Made in: d.l. 25 settembre 2009, n. 135

di lettura
L’ampio dibattito suscitato dall’entrata in vigore dell’art. 17, comma 4° della lg. 99/2009 giunge ad un compromesso con la pubblicazione del decreto legge 135/2009. Restano aperte, tuttavia, spinose questioni interpretative.

Il decreto legge 25 settembre 2009, n. 135 abroga le norme in vigore dal mese di agosto 2009 in tema di “made in” e traccia un nuovo quadro legislativo che acquisirà efficacia a decorrere dall’11 novembre 2009. Fino a quella data, resterà in vigore il regime previgente al Ferragosto 2009.

Il decreto contempla tre diverse condotte oggetto di sanzione:

  • l’uso di indicazioni di vendita che presentino il prodotto come interamente realizzato in Italia (e.g.: “100% Made in Italy”);
  • la falsa indicazione di provenienza (i.e.: uso della dicitura “Made in Italy” su prodotti non originari dell’Italia);
  • la fallace indicazione di provenienza (i.e.: uso di segni e marchi tali da ingenerare nel consumatore l’erroneo convincimento che il prodotto sia di origine italiana).

1. Quando è lecito l’uso di indicazioni come “100% Made in Italy”, “interamente realizzato in Italia”, “tutto italiano” etc.?

Il decreto dispone che l’uso di tali espressioni è consentito soltanto con riguardo a prodotti per i quali il disegno, la progettazione, la lavorazione e il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano. Eventuali futuri decreti ministeriali potranno definire ulteriori modalità di applicazione di questa norma.

2. E’ lecito l’uso della dicitura “Made in Italy” (e non “100% made in Italy”) su prodotti non realizzati interamente in Italia?

La risposta è affermativa, purché i prodotti in parola siano classificabili come originari dell’Italia ai sensi del Codice Doganale europeo. A tale riguardo, non esiste una regola valida per tutti i tipi di prodotti, benché in via generale si possa affermare che l’origine è italiana se l’ultima trasformazione sostanziale del prodotto è avvenuta in Italia.

Per poter usare l’espressione “Made in Italy” non è dunque indispensabile che il prodotto sia interamente realizzato in Italia, ma è quanto meno necessario che esso sia di origine italiana ai sensi delle norme comunitarie.
Naturalmente, se il prodotto è interamente realizzato in Italia, si potrà usare indifferentemente l’espressione “Made in Italy” o “100% Made in Italy” et similia.

3. Che differenza intercorre tra “falsa indicazione di provenienza” e “fallace indicazione di provenienza”?

La falsa indicazione si configura nel caso di uso improprio dell’indicazione “Made in Italy” o di simili locuzioni, e dunque quando queste si riferiscono a prodotti che non siano – quanto meno – di origine italiana.
La fattispecie della fallace indicazione allude invece all’uso di segni, figure marchi aziendali o quant’altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto sia di origine italiana.

4. Si configura la fattispecie di “falsa indicazione di provenienza” anche se, accanto alla dicitura “Made in Italy”, viene specificato che il prodotto è realizzato all’estero?

Se l’espressione “Made in Italy” viene usata per contrassegnare un prodotto non originario dell’Italia ai sensi del Codice Doganale europeo, si configura una “falsa indicazione” a prescindere dall’eventuale contemporanea presenza di locuzioni che affermino l’origine estera del prodotto.

5. Si configura la fattispecie di “fallace indicazione di provenienza” anche nel caso di un marchio aziendale che possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto sia di origine italiana ma che, al tempo stesso, sia accompagnato dall’indicazione che il prodotto è stato realizzato all’estero?

L’attuale assetto normativo è piuttosto ambiguo sul punto. In attesa delle linee-guida ministeriali, sembrerebbe astrattamente corretto distinguere tra due diverse situazioni.

L’uso del marchio è fallace o furviante ai sensi della disciplina sulle pratiche commerciali ingannevoli: in tal caso, la fattispecie vietata si configura a prescindere dall’eventuale presenza di indicazioni che chiariscano la vera origine estera del prodotto.

L’uso del marchio (da parte del titolare o del licenziatario) è stato condotto con modalità tali che, pur inducendo il consumatore in errore sull’origine del prodotto, non possa costituire una pratica commerciale ingannevole. In tal caso, non si configurerà la fattispecie della “fallace indicazione” se il prodotto è accompagnato :

  • da indicazioni precise ed evidenti sull’origine o provenienza estera o comunque sufficienti ad evitare qualsiasi fraintendimento sulla sua effettiva origine
  • da attestazione, resa da parte del titolare o del licenziatario del marchio, circa le informazioni che a sua cura verranno rese in fase di commercializzazione sull’effettiva origine estera del prodotto.

In concreto, tuttavia, appare molto difficile distinguere tra le due fattispecie sopra descritte.
Per esemplificare, l’ipotesi sub (i) sembra realizzarsi certamente nel caso in cui si utilizzi il marchio “Bella Italia” su un prodotto realizzato in Cina mentre l’ipotesi sub (ii) potrebbe prospettarsi nel caso in cui si utilizzi un marchio che suona come un nome italiano, ma che non è di per sé suggestivo dell’origine italiana del prodotto (ad esempio, il caso in cui il marchio corrisponde ad un cognome italiano non notorio né particolarmente diffuso).

In assenza di linee interpretative che chiariscano con maggiore tassatività i confini tra le due fattispecie, appare preferibile – prudenzialmente – accompagnare il prodotto con le informazioni di cui ai punti (1) e (2) supra.

