La produzione globale dopo il Covid: quale riassetto in Asia?

di lettura

Pubblichiamo un abstract del Focus on di Sace - Simest  “La produzione globale dopo il Covid: verso un nuovo riassetto asiatico?”

Image

Lo shock pandemico Covid-19 ha evidenziato alcuni limiti della globalizzazione, tra cui l’eccessiva concentrazione della produzione di molti beni intermedi in alcune geografie, su tutte la Cina, che oggi rappresenta circa un terzo del mercato mondiale delle esportazioni di tali prodotti.

Già da alcuni anni è in atto un progressivo spostamento da Pechino a causa, principalmente, del rapido aumento del costo del lavoro in Cina, anche se finora circoscritto alle produzioni a minore valore aggiunto (come il tessile), che non richiedono una forza lavoro particolarmente qualificata e che sono soggette a una forte concorrenza di costo. L’analisi dei salari medi nell’industria manifatturiera nel 2019 evidenzia come il basso costo del lavoro non sia più un elemento caratterizzante dell’economia cinese, che con una retribuzione annua media di $9.962, offre salari più che doppi rispetto a paesi come India, Vietnam e Filippine (rispettivamente pari a $4.466, $4.041 e $3.916).

Impatto del Covid 19 in Asia e prospettive di ripresa

I mercati emergenti dell’Asia sono quelli per i quali si prospetta una ripartenza post pandemia più rapida. Secondo il FMI, la contrazione del Pil in questi Paesi si attesterà a -1,7% nel 2020, con previsioni di ripresa nel 2021 (+8%), contro una media del -3,3% nel 2020 e del +6% nel 2021 per l’aggregato mondiale dei Paesi emergenti e in via di sviluppo.

Tali dinamiche sono favorite soprattutto dall’andamento dell’attività economica in Cina – unica tra le principali economie mondiali con crescita positiva nel 2020 – in virtù del ruolo primario assunto da Pechino nella regione, sia come principale fornitore di beni intermedi nelle produzioni delle economie asiatiche, che come importante mercato di sbocco del loro export.

Alla contrazione del Pil del -6,8% tendenziale nel primo trimestre dell’anno rispetto al corrispondente periodo del 2019, l’economia cinese si è infatti risollevata nei due successivi (+3,2% e +4,9% tendenziale nel secondo e terzo trimestre), trainando, in parte, anche la ripresa di quei Paesi con cui intrattiene i principali legami commerciali.

Oltre la Cina

Le economie emergenti della regione asiatica rappresentano un’alternativa naturale per le imprese che cercano destinazioni alternative per i propri investimenti al di fuori della Cina. Per alcune delle multinazionali più importanti al mondo questo processo è già in atto.

Gradualmente i principali mercati emergenti della regione si stanno facendo largo grazie a caratteristiche favorevoli agli investitori: dispongono, infatti, di manodopera a minor costo rispetto alla Cina, di un ampio mercato domestico e di incentivi fiscali per gli investitori esteri e gli investimenti in infrastrutture. Inoltre, la creazione di un’area di libero scambio tra la Cina e i Paesi ASEAN ha ridotto notevolmente le barriere commerciali tra queste economie.

Per valutare quali Paesi potrebbero beneficiare maggiormente di una diversificazione degli investimenti dalla Cina, l’Ufficio Studi di SACE ha elaborato un indicatore composito di attrattività per diversi mercati emergenti asiatici, espressione sia di elementi di similarità dei sistemi produttivi rispetto a quello cinese, che delle caratteristiche dei contesti operativi (mercato del lavoro, logistica e infrastrutture, qualità della governance).

Attrattività paesi asiatici

Con uno score pari a 76, il Vietnam dispone già delle competenze per assorbire parte della produzione cinese in specifici settori, quali ad esempio il tessile e quello dei prodotti elettronici. Inoltre, il livello dei salari in Vietnam è di circa il 60% inferiore a quello in Cina, a dispetto di un indice di capitale umano superiore a quello del gruppo di Paesi selezionati e non lontano da quello di Pechino. Va poi sottolineato come Hanoi abbia da poco aggiunto un’ulteriore “arma al proprio arsenale”, con l’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio siglato con l’Europa che garantisce ai prodotti Made in Vietnam l’accesso al mercato unico europeo a condizioni estremamente favorevoli.

