Make in India: New Delhi per la crescita economica

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L’elezione di Narendra Modi, avvenuta nello scorso mese di maggio, sta realmente sortendo gli effetti che tutta la comunità internazionale auspicava. Il Premier, il quale nel corso della campagna elettorale aveva promesso che l’India, a suon di riforme, sarebbe ritornata a crescere agli stessi ritmi “cinesi” sperimentati negli anni precedenti, si sta distinguendo per il suo dinamismo e per le sue iniziative.

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A tal proposito, sulla scia dell’enorme successo di "Incredible India" (lanciata nel 2002 per incentivare l’afflusso di turisti nel Subcontinente), Modi nel mese di settembre 2014 ha inaugurato "Make in India", campagna di marketing con la quale si invitano gli imprenditori e le aziende di tutto il mondo a investire, a stabilire le proprie manifatture e ad aprire poli industriali nel Paese asiatico.

Diverse le ragioni che hanno spinto Modi a puntare sul manifatturiero:

  • attualmente il comparto contribuisce solo al 17% del PIL nazionale, cifra ritenuta troppo bassa rispetto al 69% dei servizi ed al 14% dell’agricoltura
  • e complessivamente sono 100 milioni gli indiani che lavorano nello stesso comparto, rispetto ai 232 milioni che lavorano nell’agricoltura e ai 142 milioni che lavorano nei servizi.

L’India, secondo il Primo Ministro, se vuole essere davvero in grado di competere con la Cina deve fare molto di più, soprattutto se si considera che la stessa Cina, in base ai dati riportati da Justin Lin (ex Chief Economist della World Bank), potrebbe perdere 85 milioni di posti di lavoro nel settore produttivo, a causa del rapido aumento dei salari.

Gli obiettivi di Make in India

A seguire sono indicati gli obiettivi che si prefigge "Make in India":

  • guidare lo sviluppo verso un modello orientato alla produzione ad alta intensità e non più ai servizi;
  • trasformare l'economia del Subcontinente in un centro industriale a livello mondiale;
  • incrementare la crescita del manifatturiero almeno del 10%;
  • creare 10 milioni di posti di lavoro (di cui almeno 125.000 entro i prossimi dodici mesi);
  • aumentare il numero di fabbriche straniere e gli investimenti nelle infrastrutture.

L’ambizioso progetto di Modi ricalca il modello di successo del Gujarat, Stato nordoccidentale del quale l’attuale Premier è stato Governatore: nel corso degli ultimi anni, il Gujarat è riuscito ad attrarre un gran numero di investitori locali ed internazionali che ad Ahmedabad e dintorni hanno trasferito le loro attività. Oggi, qui si concentra il 16% di tutta la produzione del Paese e, non a caso, l’Economist aveva definito lo Stato nord-occidentale come "la locomotiva industriale dell’India".

I settori identificati per il progetto

Per la corretta implementazione di "Make in India", New Delhi ha individuato 25 settori chiave, considerati di maggior interesse per gli imprenditori stranieri, e che, a detta di Modi, presentano un maggior potenziale per contribuire in maniera esponenziale alla crescita del Paese e per accrescerne il ruolo a livello globale. Tali comparti saranno oggetto di sgravi fiscali ed incentivi e tra di essi si segnalano: automotive, IT, trasformazione alimentare, tessile, costruzioni, infrastrutture, turismo, chimico, farmaceutico, elettronico, energia e telecomunicazioni.

Nello specifico, a seguire sono analizzate nel dettaglio peculiarità e margini di sviluppo di alcuni dei settori sopra menzionati:

  • automotive: quello indiano si configura come quarto mercato al mondo, che presenta potenzialità enormi e che potrebbe essere in grado di produrre più di 6 milioni di auto all’anno fino al 2020. L’automotive gode anche del supporto del Governo per quanto riguarda gli investimenti nella Ricerca e Sviluppo;
  • costruzioni/infrastrutture: entro il 2017 si calcola che circa 880 miliardi di Euro saranno destinati allo sviluppo di strade, autostrade, ferrovie e porti ed il segmento delle costruzioni rappresenta una quota superiore al 10% del PIL locale;
  • trasformazione alimentare: sono permessi Investimenti Diretti Esteri (IDE) pari al 100% per via automatica per la maggior parte dei prodotti. Inoltre, la presenza delle enormi risorse agricole di cui dispone il Paese, gli incentivi fiscali, la liberalizzazione e l’impetuosa espansione del retail organizzato trainano il mercato;
  • tessile/abbigliamento: l’India è già il secondo produttore a livello mondiale e l’industria raggiungerà un valore che si attesta attorno ai 90 miliardi di Euro nell’anno fiscale 2016-2017, rispetto ai 60 del 2013-2014; le favorevoli politiche governative e l’aumento della domanda interna si configurano come principali driver di crescita.

Contestualmente alla campagna, New Delhi per facilitare l’afflusso di capitali provenienti dall’estero e creare un ambiente più favorevole al business, snellirà le procedure burocratiche che ostacolano l’ingresso di tali capitali, attuando misure volte alla deregulation, che siano al contempo chiare, rapide e trasparenti.

Make India e le micro, piccole e medie imprese

Il Governo intende inoltre promuovere maggiormente il ruolo delle micro, piccole e medie imprese, le quali possono giocare un ruolo fondamentale nel far compiere al Paese il salto necessario per costituirsi come hub mondiale per il settore produttivo.

Ad oggi, le PMI rappresentano:

  • il 90% di tutte le unità industriali
  • e il 40% dell’export complessivo del manifatturiero locale.

Una situazione molto simile a quella italiana e che fa ben sperare per le potenzialità delle nostre imprese nei confronti del Subcontinente.

Attraverso le misure messe in campo dal Premier, che mirano a veicolare il concetto, a livello globale, di come sia facile investire in India e di quanto siano concrete le opportunità di business presenti, New Delhi ha voluto lanciare un segnale forte a Pechino: Modi non vuole solo tenere il passo del suo vicino rivale, ma addirittura sottrarne il primato nel giro dei prossimi anni, per quanto riguarda la produzione manifatturiera.

Alessandro Fichera

 

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