6. Quali sono le sanzioni applicabili?

L’uso improprio di indicazioni di vendita che presentano il prodotto come interamente realizzato in Italia è punito con le pene previste dall’art. 517 c.p. (reclusione fino a due anni o multa fino a 20.000 Euro), aumentate di un terzo. Si potrà inoltre disporre il sequestro della merce.

Le false indicazioni di provenienza o di origine sono invece punite con le pene di cui all’art. 517 c.p. (senza aumento di un terzo delle stesse).

Con riguardo alle fallaci indicazioni, sono anch’esse generalmente sanzionate applicando le pene di cui all’art. 517 c.p.. Tuttavia, nello specifico caso di cui al punto 5 (ii) supra (uso decettivo del marchio, che tuttavia non è fallace o fuorviante ai sensi delle norme in tema di pratiche commerciali ingannevoli), sarà applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 10.000 ad Euro 250.000, alla quale si accompagnerà sempre la confisca amministrativa della merce, salvo che siano apposte le indicazioni sull’origine del prodotto da parte del responsabile dell’illecito.

7. E’ possibile sanare le condotte sanzionate?

La falsa indicazione può essere sanata sul piano amministrativo attraverso l’esatta indicazione dell’origine o l’asportazione della stampigliatura “Made in Italy”.

Quanto alla fallace indicazione, anch’essa può essere sanata - soltanto sul piano amministrativo – con l’asportazione a cura e spese del contravventore dei segni o delle figure o di quant’altro induca a ritenere che il prodotto sia di origine italiana.

Avv. Vincenzo Diego Cutugno

Tag dell'informativa

Dogane
Procedura semplificata per il rilascio dei certificati di circolazione A.TR.
Procedura semplificata per il rilascio dei certificati di circolazione A.TR.
Il 26 maggio 2020 è stata pubblicata la Nota Prot. 151838/RU del 22 maggio, con la quale l’Agenzia delle Dogane - allo scopo di contrastare i rallentamenti burocratici e logistici causati dall’emergenza COVID-19 - ha fornito chiarimenti sulle procedure di rilascio dei certificati di circolazione A.
Brexit: Guida sulle problematiche doganali e Iva
Brexit: Guida sulle problematiche doganali e Iva
Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia hanno pubblicato “Brexit: Guida pratica e scenari futuri in ambito doganale e Iva”.
AEO: nuovi processi di audit e oneri di automonitoraggio per le imprese
AEO: nuovi processi di audit e oneri di automonitoraggio per le imprese
Procedimenti amministrativi uniformati per le autorizzazioni AEO ed oneri di autovalutazione annuale per gli operatori qualificati affidabili dall’autorità doganale da consegnare il 31 luglio, a partire da quest’anno.
Obbligo di compilazione del campo 2 del DAU di importazione
Obbligo di compilazione del campo 2 del DAU di importazione
In Lombardia ed Emilia Romagna è stata posticipata al 31 luglio 2020 l’obbligatoria indicazione nel campo 2 del DAU di importazione del soggetto speditore/esportatore in vigore dal 5 maggio 2020 .  
Emergenza covid 19 - Agenzia delle dogane  soggetto attuatore
Emergenza covid 19 - Agenzia delle dogane soggetto attuatore
Con l’ordinanza n. 01/2020 il commissario straordinario per l’emergenza covid-19 ha nominato adm (agenzia delle dogane e dei monopoli) “soggetto attuatore” delle requisizioni dei presidi sanitari e medico-chirurgici nonché dei beni mobili di qualsiasi genere occorrenti per fronteggiare la situazione emergenziale in corso.
Dogane: gli ultimi interventi per frontaggiare l’emergenza sanitaria Covid-19
Dogane: gli ultimi interventi per frontaggiare l’emergenza sanitaria Covid-19
Pagamenti in dogana differiti, sospensione delle attività di riscossione e calendarizzazione delle verifiche e degli accertamenti per non gravare sugli operatori, sempre però in ossequio al principio per cui i dazi doganali, in quanto risorse proprie, non sono tributi disponibili.
Coronavirus: le misure aggiornate per gli operatori internazionali
Coronavirus: le misure aggiornate per gli operatori internazionali
Il quadro attuale del mondo imprenditoriale offre una continua successione di difficoltà, dalla interruzione totale o parziale di fabbriche e uffici, alle interruzioni delle differenti catene di approvvigionamento e dei trasporti, fino al blocco effettivo degli scambi commerciali in alcune aree del globo.
Il ruolo della voce doganale
Il ruolo della voce doganale
Con il termine voce doganale, nomenclatura combinata o custom tariff, si intende il codice numerico che dal punto di vista doganale identifica i beni oggetto della transazione sia intracomunitaria sia di importazione o di esportazione.
Marocco: dal 1 febbraio 2020 certificato di conformità obbligatorio
Marocco: dal 1 febbraio 2020 certificato di conformità obbligatorio
In linea con la politica sulla verifica della conformità dei prodotti, il 16 dicembre 2019 il Marocco ha implementato un controllo di conformità (programma VOC, Verification of Conformity), reso obbligatorio dal 1° febbraio 2020 per alcuni prodotti importati in Marocco.
Guida pratica: origine preferenziale delle merci
Guida pratica: origine preferenziale delle merci
La guida, realizzata da Unioncamere Lombardia, ha lo scopo di informare e fornire strumenti pratici alle imprese nell’ambito dell’origine preferenziale della merce.