Macchine utensili: sfide e opportunità

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Per delineare il contesto competitivo in cui l’industria italiana della macchina utensile si confronterà nei prossimi anni, pubblichiamo un abstract degli atti dell’Assise della macchine utensile organizzata da Ucimu.
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Le macchine utensili sono tecnologie abilitanti (che forniscono vantaggi competitivi in termini di qualità, produttività ed efficienza.) per tutto il settore manifatturiero. Questo è il settore che ha maggiore impatto sulla crescita del PIL e sull’innovazione.

Il peso del comparto manifatturiero in senso stretto è pari al 17% del PIL mondiale. Per il 22% i manufatti sono realizzati in Europa, per il 19% in Cina, per il 18% negli USA (quote del VA manifatturiero mondiale nel 2010). L’Italia pesa per il 3%. Effettuando il confronto con i dati del 2000, si rileva che Europa, USA, Giappone hanno perso peso (3, 8, 7 punti rispettivamente), la Cina è cresciuta di 11 punti.

Tra il 2000 e il 2010 c’è stata anche una riduzione del peso della manifattura sul PIL nei paesi europei: nel Regno Unito e in Svezia la manifattura ha perso 6 punti, in Francia e Italia 4, in Germania 2. A fronte di un peso medio nella UE del 16%, in Germania è al 21% e in Italia al 17%, confermando la vocazione industriale di questi due paesi.

Il tema del risparmio energetico è, da un lato, imposto dalle normative ai produttori europei ma, dall’altro, può essere anche uno strumento di marketing e in alcuni settori una fonte diretta di risparmio. Il miglioramento dell’efficienza delle macchine porta infatti incremento di produttività, risparmio energetico e riduzione delle emissioni.

Asia

Tra il 2006 e il 2012 la produzione di macchine utensili in Italia è diminuita (-4%); in Germania è cresciuta del 31%; in Giappone del 36%; in Cina del 279% (fonte: Roland Berger).

Nel 2012 il consumo di macchine utensili in Asia pesa il triplo dell’Europa. A livello di esportazioni di macchine utensili il sorpasso dell’Asia sull’Europa è atteso nei prossimi anni.

Per individuare le tendenze future dei mercati, guardiamo ai principali settori clienti (Automotive, Aerospace, Energy) e all’evoluzione della produzione (2000, 2012 e previsioni per il 2019).

  • Automotive: la produzione continua a crescere a livello mondiale, ma in Cina e nei paesi emergenti.
  • Aerospace: il comparto è rimasto, e rimarrà, dominato da Nord America ed Europa (velivoli destinati al settore civile).
  • Energy: la produzione di energia aumenta nella regione Asia e Pacifico. E quindi la domanda di prodotti connessi (turbine, raffinerie, eccetera).

La qualità richiesta e offerta in Cina riducono la distanza dagli standard dell’Europa. Il processo di rafforzamento tecnologico, commerciale e distributivo di parte dei costruttori cinesi permetterà loro di presentarsi anche su mercati più esigenti (come quello statunitense) e in prospettiva anche sui mercati europei.

Le sfide per le imprese italiane

L’Italia è abbastanza piccola da vivere di nicchie, di produzioni specializzate, nel mondo globalizzato. Servono però tecnologie nuove, per il risparmio di risorse, per la scala di produzione, per personalizzare il prodotto. Questo implica un fabbisogno di investimenti in nuovi mezzi di produzione, perché il mondo cresce, perché c’è innovazione, perché la domanda è sempre più esigente.

Per affrontare l’agguerrita concorrenza di Cina e Taiwan i produttori italiani dovranno recuperare i ricavi persi nella vendita della macchina in termini di servizi (sia tradizionali sia nuovi). Questo implica investimenti per lo sviluppo di nuovi servizi e la loro diffusione presso i clienti. Un elemento interessante, che emerge da una ricerca svolta in Germania, è che i servizi hanno margini maggiori delle macchine.

Nel 2012 la posizione dell’Italia è ridimensionata: siamo il quinto produttore mondiale, superati dalla Corea del Sud e tallonati da Taiwan. Al primo posto adesso troviamo la Cina, mentre gli Stati Uniti sono solo settimi.

Nella classifica degli esportatori, l’Italia mantiene ancora il terzo posto ma Taiwan è vicinissima e il suo tasso di crescita è migliore del nostro. Addirittura, tra tutti i primi 10 paesi esportatori, nel 2012 solo la Svizzera ha un risultato peggiore dell’Italia.

In termini di consumo, l’Italia è solo ottava, dietro India e Russia, e ha registra un altro anno di calo (-20%). Nel 2012 c’è quindi stata una forte divergenza tra mercato interno (-20%) ed esportazioni (+12%), che hanno salvato la produzione (+2,6%).

Le esportazioni italiane sono destinate sempre di più in Asia (da 17% a 26% nel decennio 2003-2012) e sempre meno in Unione Europea (da 53% a 35%), a dimostrazione della capacità delle imprese italiane di adeguarsi ai cambiamenti della domanda.

Il rapporto export su produzione è passato dal 46% del 2000 a oltre l’80% nel 2013. E’ possibile puntare così tanto sull’export nel lungo periodo?

L’Italia deve diventare capace di attrarre funzioni produttive nel quadro del riassetto della capacità produttiva mondiale. Si tratta di inserirsi nella ristrutturazione delle filiere produttive per assicurarsi le fasi che maggior remunerano i fattori produttivi, sapendo che è una competizione globale tra paesi e non solo tra imprese.

Le prospettive del settore macchine utensili

Per il mercato mondiale della macchina utensile abbiamo previsioni fino al 2017, quindi di medio periodo. Le attese sono di crescita a ritmi significativi (+8% medio). Continua lo sviluppo della Cina, ma le quote dovrebbero restare abbastanza stabili nei prossimi anni.

Nella consapevolezza che i mercati sono diversi con esigenze diverse, sempre più l'offerta italiana, specie in alcune applicazioni di nicchia, si sta spostando su pacchetti ad alto valore aggiunto di prodotto e servizi, con fornitura di know-how tecnologico, formazione e assistenza tecnica pre- e post-vendita.

Le commesse spesso sono molto complesse e anche di entità economica elevata. I clienti chiedono tecnologia che non sempre è di produzione dell’azienda e per società di dimensioni ridotte non solo è un problema economico ma anche tecnico, dovendosi trasformare in società di engineering.

La doppia sfida su internazionalizzazione e innovazione impone alle aziende del settore decisioni strategiche di rilevante impatto finanziario, considerando le dimensioni tipiche delle PMI del settore, la relativa sottocapitalizzazione e la nota criticità di accesso al credito.

Se la necessità è focalizzarsi sul radicamento nei vari mercati, con ingresso in forma stabile, allora la dimensione diventa importante: aggregazioni, reti di imprese e anche partnership collaborative sono opportunità/necessità sempre più attuali.

Fonte: UCIMU

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