Brexit: Guida sulle problematiche doganali e Iva

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Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia hanno pubblicato “Brexit: Guida pratica e scenari futuri in ambito doganale e Iva”.

Brexit: Guida sulle problematiche doganali e Iva

Il 31 gennaio 2020 dopo averne fatto parte per 47 anni, il Regno Unito ha lasciato l'Unione europea  e pertanto non partecipa più al processo decisionale dell'UE.

L'UE e il Regno Unito hanno stabilito un periodo di transizione che durerà fino al 31 dicembre 2020. Fino ad allora il diritto dell'Unione continua ad applicarsi al Regno Unito: la normativa e le procedure UE in materia di libera circolazione delle persone, dei servizi, dei capitali e delle merci manterranno la propria vigenza nel Regno Unito e, di conseguenza, gli acquisti e le cessioni dal/nei confronti del Regno Unito si considereranno al pari degli acquisti/cessioni Intra-UE effettuati con gli altri Stati membri dell’Unione.

Salvo diverso nuovo accordo, il Regno Unito non sarà più parte del territorio doganale e fiscale (IVA e accise) dell'Unione e la circolazione delle merci tra UK e UE verrà considerata commercio con un Paese terzo.

Ad oggi, il periodo transitorio può essere prorogato una sola volta per un periodo fino a un massimo di uno o due anni, se entrambe le parti raggiungono un accordo in merito entro il 1° luglio 2020. Entro tale data, UE e UK potranno stabilire regole chiare e più vantaggiose per le merci che entrano, escono o transitano attraverso il territorio doganale e fiscale dell'Unione e del Regno Unito.

Alla fine del periodo transitorio – non sappiamo ancora se dal 1° gennaio 2021, dal 2022 o dal 2023 – entreranno in vigore le norme che saranno negoziate e che disciplineranno le nuove relazioni tra UE e UK oppure, in mancanza, potrebbe riproporsi una “hard Brexit”.

Qualora al termine del periodo transitorio non sia entrato in vigore un accordo, e in mancanza di ulteriori disposizioni, le relazioni commerciali tra UE e Regno Unito dovrebbero essere regolate dalle norme dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, con l'applicazione della clausola della nazione più favorita.

Il principio della nazione più favorita obbliga “uno Stato a riconoscere a ciascuno Stato membro, immediatamente ed incondizionatamente, un trattamento non meno favorevole di quello accordato a qualunque altro Stato” sicché, i vantaggi concessi da uno Stato membro WTO a un altro, vanno estesi a tutti gli altri, per evitare discriminazioni ingiustificate.

Dal 1° gennaio 2021 si potrebbero configurare 3 scenari:

  1. Proroga del periodo transitorio
  2. Mancata proroga del periodo transitorio con raggiungimento di accordi di partenariato
  3. Mancata proroga del periodo transitorio senza raggiungimento di accordi di partenariato.

La Guida

La Guida esamina gli impatti doganali e fiscali (sulla disciplina Iva e su quella accise) di un’eventuale mancata proroga del periodo transitorio senza raggiungimento di accordi di partenariato.

Gli operatori economici che intendono trasportare merci nel Regno Unito (che si tratti di cessione di beni o invio in conto lavoro o conto visione) devono presentare una dichiarazione doganale di esportazione (o altro regime doganale) da trasmettere per via telematica all’ufficio doganale competente in relazione al luogo in cui l’esportatore è stabilito o a quello in cui le merci sono caricate o imballate per l’esportazione.

Dall’altro lato, gli operatori economici che intendono far arrivare merci dal Regno Unito a qualsiasi titolo (acquisto, conto visione o conto lavoro) devono presentare le merci con una dichiarazione doganale di importazione (o altro regime doganale sospensivo) da trasmettere per via telematica all’ufficio doganale competente in relazione al luogo in cui le stesse sono presentate.

La disciplina IVA intercorrente tra Italia e UK non sarà più quella unionale; gli scambi fra Italia e UK saranno quindi scambi internazionali e non intracomunitari. Ai fini IVA italiani la qualificazione di UK quale paese extra UE dovrebbe comportare effetti diretti e indiretti, tra i quali il principale è costituito dalla riqualificazione di tutte le operazioni di trasferimento di beni (cessioni, acquisti e conto lavoro/visione), da e per il Regno Unito, che acquisiranno la natura di importazioni/esportazioni.

Le cessioni di merci spedite verso il Regno Unito non costituiranno più cessioni intracomunitarie non imponibili ai sensi dell’art. 41 del D.L. n. 331/93, convertito in L. n. 427/93. Gli acquisti di merci provenienti dal Regno Unito non costituiranno più acquisti intracomunitari ai sensi dell’art. 38 del D.L. n. 331/93 suddetto.

Le cessioni di merci a un soggetto stabilito nel Regno Unito rappresenteranno operazioni non imponibili ai fini Iva ex articolo 8, D.P.R. 633/1972 e la loro spedizione fuori dal territorio doganale Ue sarà assoggettata alle formalità doganali previste per le esportazioni. Le stesse concorreranno inoltre alla costituzione del c.d. “plafond Iva”.

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