Aspetti doganali e legali della vendita in India

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La valutazione della complessità delle operazioni doganali di import – export e del contesto normativo di riferimento non dovrebbero mai mancare in una strategia di internazionalizzazione che punta all’India.

Già nella fase di redazione contrattuale, è importante prevedere e coordinare le problematiche doganali, quelle di trasporto internazionale, quelle legate al trasferimento del rischio e al pagamento.

Il controllo delle importazioni delle merci, all’interno dell’India, è demandato all’Ufficio Imposte Dirette che si avvale di un elevato numero di addetti gravati, nel loro compito, sia dalla dilagante corruzione che da un apparato burocratico appesantito e farraginoso nonostante l’alto grado di informatizzazione del Paese. Da qui l’esigenza e l’opportunità di ricorrere all’ausilio di spedizionieri qualificati e ben introdotti nei principali punti di arrivo dei prodotti.

Sistema tariffario

Il sistema tariffario indiano ha recepito il sistema di designazione e codificazione delle merci denominato Sistema Armonizzato(SA).La legge sulle tariffe doganali, approvata nel 1975, è divisa in due sezioni:

  1. la prima riguarda le tariffe di importazione
  2. la seconda quelle di esportazione.

Negli ultimi anni le tariffe doganali hanno subito una graduale riduzione delle aliquote anche se in alcuni settori (automotive, prodotti agricoli, vino) i dazi risultano ancora elevati.

Dazi doganali alle importazioni

  1. Dazio ordinario o base:disciplinato dalla Section 12 prevede per le importazioni di beni mobili corporali, prima soggette a una tariffa di base del 20%, oggi con un’aliquota che varia dallo  0 al 10%, con eccezione dei beni importati nelle Special Economic Zone (SEZs) che godono di particolari agevolazioni. Le aliquote per attrezzature possono essere, a seconda dei progetti a cui sono destinate, inferiori o addirittura inesistenti. La maggioranza dei dazi sono ad valorem.
  2. Additional Custom Duty al posto dell’excise duty: applicata cumulativamente sui beni prodotti in India. Dall’importo così calcolato sono deducibili, in percentuale, taluni costi.
  3. Additional Custom Duty, al posto della VAT: applicata in via cumulativa a un tasso pari al 4% sul valore di mercato.
  4. Education Cess: applicata al 3% sull’importo calcolato sub 1 e 2.

Accordi commerciali

L’India partecipa al Sistema Globale di Preferenze Generalizzate(SGPG), all’Accordo di Bangkok e all’Accordo Commerciale Preferenziale della SAARC, in base ai quali il paese concede e riceve concessioni tariffarie alle importazioni ed esportazioni di prodotti.

Inoltre, le merci indiane godono del sistema di preferenze generalizzate (SPGL), vale a dire di un trattamento tariffario preferenziale alle importazioni nei mercati sviluppati di Unione Europea, Stati Uniti, Giappone, Nuova Zelanda, Australia, Canada, Svizzera, Norvegia, Russia, ecc. Va ricordato che il SPGL è uno schema unilaterale non reciproco, pertanto l’India non è tenuta ad adottare lo stesso trattamento preferenziale alle importazioni di merci provenienti dai paesi sviluppati.

In data 1/09/2004 è entrato poi in vigore l’Early Harvest Scheme (EHS),un accordo tra India e Thailandia con il quale i due paesi si sono accordati per il libero scambio di 82 beni.

Zone franche

Al fine di capire l’incidenza dei dazi, va tenuto conto della destinazione della merce. In India esistono infatti porti e zone franche, ad esempio:

  • le Export Processing Zones (EPZs), vale a dire spazi liberi da dazi e internazionalmente competitivi per produzioni destinate all’esportazione a basso costo
  • le Zone Economiche Speciali (SEZ) create per agevolare e sostenere soprattutto le esportazioni di prodotti manifatturieri e, di recente, anche dei prodotti agricoli.

Il governo dell’India permette altresì l’importazione in esenzione da dazio per un periodo di 6 mesi, prima della riesportazione di materiali da esposizione (compresi materiali da costruzione e ornamentali destinati a mostre, fiere o eventi simili) dietro presentazione del Carnet Ata, emesso dalla Camera di Commercio della città dell’esportatore.

Documenti per esportare

  • Fattura pro forma
  • Certificato di origine delle merci
  • Altri Documenti (es. certificato di controllo qualità, certificato di analisi chimica per prodotti chimici e farmaceutici)
  • Polizza di carico marittima (in caso di merci spedite via mare) / Polizza di carico aerea (in caso di merci spedite per via aerea).

Aspetti legali connessi alla vendita in India

Analizziamo la vendita diretta e lavendita tramite agente o distributore.

Il contratto di vendita ha, in India, una diversità di norme applicabili e l’Italia e l’India non hanno norme comuni in materia di contratti di vendita merce. Infatti, mentre in Italia questi ultimi sono regolati dalla Convenzione di Vienna del 1980 sulla vendita internazionale di beni mobili, in India vige il  Sales of goods Act del 1930; pertanto, in mancanza di scelta espressa delle parti, può esservi incertezza in merito a quale normativa applicare in un caso concreto.

