Focus PMI: tendenze innovative della piccola e media imprenditoria italiana

di lettura

Alla quarta edizione di Focus PMI, osservatorio annuale promosso da LS Lexjus Sinacta, è stata presentata un’indagine su innovazione e competitività internazionale delle PMI italiane.

Image

In controtendenza rispetto a varie classifiche europee, le imprese italiane presentano una buona propensione ad innovare e una spiccata attitudine a farlo in maniera sempre più trasversale e integrata, a beneficio dell’intero sistema economico nazionale.

Tuttavia, secondo gli analisti dell’Istituto Guglielmo Tagliacarne che hanno curato l’indagine, esiste un potenziale inespresso, con una PMI su quattro non pienamente consapevole della propria capacità di innovazione, da far emergere per favorire la crescita.

Lo studio, condotto su un campione di 1.150 aziende nel periodo gennaio-dicembre 2013, ha l’obiettivo di verificare la propensione delle PMI a ricercare in modo stabile strategie e processi innovativi.

Le PMI promuovono l’innovazione in Italia

Contrariamente a quanto emerge dalle rilevazioni a livello europeo, che spesso non tengono conto delle specificità del sistema Paese, l’Italia presenta una capacità di innovazione di tutto rilevo, che deriva in larga misura dal contributo delle PMI e dalla loro propensione a innovare in maniera trasversale e integrata.

A differenza di altre economie europee, dove il contributo delle grandi aziende è preponderante,  in Italia si osserva un sostanziale equilibrio tra le risorse investite in innovazione dalle PMI (49%) e dalle grandi aziende (51%).

Sul totale della spesa per innovazione delle imprese italiane, superiore a € 15,9 miliardi, ben € 7,8 miliardi sono a carico delle PMI. Un dato rilevate, soprattutto se paragonato con quello della Germania, dove le PMI hanno investito in innovazione €9,3 miliardi su un totale di €70 miliardi.

Anche in termini di quota di imprese innovative, il sistema produttivo nazionale si posiziona avanti rispetto alla media dell’Unione Europea: innova il 56,3% delle imprese italiane, incidenza superiore a quella dell’UE-27, pari al 52,9%.

Questi dati indicano come l’innovazione nel nostro Paese venga perseguita dalle imprese non solo e non tanto attraverso gli investimenti nella ricerca e sviluppo, ma anche e soprattutto nella possibilità di acquisire know how e apparecchiature innovative, nella creatività e capacità inventiva delle piccole e medie imprese del territorio.

Un’innovazione trasversale e integrata, che non si limita ai beni e servizi prodotti e commercializzati, ma abbraccia un ambito ben più ampio che va dai prodotti ai processi, dall’organizzazione interna alle relazioni esterne, dalle attività realizzate alle politiche di sviluppo.

Le PMI che svolgono un ruolo trainante nell’innovazione sono quelle di dimensioni maggiori e, per quanto riguarda il settore di attività, quelle a vocazione manifatturiera. In particolare, nel triennio 2010-13 hanno più frequentemente introdotto innovazioni le aziende della meccanica, dell’elettronica e dell’automotive (57% dei casi), seguite - a sorpresa - dall’alimentare (56,7%).

Innovare e costruire network

L’analisi ha individuato 3 principali categorie di PMI, ad alta (16% circa), media (52% circa) e bassa innovazione (31% del campione). Pur in un contesto di contrazione economica, le PMI più innovative hanno registrato una crescita maggiore rispetto alle altre, con incrementi del fatturato nel triennio 2010-13 per ben il 29% di queste; quota che si riduce al 15% per le aziende a media innovazione e al 5% per quelle a bassa innovazione. Lo stesso trend si osserva prendendo in considerazione il parametro dell’occupazione.

Inoltre, le aziende a maggior tasso di innovazione tendono ad operare in sinergia con altre aziende facendo parte di reti di imprese, un fenomeno che evidenzia come l’innovazione sia un concetto ampio che non comprende solo la tecnologia nei prodotti o nei processi produttivi, ma che si estende all’intera organizzazione aziendale.

Nel complesso le imprese che fanno parte di reti rappresentano il 15,3% tra quelle ad elevato contenuto innovativo, contro il 7,4% e il 6,2% tra quelle, rispettivamente, a media e bassa innovazione.

Le PMI più innovative sono anche quelle che riportano progressi maggiori su fattori strategici per la competitività dell’azienda, quali l’aumento della capacità produttiva e un migliore utilizzo delle risorse umane.

Al contrario, a minori livelli di innovazione, le imprese puntano in maggior misura su fattori di più “basso profilo”, quali il contenimento dei costi, l’adeguamento agli standard qualitativi internazionali e le possibilità di accesso ai mercati.

In particolare, l’investimento in capitale umano, elemento strategico su cui puntare per i processi di innovazione, non è sufficientemente considerato tale in Italia: l’80% circa di imprese assume al massimo il 9% di personale high-skills sul totale delle assunzioni, rispetto a casi come la Germania, dove il 67% delle imprese assume meno del 10% di personale skillato, e la Spagna, con il 46% di casi.

