L’Italia guarda oltre il Sahara

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Con una crescita media del Pil superiore al 5% annuo, un’abbondanza di materie prime e una popolazione di circa 820 milioni di persone, che nel 2017 arriverà a quota 950 milioni, l’Africa subsahariana offre all’imprenditore italiano significative opportunità di investimento e sviluppo. 

L’Italia guarda oltre il Sahara

La crisi economica e il clima di incertezza generato dalla ‘primavera araba’ nei paesi del Nord Africa, partner economici più abituali per l’Italia, hanno riacceso l’interesse per l’area subsahariana del continente.

La maggior parte dei paesi di quest’area sta attuando imponenti programmi di costruzione e  ammodernamento delle opere civili (autostrade, aeroporti, scuole, ospedali, centri commerciali, ecc.) e razionalizzando lo sfruttamento delle risorse naturali. Questo spiega come mai l’industria italiana oggi presente in loco appartenga soprattutto al settore degli idrocarburi e a quello delle costruzioni e infrastrutture.

Escludendo il Sudafrica, che è un interlocutore economico a sé ed è luogo di investimenti per una cinquantina fra i più grossi nomi dell’industria italiana, le nostre aziende attive nell’Africa subsahariana sono più di 200.

Una cifra, approssimata per difetto, che include le grandi imprese e i campioni nazionali delle costruzioni e degli idrocarburi, ma alla quale andrebbero aggiunte le piccole e medie aziende – autonome o più spesso inserite nella catena di subfornitura – che vengono citate in alcuni report di Infomercatiesteri.it:

  • il Ghana, con 70 pmi locali a capitale italiano e misto operanti nelle costruzioni, nell’agroalimentare e nel legname
  • il Mozambico, con numerose piccole-medie imprese attive in tutti in principali settori di punta del Paese
  • l’Uganda, che vede impegnata nel turismo, nella ristorazione, nella meccanica e falegnameria e genericamente in attività commerciali circa una trentina di operatori
  • infine la Nigeria, dove più di un centinaio di piccole imprese lavora in prevalenza nelle costruzioni e negli idrocarburi.

Fra le imprese italiane, il Gruppo Salini è quello con il maggior numero di commesse di peso, come la costruzione delle dighe Gibe III e Grand Ethiopian Reinassance Dam per il governo di Addis Abeba e della diga di Tokwe-Mukorsi in Zimbabwe, nonché di lavori effettuati, come l’impianto idroelettrico e la diga di Bujagali sul Nilo, in territorio ugandese. La Salini opera anche in Nigeria, insieme al Gruppo Trevi, che a sua volta è attivo in Mozambico con Cmc, Salcef e Techniplan.

Il Gruppo Danieli, invece, ha concluso la progettazione di una nuova acciaieria che sorgerà a Luanda, in Angola, per la produzione di tondini per cemento armato destinata a soddisfare la domanda interna e dei paesi limitrofi.

Nel settore delle costruzioni l’Italia è presente anche in Costa d’Avorio (ancora Gruppo Trevi), in Ghana, grazie soprattutto a insediamenti industriali ultraquarantennali come quelli della Barbisotti&Sons, della De Simone e di Trasacco Group Costruzioni, poi in Senegal, dove però la dimensione media delle imprese si riduce e prevalentemente si producono materiali da costruzione, e infine in Eritrea, con il Gruppo Piccini e il Gruppo Danieli.

In Zimbabwe, il know italiano è inoltre conosciuto per via dei marchi New Holland, Iveco e Landini, che forniscono macchine agricole e veicoli commerciali, e nel settore lapideo grazie alla Red Graniti, proprietaria di cave anche in Namibia, Sudafrica e Madagascar.

Per quanto riguarda il settore degli idrocarburi, è l’Eni a guidare la presenza italiana, direttamente o attraverso le partecipate come Saipem. Le attività si concentrano principalmente in Angola, Ghana, Kenya, Mozambico, Nigeria, Uganda e Zimbabwe.

Gli ingressi più recenti riguardano in particolare il Ghana, in seguito alla scoperta di nuovi giacimenti petroliferi confermati dalla recente perforazione del pozzo di delineazione al largo del bacino del fiume Tano, e il Mozambico, dove un paio di anni fa, al largo del bacino del fiume Rovuma, l’Eni ha individuato un giacimento offshore di gas naturale.

Facendo una rapida panoramica sugli altri settori in cui operano aziende italiane, tutt’altro che trascurabili sono le attività delle compagnie di navigazione MSC-Mediterranean Shipping Company, Messina e Grimaldi. Tutte e tre hanno base a Dakar, in Senegal, e gestiscono il traffico merci diretto dall’Africa occidentale verso l’Italia e tra l’Europa e il Sudamerica.

Nel settore alimentare i nomi di spicco sono il Gruppo Ferrero, che in Camerun, a Yaoundè, ha aperto uno stabilimento con circa 200 operai, e il Gruppo Cremonini, il maggior distributore di carne congelata per l’Angola. Il gruppo alimentare di Modena opera inoltre in Mozambico, insieme alla Sfir/Cam del settore saccarifero e alla Parmalat.

La presenza italiana appare, invece, complessivamente più limitata in paesi quali Repubblica di Guinea, Mauritania, Repubblica democratica del Congo e Zambia. Diversi i motivi, fra cui l’instabilità politica, la bassa tutela offerta dal quadro giuridico, lo sviluppo modesto del settore privato.

Silvia Tartamella
Africa e Affari” (febbraio 2014)

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