Cdp: Brief sicurezza energetica in Italia

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L’Italia, con quasi tre quarti dell’energia importata, è tra i Paesi più dipendenti dall’estero, con un valore superiore alla media UE (57%).

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Il nostro approvvigionamento presenta una forte concentrazione in un numero limitato di Paesi caratterizzati da elevati profili di rischio geopolitico. Secondo il Brief “Sicurezza energetica: quali prospettive oltre l’emergenza?” fino a quando il gas rappresenterà una fonte energetica rilevante, una maggiore diversificazione delle forniture per ridurre i rischi per la sicurezza nazionale risulta inevitabile.

Attualmente il gas naturale ricopre un peso rilevante nel bilancio energetico nazionale: con circa 75 miliardi di metri cubi nel 2021 rappresenta più di due quinti dei consumi interni di energia (42%) e quasi la metà della generazione elettrica (48%).

Le forniture dall’estero sono assicurate da cinque gasdotti che trasportano il gas proveniente dalle principali aree di importazione (Russia, Nord Africa, Nord Europa e Asia Centrale) con sei punti di ingresso nella rete nazionale e da tre terminali di rigassificazione che complessivamente garantiscono una capacità nominale di importazione pari a circa 130 miliardi di metri cubi all’anno.

Infrastrutture gas Italia

L’Italia vede la dipendenza dai Paesi esteri particolarmente concentrata verso Russia (40%) e Algeria (31%), che insieme rappresentano quasi tre quarti dell’approvvigionamento nazionale.

Importazioni gas naturale 2021

Importazioni gas naturale Italia 2021

Il 13% delle importazioni nazionali di gas arriva in forma liquida (GNL) tramite navi e viene successivamente immesso nel sistema nazionale dopo il processo di rigassificazione. La maggior parte del GNL proviene dal Qatar (70%), il 14% dall’Algeria e infine l’8% dagli Stati Uniti.

Nell’anno termico 2021/2022, la capacità di stoccaggio dell’Italia ammontava complessivamente a circa 18 miliardi di metri cubi, di cui 4,6 destinati allo stoccaggio strategico (mobilitabili solo per fronteggiare situazioni di emergenza del sistema gas). L’Italia è il secondo Paese europeo per capacità di stoccaggio (circa 18% del totale UE), dietro alla Germania.

Conseguenze del conflitto in Ucraina

L’Unione Europa nel suo complesso deve trovare un’alternativa per i circa 150 miliardi di metri cubi di gas che nel 2021 ha importato dalla Russia (40% del consumo totale di gas).

L’Italia deve far fronte all’eventualità di reperire in modo alternativo i circa 30 miliardi di metri cubi annui di gas russo. Secondo il Brief di CDP si possono individuare tre vie percorribili:

  1. nel brevissimo periodo pieno sfruttamento della capacità di stoccaggio arrivando a una quota di riempimento dei siti pari al 90%, che consentirebbe di coprire circa il 20% dei consumi interni
  2. potenziamento della capacità di trasporto del TAP e incremento dell’effettivo utilizzo dei metanodotti esistenti che trasportano il gas dal Nord Africa
  3. rafforzamento della capacità di rigassificazione, per consentire una rimodulazione delle importazioni di gas verso il GNL nel breve-medio periodo.

Il Governo italiano ha incaricato i principali operatori del settore di individuare due navi Fsru (floating storage regasification unit) che possano fungere da terminali galleggianti con caratteristiche analoghe a quelle dell’OLT di Livorno. I terminali galleggianti rappresentano una soluzione più rapida, economica e a minor impatto rispetto alla costruzione di impianti onshore.

La prospettiva più efficace è quella di guardare alla sicurezza energetica in un’ottica integrata che consideri contemporaneamente l’esigenza di tutelare la continuità degli approvvigionamenti e lo sviluppo delle fonti rinnovabili (affrontando i principali nodi strategici relativi alle innovazioni tecnologiche e alle materie prime critiche necessarie).

Lo sviluppo della produzione da fonti rinnovabili rappresenta una duplice occasione per il sistema energetico italiano per rispondere da un lato alle esigenze della transizione verde e, dall’altro, per ridurre la dipendenza energetica dall’estero.

Per disegnare una strategia organica di risposta alla crisi, le istituzioni comunitarie hanno messo a punto il piano REPowerEU, che propone un’accelerazione nel raggiungimento degli obiettivi climatici per il 2030 stabiliti dal “Fit to 55”, in grado di garantire il più rapido perseguimento dell’indipendenza energetica mediante il minor ricorso a combustibili fossili.

Infrastrutture energetiche e geopolitica

L’Italia dispone di una rete infrastrutturale per il trasporto del gas naturale tra le più estese d’Europa. La quasi totalità della rete fa capo a SNAM, il principale operatore per il trasporto e il dispacciamento di gas naturale sul territorio nazionale, che controlla oltre 32.500 km di gasdotti, articolati in circa 9.500 Km di rete nazionale.

Lo scenario che potrebbe delinearsi dalla rimodulazione delle interconnessioni di gas naturale vede l’Italia in una posizione strategica rispetto al Mediterraneo e all’Europa.

Un adeguato dimensionamento delle infrastrutture potrebbe rendere il nostro Paese l’hub di accesso per il gas naturale a livello comunitario, vista anche la rilevanza delle infrastrutture di stoccaggio.

La rete del gas ben si presta - con ammodernamenti e interventi - a un futuro utilizzo di idrogeno e biometano, che dovranno rappresentare sempre più una fonte di approvvigionamento energetico a livello italiano e internazionale.

 In un orizzonte di lungo periodo, gli attuali equilibri energetici e geopolitici potrebbero cambiare, e alcuni Paesi passare da importatori netti di energia a esportatori. Grazie al posizionamento strategico e valorizzando la dotazione di reti e porti l’Italia - con un ruolo centrale per le regioni del Sud - potrebbe candidarsi anche come hub dell’idrogeno, fungendo da ponte tra le due sponde del Mediterraneo.

Fonte: Cdp Brief “Sicurezza energetica: quali prospettive oltre l’emergenza?”

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