Potenziale di innovazione inespresso

Tra le PMI che si auto-percepiscono come altamente innovative, quelle che hanno effettivamente introdotto innovazioni sono il 79,8%; il 60,7% tra quelle posizionate a metà e il 14,3% tra quelle che, invece, si dichiarano poco innovative.

Nonostante il livello di innovazione di un’azienda sia determinato da numerosi fattori, circa una su cinque tra quelle che si definisce molto innovativa di fatto nel triennio 2011-2013 non ha introdotto innovazioni, un aspetto che fa presupporre una perdita di competitività e di capacità innovativa.

Al tempo stesso, tra le aziende che si sono definite “con bassa propensione ad innovare”, si rileva un sottogruppo pari al 25% del totale che appare propenso, pur non essendone pienamente consapevole, ad operare nella direzione dell’innovazione, destinando risorse umane e finanziarie, realizzando specifiche attività, effettuando investimenti per la crescita dell’azienda e ricercando collaborazioni con altre imprese per creare quelle sinergie necessarie alla crescita competitiva.

In particolare, una PMI su sette tra quelle che si definiscono meno innovative ha di fatto introdotto all’interno della propria azienda innovazioni significative, un fattore molto importante che potrebbe consentire di spostarsi verso aree di mercato in grado di offrire maggiori opportunità.

L’indagine ha così rilevato la presenza di numerose aziende propense ad operare nella direzione dell’innovazione, ma non pienamente consapevoli del proprio potenziale, che necessitano di un supporto affinché l’innovazione si integri in tutti i processi aziendali.

E’ quindi possibile favorire la crescita e la competitività del sistema facendo emergere il potenziale di innovazione ancora “sottotraccia” nelle PMI, attraverso meno tasse, export e soprattutto open innovation: puntando cioè non soltanto sulla ricerca e sviluppo tradizionale, ma anche sull’attrarre talenti dall’esterno, in un processo creativo di co-generazione delle idee.

Informazioni

iCorporate
Rita Arcuri
rita.arcuri@icorporate.it

 

Tag dell'informativa

Analisi di mercato
Export agroalimentare 2021
L'export agroalimentare supererà i 50 miliardi nel 2021
Secondo l’Istat, l'export dei beni di consumo non durevole, di cui l'alimentare rappresenta una gran parte, ha registrato a giugno 2021 un incremento del +15,2% su giugno 2020 (quando l'export agroalimentare aveva registrato un +1,6%), sul semestre l'aumento tendenziale è dell'11,5% (nel semestre 2020 +2,2%).
Digitale in Italia 2021
Previsioni mercato digitale in Italia
Secondo il 52° rapporto Anitec-Assinform, nel 2020 il mercato digitale italiano vale oltre 71,5 miliardi di euro. L’incidenza del mercato digitale sul PIL è passata dal 4% al 4,3% nel triennio 2017-2020.
Yachting Italia 2021
Mercato italiano della cantieristica nautica
Secondo il report di Deloitte, Il valore della produzione della cantieristica nautica italiana ammonta a 2,8 miliardi di euro (crescita media del 12,7% tra il 2014 e il 2019).
Bollettino economico della BCE settembre 2021
Bollettino economico della BCE settembre 2021
Le proiezioni macroeconomiche formulate a settembre 2021 dagli esperti della BCE, rispetto all’esercizio precedente, segnano una lieve revisione al rialzo delle prospettive di crescita dell’economia mondiale.
Export Italia luglio 2021
SACE - Simest: Export italiano luglio 2021
Nei primi 7 mesi dell'anno si registra un incremento sostenuto delle vendite italiane all’estero (+22,8% vs. gen-lug’ 20). Tale dinamica continua a beneficiare del confronto con aprile e maggio 2020, mesi di restrizioni dovute alla pandemia, durante i quali le esportazioni di beni italiane sono crollate.
Congiuntura metalmeccanica
Congiuntura Metalmeccanica (settembre 2021)
Secondo l’Indagine congiunturale di Federmeccanica, nei mesi più recenti l’attività produttiva metalmeccanica ha superato i volumi di produzione che si realizzavano prima della pandemia.
Rapporto Export SACE 2021
Rapporto Export SACE 2021
La XV edizione del Rapporto Export di SACE offre informazioni utili per orientarsi sui mercati esteri e comprendere le dinamiche dell’export italiano.
Gap infrastrutture Italia
Il capitale infrastrutturale dell’Italia
La competitività delle imprese è legata alla disponibilità di una rete adeguata di trasporti e di telecomunicazioni, nonché alla qualità del servizio energetico e idrico input essenziali dei processi di produzione.
Regioni italiane export I semestre 2021
Esportazioni delle regioni italiane (II trimestre 2021)
Nel secondo trimestre l'Istat stima una crescita congiunturale delle esportazioni, con intensità diverse, per tutte le ripartizioni: +7,3% il Nord-est, +3,8% il Sud e Isole, +3,6% il Nord-ovest e +0,2% il Centro.
Promuovere il commercio di ortofrutta Italia-Cina
Promuovere il commercio di ortofrutta Italia-Cina
Dal Forum Italia-Cina, evento di apertura del Macfrut, arriva la proposta di creare un Hub logistico nel Nord-Est per servire il mercato della Cina (terzo importatore mondiale di ortofrutta).