Data questa mancanza è opportuno:

  • regolamentare, attraverso un contratto scritto, tutti gli aspetti del rapporto di vendita
  • stabilire la legge applicabile al rapporto e l’autorità competente a risolvere eventuali  controversie
  • inserire le condizioni generali di vendita
  • prevedere clausole relative alle garanzie del venditore, alla consegna della merce e trasferimento del rischio, al pagamento del prezzo e alla tutela del venditore.

Con riguardo alle garanzie del venditore, si sottolinea che sia la Convenzione di Vienna sia il Sales of Goods Act stabiliscono a carico del venditore specifici obblighi di garanzia, ossia le garanzie di “title”, “merchantability”, “fitness for particular purpose”, oltre a casi particolari di garanzie nella vendita su campione e su descrizione. Vengono fissati, inoltre, rimedi a favore del compratore in caso di violazione di tali garanzie.

Il venditore italiano potrà tutelarsi stabilendo, ad esempio, garanzie contrattuali limitate nel tempo, oppure riduzioni dei rimedi esperibili, esclusioni o limitazioni nei danni risarcibili, o ancora fissazione di termini di decadenza per denunciare  vizi o iniziare azioni legali, ecc.

Relativamente alla consegna della merce ed al trasferimento del rischio, la consegna della merce al compratore nel luogo e nei tempi pattuiti è considerata un’obbligazione fondamentale del venditore, in base alla Convenzione di Vienna ed al Sales of Goods Act . E’ tuttavia possibile specificare nel contratto che i termini di consegna convenuti tra le parti non hanno “carattere essenziale”.

E’ inoltre opportuno che le modalità di consegna, il trasferimento del rischio sulla merce, nonché la suddivisione degli oneri di trasporto, doganali ecc. vengano regolati facendo espresso riferimento agli Incoterms 2010 della CCI. Dal canto suo, il compratore ha l’obbligo giuridico di prendere in consegna la merce.

È bene ricordare che in India vigono norme specifiche a tutela del consumatore. Il “Consumer Protection Act” ha istituito un apposito organo di rappresentanza degli interessi dei consumatori. La responsabilità del produttore per danni causati da difetto del prodotto è regolata da varie disposizioni di legge, e può essere sia di natura contrattuale (violazione di una garanzia espressa o implicita) che extracontrattuale (violazione di un obbligo di diligenza).

La vendita tramite agente è regolata in maniera diversa a seconda che si operi secondo la legge italiana o indiana. In Italia, gli artt.1742 ss. del Codice Civile (recependo la Direttiva Europea 653/86) stabiliscono una disciplina piuttosto dettagliata con diverse norme inderogabili soprattutto a favore dell’agente (ad es. obblighi di preavviso, indennità di fine rapporto o per l’assunzione di un patto di non concorrenza).

Al contrario, in India il “Contract Act” del 1872 (artt.da 182 a 238) non contiene norme inderogabili a tutela dell’agente, tuttavia stabilisce in linea di principio il potere dell’agente di contrarre in nome e per conto del mandante (“principal”). E’ quindi opportuno regolare adeguatamente con apposito contratto scritto il rapporto con l’agente indiano, soprattutto se non gli si intenda conferire il “potere di rappresentanza”. L’eventuale sottoposizione del contratto alla legge indiana dovrebbe consentire al preponente maggiore libertà nello stabilire clausole a propria tutela (ad es. escludendo obblighi di indennità di fine rapporto, regolando i termini di preavviso, stabilendo garanzie analoghe allo “star del credere”, ecc.).

Il contratto di distribuzione, invece, non è regolamentato dalla legge italiana né da quella indiana e pertanto, in linea di principio, il contenuto del contratto è liberamente negoziabile tra le parti. Lo stesso normalmente contiene sia gli aspetti relativi alla vendita dei prodotti dall’esportatore al distributore, sia gli aspetti connessi con gli obblighi reciproci di collaborazione (ad es. obblighi di promozione, tenuta di stock, obblighi di assistenza post vendita, fornitura di materiale promozionale ed assistenza, utilizzo del marchio dell’esportatore, ecc.).

E’ bene notare che certe disposizioni contenute nei contratti di distribuzione (ad es. i diritti di esclusiva, la fissazione di prezzi di rivendita, le limitazioni territoriali di rivendita) possono essere in conflitto con la normativa antitrust indiana, se influiscono negativamente sulla concorrenza nel mercato stesso (Competition Act, 2002). Di conseguenza, è opportuno verificare nel caso concreto se il contratto rientra o meno nell’ambito di applicazione delle norme antitrust indiane.

Un ultimo aspetto da considerare riguarda l’uso dei marchi, nomi o segni distintivi dell’esportatore. Agenti e distributori spesso vengono autorizzati ad utilizzare il marchio nella misura in cui sia necessario per i loro compiti promozionali. E’ inoltre opportuno che l’esportatore tuteli il proprio marchio registrandolo nel territorio di esportazione; in India, le relative norme e procedure sono contenute principalmente nel “Trade Marks Act” del 1999 oltre che nei Trattati internazionali cui l’India ha aderito.

Giuseppe De Marinis

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