Il boom degli scambi Italia-Uruguay: un successo effimero?

di lettura

L’Uruguay, piccola geografia di 3,5 milioni di abitanti stretta tra due giganti quali Brasile e Argentina, ha vissuto negli ultimi tre lustri il più lungo periodo ininterrotto di crescita della sua storia. Dopo la dura recessione che ha colpito il Paese nel 2002 per gli effetti sul settore bancario del default in Argentina, tra il 2003 e il 2018 il tasso di crescita medio annuo è stato pari al 4,4% e ha permesso al Paese di agguantare il secondo posto per Pil pro capite in Sudamerica, subito dietro al Cile.

Il boom degli scambi Italia-Uruguay: un successo effimero?

L’economia dell’Uruguay si è mostrata resiliente rispetto alle turbolenze verificatesi a più riprese in mercati vicini e lontani e il Paese è oggi titolare di numerosi primati nell’area: oltre a presentare il quadro istituzionale più stabile, i tassi di povertà relativa e assoluta più bassi e la distribuzione dei redditi più equilibrata, evidenzia i livelli minori di corruzione percepita. Dopo aver evitato il destino della patria del tango grazie a diversi piani di sostegno del Fmi, la stella polare del Paese è stata la diversificazione economica, cercando di conseguire il decoupling rispetto agli ingombranti vicini. I driver di crescita sono stati l’aumento dell’apertura al commercio internazionale e l’attrazione di investimenti esteri: agli operatori stranieri sono garantiti gli stessi incentivi previsti per quelli nazionali, senza necessità di autorizzazione preventiva o restrizioni al trasferimento di capitali e profitti. Sono presenti incentivi fiscali fino al 100% dell’investimento realizzato, in particolare nelle 11 zone franche, ove è presente il vincolo d’impiego del 75% di manodopera locale. L’effetto di tali politiche è stato un vertiginoso aumento dello stock di Ide in entrata: in rapporto al Pil, quest’ultimo è passato dal 14,9% del 2003 al 51,2% del 2017 . Gli Ide si concentrano principalmente nell’agricoltura e allevamento, nel settore immobiliare e nei servizi turistici. Nonostante i numerosi successi non è scontato che i risultati conseguiti possano portare, nelle elezioni presidenziali del prossimo ottobre, alla riconferma della coalizione di centro-sinistra, al potere dal 2005. Segnali di stanchezza sempre più forti giungono dall’elettorato, preoccupato dalla recente escalation di episodi di criminalità in un Paese finora “tranquillo”, e sempre più disincantato viste le performance economiche meno positive nell’ultimo quadriennio (+1,6% in media l’anno).

L’Italia è riuscita ad approfittare di tale periodo di crescita prolungata dell’Uruguay?

Quali sono state le dinamiche degli scambi tra i due Paesi? Dalla Figura 1 la risposta sembra inequivocabile, ma i dati di dettaglio alla base del boom riservano sorprese.  

L’area verde considera la dinamica complessiva dell’interscambio tra i due Paesi, mentre la grigia mostra la stessa voce al netto dei due beni in cui le due economie si sono specializzate negli ultimi anni: preparati farmaceutici dall’Italia e cellulosa dall’Uruguay.

Si evidenzia quindi una sorta di ritorno al modello ricardiano, in cui ogni Paese tende a specializzarsi nella produzione di un bene su cui ha un vantaggio comparato: la crescita del nostro export è comunque peculiare in quanto non è stata realizzata in uno dei nostri tradizionali settori del Made in Italy. Per capire se l’aumento dell’interscambio possa essere sostenibile nel tempo è cruciale identificarne le determinanti: l’incremento del nostro export è stato guidato dalla crescita della domanda locale, in virtù del passaggio sempre più marcato da allevamenti estensivi a intensivi, mentre il forte aumento dell’import di cellulosa è stato un fenomeno comune anche ad altri Paesi Ue e riflette la scelta dell’Uruguay di puntare su questo tipo di produzione. Le imprese italiane riusciranno a cogliere appieno le potenzialità di tale mercato soltanto se saranno capaci di individuare le opportunità provenienti da alcuni settori in controtendenza rispetto al rallentamento del Paese: il riferimento va, ad esempio, alla meccanica strumentale, specie nel comparto dei macchinari per l’agricoltura – uno dei settori chiave dell’Uruguay – o dei macchinari necessari allo sviluppo delle infrastrutture – settore che beneficerà della crescente diffusione dei partenariati pubblico-privati. Ulteriori occasioni sono attese anche in altri comparti manifatturieri (dalla chimica-farmaceutica agli apparecchi elettrici ed elettronici), il cui sviluppo sarà agevolato da una serie di fattori, quali l’offerta di pacchetti fiscali competitivi che facilita l’attrazione di investimenti, un’ottima posizione logistica nell’area, la presenza di forza lavoro qualificata e la stessa appartenenza al Mercosur. 