Anche India (59) e Malaysia (54) offrono importanti alternative di investimento nella regione asiatica, seppure con peculiarità differenti.

L’India può senz’altro rappresentare un’opportunità per molte imprese grazie alla vasta dimensione del proprio mercato domestico, un costo del lavoro contenuto e un atteggiamento da parte del governo Modi favorevole agli investitori esteri e allo sviluppo infrastrutturale. Di contro, l’industria manifatturiera indiana non è ancora riuscita a esprimere il proprio potenziale, mentre i servizi ricoprono un ruolo primario nell’economia, con un peso che raggiunge quasi il 60% del Pil. A livello settoriale, le opportunità principali si concentrano nell’elettronica, nella chimica e nella farmaceutica.

La Malaysia presenta un mercato domestico molto più contenuto e un costo del lavoro relativamente elevato, ma dispone di infrastrutture di qualità e il miglior sistema istituzionale tra i Paesi considerati in questa analisi.

A metà della classifica troviamo la Thailandia (50), caratterizzata da un elevato costo del lavoro, pari a circa l’80% di quello cinese, le Filippine (45) e Indonesia (43) che bilanciano ottime prospettive di crescita e carenze infrastrutturali o di governance.

Claudio Cesaroni

Fonte: Focus on Sace - Simest

Analisi di mercato
Rapporto distretti industriali di Intesa Sanpaolo
Rapporto distretti industriali di Intesa Sanpaolo
Il Rapporto annuale sulle imprese distrettuali descrive gli impatti della crisi pandemica, il forte rimbalzo del 2021 e le priorità da affrontare, anche alla luce dell’invasione russa dell’Ucraina.
SACE - Simest: export italiano aprile 2022
SACE - Simest: export italiano aprile 2022
Nei primi quattro mesi dell’anno le esportazioni sono cresciute del 20,7% rispetto allo stesso periodo del 2021.
Il falso Made in Italy a tavola vale 120 miliardi
Il falso Made in Italy a tavola vale 120 miliardi
Secondo Coldiretti il falso Made in Italy agroalimentare nel mondo vale 120 miliardi. La guerra in Ucraina frena gli scambi commerciali, favorisce il protezionismo e moltiplica la diffusione di alimenti taroccati.
Previsioni Istat 2022 - 2023
Previsioni Istat 2022 - 2023
Secondo le previsioni Istat di giugno, il Pil italiano continuerà a crescere sia nel 2022 (+2,8%) sia nel 2023 (+1,9%), seppur in rallentamento rispetto al 2021.
Filiera legno-arredo: performance 2021 sopra le previsioni
Filiera legno-arredo: performance 2021 sopra le previsioni
La filiera legno-arredo chiude il 2021 con un fatturato complessivo che supera i 49 miliardi di euro (18 i miliardi destinati all’export).
Previsioni export vino, olio d’oliva e pasta
Previsioni export vino, olio d’oliva e pasta
Nel 2021 l’export di vino, olio d’oliva e pasta ha rappresentato il 22,4% del totale export agroalimentare nazionale, attestandosi a € 11,7 miliardi (+7% rispetto al 2020).
Conti economici I trimestre 2022
Conti economici I trimestre 2022
Nel primo trimestre il Pil italiano è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e del 6,2% nei confronti del primo trimestre 2021. La crescita acquisita per quest'anno è pari al 2,6%.
Travel and tourism development index 2021
Travel and tourism development index 2021
L’indice del World Economic Forum misura i fattori e le politiche che consentono lo sviluppo sostenibile e resiliente del settore viaggi e turismo (T&T) in 117 paesi.
SACE - Simest: export italiano marzo 2022
SACE - Simest: export italiano marzo 2022
Nei primi tre mesi dell’anno l’export è aumentato del 22,8% rispetto allo stesso periodo del 2021.
Le imprese di biotecnologie in Italia
Le imprese di biotecnologie in Italia
L’industria biotecnologica italiana si caratterizza per una forte intensità di ricerca e sviluppo con punte di eccellenza in tutti i settori di applicazione delle biotecnologie.