Ostacoli e virtù del modello economico vietnamita

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L’attesa digitalizzazione dei processi industriali e le tendenze protezionistiche sono le sfide più attuali cui il Vietnam deve confrontarsi per mantenersi competitivo sul mercato globale contenendo e compensando il rischio concreto di assottigliamento del suo primo vantaggio comparato, legato a un costo del lavoro ancora concorrenziale. 

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Altrettanto urgente è, poi, la duplice esigenza di dotarsi di un sistema fiscale riformato e di ridefinire l’organizzazione delle imprese di Stato, in gran parte poco produttive o inefficienti, liberando così risorse preziose per un’economia la cui imprenditoria privata stenta ancora a decollare. 

Pur con i propri tempi e al netto delle esigenze imposte dal prioritario obiettivo di garantire la sopravvivenza del sistema monopartitico e i delicati equilibri che esso impone, la leadership vietnamita lavora con determinazione per accompagnare e agevolare lo sviluppo economico del Paese. 

Politica commerciale

La politica commerciale di Hanoi si regge sul principio dell’integrazione con le economie dell’area e del resto del mondo. In questa ottica si inquadrano non solo la membership dell’OMC e dell’Asean (di cui è entrato a far parte nel 1995 aderendo ai pertinenti accordi di libero scambio con Cina, Corea, Giappone, India, Australia e Nuova Zelanda), ma anche i più recenti accordi commerciali bilaterali con Giappone e Corea e la partnership con l’Unione Euroasiatica. La finalizzazione, a inizi marzo, del Comprehensive and Progressive Agreement for TransPacific Partnership (CPTPP), promosso con il Giappone durante il Vertice APEC di Danang e siglato insieme agli altri 10 Paesi del TPP (in assenza degli USA) e il grado elevato di ambizione dell’Accordo di libero scambio con l’UE offrono la cifra della determinazione e dell’impegno con i quali il Paese, indipendentemente dall’avvicendarsi delle diverse correnti all’interno della sua leadership, persegue l’obiettivo della propria integrazione economico-commerciale. 

A sostegno di un simile impegno, Hanoi sta profondendo uno sforzo importante per migliorare il business environment, alleggerendo il carico burocratico per le imprese e semplificando il quadro di riferimento normativo per gli operatori economici.

I primi segni tangibili di miglioramento cominciano ad arrivare: nel 2017 la Banca Mondiale ha collocato il Vietnam al 68 posto su 190 Paesi nella sua classifica “Ease of doing Bunisess” e si stima che nel solo 2016 siano state create circa 100 mila nuove piccole e medie imprese.

Cecilia Piccioni Ambasciatrice d’Italia in Vietnam

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