Da ultimo, sono favorevoli le prospettive per i prodotti processati, non solo alimentari, grazie al crescente potere d’acquisto della classe media uruguaiana, la più ampia dell’America Latina in rapporto alla popolazione. Pur tenendo conto della limitata dimensione demografica, non mancano dunque opportunità per i nostri esportatori, i quali potranno trarre vantaggio anche dagli storici legami culturali tra Roma e Montevideo.

Davide Serraino

Analisi di mercato
Rapporto 2020 sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole Dop, Igp e Stg
Rapporto 2020 sulle produzioni agroalimentari e vitivinicole Dop, Igp e Stg
Il Rapporto di Ismea e Fondazione Qualivita conferma la crescita del valore dei prodotti a Indicazione Geografica (IG) e delle loro performance sui mercati esteri nel 2019.
SACE - Simest: Export italiano ottobre 2020
SACE - Simest: Export italiano ottobre 2020
L'export italiano di beni mostra una contrazione del 12% nei primi dieci mesi dell'anno, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Risultati economici delle imprese e delle multinazionali nel 2018
Risultati economici delle imprese e delle multinazionali nel 2018
Secondo l'Istat nel 2018 il valore aggiunto è prodotto in Italia per il 37,8% al Nord-ovest e per il 25,5% nel Nord-est; seguono il Centro con il 20,4% e il Mezzogiorno con il 16,4%.
Rapporto di previsione Prometeia dicembre 2020
Rapporto di previsione Prometeia dicembre 2020
In Italia, dopo il calo del Pil nel quarto trimestre 2020 (-3,2%) e nel primo del 2021 (-0,4%), l’attività dovrebbe riprendere dalla prossima estate, grazie anche all’arrivo dei primi fondi Next Generation EU.
Ricavi in crescita per il Parmigiano Reggiano
Ricavi in crescita per il Parmigiano Reggiano
Secondo il bilancio preventivo 2021, i ricavi saranno pari a 51,8 milioni di euro (rispetto ai 38,4 del 2019 e ai 33,4 del 2018).
Indice PMI eurozona dicembre 2020
Indice PMI eurozona dicembre 2020
A dicembre, l’attività economica dell’eurozona si sta avvicinando alla stabilizzazione con una crescita più forte della produzione manifatturiera che compensa il calo ulteriore dell’attività terziaria.
Esportazioni delle regioni italiane III trimestre 2020
Esportazioni delle regioni italiane III trimestre 2020
Nel terzo trimestre l’Istat stima una forte crescita congiunturale delle esportazioni: +34,3% per il Centro, +33,4% per il Nord-est, +30,3% per il Nord-ovest e +27% per il Sud.
Gli effetti della pandemia sull’industria meccanica italiana
Gli effetti della pandemia sull’industria meccanica italiana
La pandemia ha causato una perdita di fatturato per l’industria meccanica italiana di oltre 4,5 miliardi nel 2020 (-9,4%), per un fatturato totale di 44,5 miliardi.
Osservatorio Altagamma: lusso in calo del 20%
Osservatorio Altagamma: lusso in calo del 20%
L’Altagamma-Bain Worldwide Market Monitor 2020 si attende per quest’anno un calo senza precedenti del mercato del lusso: -20/-22%.
Investimenti in startup in Italia nel 2020
Investimenti in startup in Italia nel 2020
Nel 2020 le startup hi-tech italiane hanno raccolto 683 milioni di euro, circa 11 milioni in meno di quanto raccolto nel 2019.