Hong Kong e Italia firmano la convenzione contro la doppia imposizione fiscale

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Il 14 gennaio 2013 Hong Kong e Italia hanno firmato la convenzione contro la doppia imposizione fiscale tra il nostro Paese e la regione ad amministrazione speciale cinese. Il trattato entrerà in vigore al termine delle procedure di ratifica da entrambe le parti.

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Il documento contro la doppia imposizione ha una triplice funzione:

  1. evitare la doppia imposizione dei redditi generati in entrambe le giurisdizioni
  2. contribuire sviluppare gli investimenti delle aziende italiane che operano con la Cina, Hong Kong e con tutta l’Asia in genere
  3. contrastare efficacemente l’evasione fiscale in entrambi i sensi poiché, dopo la ratifica del trattato, sarà possibile per il fisco italiano (e cinese) ottenere informazioni anche bancarie sui contribuenti che operano sulla piazza di Hong Kong (e viceversa).

In assenza di un cosiddetto Comprehensive Double Taxation Agreement (CDTA), i redditi guadagnati da cittadini italiani residenti a Hong Kong sono soggetti a tassazione sia a Hong Kong che in Italia. In presenza di un trattato, invece, le tasse pagate a Hong Kong potranno essere portate in deduzione dalle tasse eventualmente dovute in Italia eliminando di fatto la doppia imposizione.

Quello concluso con l’Italia è il 27° accordo contro la doppia imposizione fiscale concluso da Hong Kong, dopo quelli con Belgio, Tailandia, Cina, Lussemburgo, Vietnam, Brunei, Olanda, Indonesia, Ungheria, Kuwait, Austria, Inghilterra, Irlanda, Liechtenstein, Francia, Giappone, Nuova Zelanda, Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca, Svizzera, Malta, Jersey, Malesia, Messico e Canada.

Il governo italiano aveva incluso la piazza di Hong Kong (assieme a molti altri paradisi fiscali) nella famosa “black-list” con conseguente aggravio di procedure burocratiche e fiscali su operazioni con la regione ad amministrazione speciale cinese SAR.

Infatti, spettava al contribuente italiano con attività su Hong Kong dimostrare che la società asiatica avesse una sostanziale natura economica e fiscale in loco e provare che le operazioni intrattenute avessero una convenienza economica accertata. Al fine di poter quindi portare in deduzione i costi della struttura a Hong Kong oppure non essere tassati nuovamente in Italia “per trasparenza”, l’investitore doveva provare al fisco italiano, tramite una lunga serie di documenti e contratti, che le operazioni ad Hong Kong fossero reali.

I vari accordi contro la doppia imposizione che Hong Kong ha recentemente firmato (erano solamente 5 nel 2009) testimoniano che la regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese ha deciso di dare una luce nuova al proprio status di centro finanziario internazionale mettendo al primo posto trasparenza, reciprocità, scambio di informazioni e una corporate governance che andrà ad attaccare sempre di più architetture e strutture legali basate su presta nomi e società fittizie. È infatti di recente promulgazione la norma che proibirà, a partire dal 2014, di avere società fiduciarie (ma solamente persone fisiche) come amministratore/i di una Hong Kong Limited Company.

Alberto Vettoretti e Rosario Di Maggio

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