considerato (75%), a fronte di più alti investimenti (88%) e di una maggiore quota di addetti (74%) impiegati in R&S biotech rispetto alle imprese con altri campi di applicazione prevalente.

Fra il 2014 e il 2020 a livello di trend del fatturato il dato più interessante è l’incremento del 158% che riguarda le imprese dedicate alla R&S biotech a capitale italiano.

In Europa, nell’ambito della ricerca clinica, la percentuale di progetti dedicati alle malattie rare rispetto al totale, è più alta in Italia (46% per il 2021), rispetto a Germania (39%), Francia (38%) e Belgio (36%).

Industria e ambiente

Le biotecnologie industriali utilizzano cellule - lieviti, muffe, batteri, piante - ed enzimi per dare vita a prodotti bio-based (bio-plastiche, materiali biologici per l’edilizia, cosmetici, bio-fuel).

Grazie alle biotecnologie industriali i prodotti  hanno una maggiore efficienza in termini di costi e sostenibilità ambientale, sono più facilmente biodegradabili, richiedono un minor consumo di acqua e fonti fossili, creano meno rifiuti durante il proprio ciclo produttivo.

I campi di applicazione sono numerosi: si va dalle biotrasformazioni mediante catalisi enzimatica per la riqualificazione di processi industriali tradizionali, alla preparazione di composti chimici per fermentazione, dalla produzione di bio-plastiche al biorisanamento e alla diagnostica ambientale, dalla produzione di bioenergia al restauro e conservazione del patrimonio artistico, fino alla progettazione di nuovi tessuti per l’industria dell’abbigliamento.

L’applicazione di queste tecniche può permettere di innovare settori maturi come quelli delle materie prime, della produzione di energia e intermedi, aderendo ai principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale che sono propri della Bioeconomia.

Il fatturato del settore supera gli 1,7 miliardi di euro, in lieve contrazione rispetto all’anno precedente. 

Agricoltura e zootecnia

La produzione di bio-agrofarmaci, biostimolanti e biofertilizzanti, le attività di miglioramento genetico (breeding) di varietà vegetali, sono tutte aree destinate a fornire soluzioni biotecnologiche ai rispettivi comparti produttivi agro-zootecnici, sempre più attenti a sistemi innovativi e sostenibili.

La ricerca pubblica italiana ha un profilo di eccellenza per quanto riguarda le biotecnologie applicate al miglioramento genetico vegetale (Plant Breeding Innovation). La disponibilità di queste informazioni sul genoma delle colture rappresenta la base sulla quale valorizzare anche la biodiversità locale, dando risposta alle esigenze di una agricoltura specializzata e diversificata come quella italiana.

Lo sviluppo di programmi di miglioramento genetico basata sulle biotecnologie può consentire di sviluppare ricerca al fine di capitalizzare i risultati ottenuti attraverso il sequenziamento dei genomi di molte specie importanti per il Paese, costituire nuovi genotipi rispondenti alle necessità delle tante agricolture del Paese (anche per la salvaguardia delle produzioni locali e tipiche) e superare una forte dipendenza dall’approvvigionamento di materiali genetici dall’estero, anche attraverso la valorizzazione della agro-biodiversità (genotipi locali).

Per il 2020 il fatturato del settore sfiora gli 800 milioni di euro. Il fatturato delle imprese biotech dedicate e a capitale italiano è aumentato dell’86% rispetto al 2015.

Fonte: Il rapporto sulle imprese di biotecnologie in Italia 2022 (Federchimica Assobiotec ed ENEA)

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