Russia – Ucraina: il conflitto si estende alle forniture di gas

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Il conflitto Russia - Ucraina e il bando immediato USA delle importazioni del petrolio russo aumentano il disallineamento tra domanda e offerta energetica, in mercati già provati dalla pandemia.

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La Russia è il più grande esportatore mondiale di gas naturale, il secondo per esportazioni di greggio e prodotti petroliferi.

I Paesi Eu coprono con le importazioni il 90% dei consumi di gas e le forniture russe coprono circa il 36% del fabbisogno energetico comunitario. Dalla Russia provengono anche il 27% dell’import di greggio e il 46% del carbone.

Negli ultimi 10 anni il calo di produzione in Norvegia, i problemi di produzione in Algeria e l’instabilità in Libia hanno aumentato la dipendenza energetica europea da Mosca.

Per sottrarsi alle sanzioni internazionali, Mosca punta a dirottare i flussi di petrolio verso la Cina, ma non potrà dirottare in tempi brevi anche il gas, per mancanza di infrastrutture.

La Cina, pur avendo buoni rapporti con la Russia, vuole evitare che il conflitto coinvolga la Via della seta, arteria strategica per portare i prodotti cinesi nei mercati europei.

L’Unione europea sta definendo le misure per ridurre la dipendenza dal gas russo (REPowerEU). Il singolo Stato potrà fissare prezzi dell’elettricità al dettaglio calmierati e introdurre tasse temporanee sugli extra profitti dei produttori e venditori di energia per finanziare le misure d’emergenza a favore degli utenti. Attese razionalizzazioni anche in materia di stoccaggio del gas per promuovere un uso intelligente degli impianti sotterranei esistenti e per rendere più equa la ripartizione dei costi di approvvigionamento.

Il caso Italia

Nel mix energetico italiano, il gas naturale ha una quota del 42,5% (Germania 26% e Francia 17%). Quanto di questo gas viene importato dalla Russia?

ISPI ha creato un indice di vulnerabilità dal gas russo secondo il quale, tra i principali Paesi europei, l’Italia è di gran lunga il più dipendente dalle forniture di Mosca.

Indicatore di vulnerabilità a un'interruzione di forniture di gas dalla Russia

Vulnerabilità gas

Fortunatamente Algeria, Azerbaijan e Qatar hanno rinnovato la disponibilità a aumentare le esportazioni di gas verso l’Italia che al momento non prevede di riaprire le centrali a carbone.

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ha dichiarato che entro la primavera inoltrata circa la metà delle attuali importazioni di gas da Mosca (15-16 miliardi di metri cubi) potranno essere rimpiazzati. In 24 - 30 mesi il sistema paese dovrebbe essere del tutto indipendente. La risposta all’emergenza energetica prevede anche:

  • l’entrata in funzione di tre rigassificatori galleggianti a Falconara, Porto Empedocle e Gioia Tauro
  • il potenziamento dei tre rigassificatori attualmente in funzione (Livorno, Rovigo e Panigaglia).

Previsioni

Bank of America prevede per quest’anno:

  • nello scenario base (negativo) un prezzo medio del Brent a 110 dollari al barile (con un picco in estate a 150 dollari) e un prezzo medio del gas naturale europeo scambiato sul Ttf a 105 euro/MWh
  • nello scenario ottimistico, il conflitto si risolve in breve tempo, i flussi di materie prime tornano all'andamento di sei mesi fa, con il Brent a 95 dollari e il gas Ttf a 75 euro.
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