Costa D’Avorio: opportunità per l'agroindustria italiana

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Archiviata la crisi politica e sociale del decennio 2002-2012 e fatto salvo il riacutizzarsi del rischio politico con una rivolta militare avvenuta nel gennaio 2017, la Costa d’Avorio è una delle economie più dinamiche del continente africano. Nel 2017 il Pil ha fatto segnare una crescita del 7,8% e le stime del Fmi indicano una performance media del +7,2% nel biennio 2018-19.

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Il Paese presenta un elevato potenziale agricolo dal momento che circa il 75% del territorio nazionale è costituito da terreni coltivabili. Il settore agricolo incide per circa il 25% del Pil nazionale, impiega i due terzi della forza lavoro e rappresenta il 60% delle esportazioni totali. Caffè, cacao, anacardi, caucciù, cotone, sono stati i prodotti più venduti all’estero, ma il Paese produce anche olio di palma, riso e frutta.

La Costa d’Avorio trasforma tutta la propria produzione di olio di palma e di cotone, ma solo il 30% del cacao, meno del 5% degli anacardi, del caffè e di altre produzioni minori. Per ovviare a questa carenza, il governo ha varato il Piano nazionale di sviluppo 2016-2020 (Pnd), dove, tra i diversi interventi, si pone come obiettivo la diversificazione della struttura produttiva, cercando di aumentare il tasso di trasformazione locale delle materie prime e lo sviluppo di catene di valore, oltre al potenziamento della logistica che permette di collegare i produttori ai mercati nazionali e internazionali. Passare da un prodotto grezzo a un prodotto lavorato localmente e poi esportato è cruciale per far crescere il settore e ridurne l’esposizione alla volatilità dei prezzi mondiali.

Il costo del Pnd è stimato in circa 60 miliardi di dollari, due terzi dei quali coperti da investimenti privati (principalmente attraverso forme di partenariato pubblico privato) e la restante parte facendo ricorso a risorse pubbliche nazionali e internazionali. Ad esempio, in questa direzione va il prestito da circa 1 miliardo annunciato dalla Banca Mondiale a sostegno dei piani di sviluppo promossi dal governo. Una parte del finanziamento sarà destinata alla filiera della trasformazione agricola, in particolare del cacao e degli anacardi, in cui il Paese è primo produttore al mondo. Un’altra parte del prestito dovrebbe essere destinata a programmi sociali per ridurre la povertà, favorire l’occupazione giovanile e l’accesso ai servizi di base.

Oltre al settore agricolo sono previsti interventi nel settore delle infrastrutture con la costruzione di ponti, autostrade, strutture portuali, opere nel settore energetico (dighe, terminal per gas naturale liquefatto), social housing, ma anche sviluppo delle rinnovabili, del settore minerario (oro, manganese, nichel, diamanti) e investimenti legati alla Coppa d’Africa che il Paese ospiterà nel 2021.

Nel 2017 le esportazioni italiane in Costa d’Avorio si sono attestate a 168 milioni di euro (in calo del 7,1% rispetto al 2016). Tra i principali settori di esportazione delle nostre aziende rientrano la meccanica strumentale (in particolare, macchine per l’agricoltura, per le industrie alimentari, da miniera e per la formatura dei metalli) con un peso sul totale di circa il 26,8%, prodotti in metallo (14%) e gomma e plastica (9,8%). Nei primi 7 mesi del 2018 l’export italiano è cresciuto del 19,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Per le PMI italiane esistono opportunità nella filiera agroindustriale (macchine agricole, macchinari per l’imballaggio e il confezionamento, comparto della trasformazione e conserviera), ma anche nel settore del turismo, dell’arredo/design e dell’edilizia. Per sviluppare il business è inoltre importante la creazione di canali commerciali diretti (attraverso partecipazione a fiere e incontri diretti fra operatori) al fine di evitare che i prodotti ivoriani (e.g. cacao) giungano in Italia tramite intermediari di altri Paesi e prodotti fabbricati in Italia arrivino in Costa d’Avorio tramite operatori stranieri, tra cui la Francia (con cui il Paese mantiene storici legami).

Tiziano Spataro

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