Quali politiche di sostegno all’export?

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In occasione dell’Assemblea Confindustria è stato presentato il volume “Il coraggio del futuro”. 

Quali politiche di sostegno all’export?

Un contributo per progettare il futuro dell’Italia, per descrivere come è oggi e come potrebbe diventare nei prossimi decenni.

Riportiamo una sintesi delle riflessioni e dei consigli sulle politiche di sostegno all’export che riguardano:

  1. la governance internazionale degli scambi
  2. la semplificazione delle procedure doganali
  3. il sostegno al Made in Italy.

Accordi commerciali

In un contesto di crisi della governance multilaterale degli scambi e di crescenti spinte protezionistiche, acquista un ruolo centrale la strategia commerciale europea, che punta a concludere nuovi trattati commerciali preferenziali con paesi extra-UE.

L’Unione europea è la maggiore utilizzatrice di accordi preferenziali nel mondo (con 43 accordi attivi che riguardano più del 40% dell’export extra-UE). Nel 2019 sono entrati in vigore gli accordi con Giappone, Singapore e Vietnam. Sono in attesa di adozione i trattati con Messico, Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay e in corso di negoziazione i trattati con Australia e Nuova Zelanda.

Gli accordi commerciali di nuova generazione costituiscono un antidoto al protezionismo e hanno un impatto positivo sulle esportazioni italiane (ed europee), grazie a:

  • sostanziale annullamento dei dazi
  • riduzione delle barriere non tariffarie agli scambi (standard di produzione, etichettatura prodotti, valutazione di conformità, misure sanitarie, procedure doganali)
  • introduzione di regole certe nei settori dei servizi e degli appalti pubblici
  • garanzia di standard minimi di tutela ambientale e welfare per i lavoratori.

Secondo stime CSC, hanno generato una maggiore crescita delle vendite italiane di circa il 55% nel lungo periodo in Corea del Sud (da luglio 2011) e in Canada di quasi il 10% da settembre 2017.

Le performance migliori sono concentrate in alcuni settori strategici dell’export italiano, sia di beni (alimentari e bevande, macchinari, abbigliamento, tessile e calzature) che di servizi (turismo e servizi ad elevato contenuto tecnologico).

Tra i maggiori beneficiari risultano le piccole e medie imprese, che rappresentano la maggioranza degli esportatori italiani ed europei anche nei mercati extra-UE.

Semplificazioni doganali

Lo status di “Operatore Economico Autorizzato” (AEO - Authorised Economic Operator) comporta notevoli benefici alle imprese che la ottengono, poiché semplifica e incrementa la sicurezza dei traffici commerciali.

L’Italia deve adeguare la diffusione di questo strumento al proprio ranking di esportatore globale, riducendo il gap soprattutto rispetto alla Germania. Nella graduatoria europea dell’attivazione degli AEO, infatti, l’Italia occupa il quarto posto con il 7% del totale, dietro a Germania (42%), Paesi Bassi (10%) e Francia (9%). Attualmente solo i maggiori operatori economici all’estero hanno ottenuto lo status di AEO: sono circa 600 imprese, che contribuiscono al 50% delle esportazioni totali.

Tra le misure suggerite da Confindustria alle autorità doganali per favorire lo sviluppo degli AEO in Italia:

  • riconoscere agli AEO l’EIDR (iscrizione nelle scritture del dichiarante) per utilizzare il sistema contabile aziendale come strumento unico di accertamento doganale
  • estendere la “procedura ordinaria presso luogo approvato” (già prevista dalla normativa italiana) con istruttorie unificate e con la collocazione dei controlli nelle fasi successive alle operazioni (post-control audit)
  • implementare a largo spettro le blockchain per favorire l’integrazione tra i sistemi informativi aziendali e quelli delle autorità doganali.

Sostegno al Made in Italy

Le principali linee di azione sono:

  • aumentare la partecipazione delle imprese italiane nelle vetrine online, garantendo visibilità ai marchi sui principali portali
  • fare in modo che le aziende italiane partecipino e controllino l’organizzazione logistica per la distribuzione dei beni sul territorio attraverso le piattaforme virtuali
  • investire nella raccolta dati attraverso i portali di vendita per trasferire “intelligence” da valle a monte verso i processi di produzione.

Bisogna intensificare la lotta ai prodotti contraffatti che tentano di sfruttare in modo fraudolento il brand e la fiducia acquisita da alcuni marchi in particolare nei settori in cui la qualità del Made in Italy è l’elemento di successo centrale. Preoccupa il fenomeno dell’Italian sounding, molto diffuso nel settore agroalimentare.

Per quanto riguarda le fiere sarebbe molto utile:

  • accorpare a livello nazionale le fiere di settore
  • coordinare gli eventi fieristici a livello europeo per creare sinergie ed evitare sovrapposizioni
  • internazionalizzare le fiere nei comparti di leadership, replicando gli allestimenti in mercati chiave oltre che in Italia.

Le imprese italiane operano prevalentemente nei mercati di subfornitura. È quindi auspicabile creare marchi italiani, aiutando le imprese ad abbattere i costi di registrazione del marchio a livello internazionale, per aumentare la riconoscibilità e la reputazione del Made in Italy.

Controllando meglio la distribuzione ai consumatori finali, si favorisce la raccolta di informazioni sulle preferenze e abitudini e si accresce la fidelizzazione della clientela.

Fonte: “Il Coraggio del Futuro. Italia 2030-2050

 

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