Esportare formaggi stagionati in Giappone

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La scheda rappresenta uno strumento di valutazione delle opportunità e delle condizioni tecnico operative necessarie a esportare formaggi stagionati in Giappone.

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Il lavoro, realizzato dall’Ismea col supporto di Si.Camera, contiene informazioni inerenti il posizionamento competitivo dei concorrenti, le caratteristiche del mercato, dazi, documenti doganali, normativa sanitaria, etichettatura.

Scenario internazionale

Nel 2019 gli scambi mondiali di formaggi stagionati sono stati pari a 3,8 milioni di tonnellate per un valore pari a 17 miliardi di euro.

Nella graduatoria mondiale dei paesi esportatori l’Italia occupa nel 2019 la quarta posizione in valore e la sesta in volume, detenendo una quota dell’export totale pari rispettivamente al 10% e al 4,7%.

Sul fronte delle importazioni, la Germania guida la classifica dei primi cinque paesi acquirenti di formaggi stagionati, con il 18% del valore dell’import mondiale e il 15% dei volumi; seguono Regno Unito, USA, Italia e Belgio. Per ciascuno di questi paesi l’Italia figura sempre tra i principali fornitori, detenendo nel caso degli Usa la prima posizione con una quota in valore superiore al 29%.

In Giappone

Il Giappone si colloca in nona posizione per un valore dell’import pari a 692 milioni di euro nel 2019; l’Italia si configura come ottavo fornitore con poco più del 4% del valore importato complessivamente.

Il mercato del Giappone è risultato molto dinamico nel medio periodo; la domanda di questo paese infatti è cresciuta tra il 2015 e il 2019 del 33,6% in valore (a 692 milioni di euro nel 2019) e del 35,2% in volume (a 186 mila tonnellate nel 2019).

Le richieste del Giappone dei formaggi stagionati italiani valgono 30 milioni di euro nel 2019 per volumi pari a 3 mila tonnellate, con una dinamica positiva sul fronte dei valori (+13,5% sul 2015) mentre i quantitativi sono risultati in calo (-5,7% sul 2015). Circa il 60% delle forniture è rappresentato da grana padano e parmigiano reggiano.

Economic Partnership Agreement (EPA): UE-Giappone

Entrato in vigore il 1° febbraio 2019, l’Accordo prevede l’azzeramento della quasi totalità dei dazi doganali da entrambe le parti, l’eliminazione di diverse barriere tecnico- normative e l’armonizzazione di standard tecnici. Il trattato tutela i prodotti alimentari IGP europei (46 dell’agroalimentare italiano, tra questi 10 formaggi: Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana Padano, Mozzarella di Bufala Campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Pecorino Toscano, Provolone Valpadana, Taleggio).

Non tutte godranno di una piena e immediata tutela e alcune sono soggette ad una deroga temporanea che consente il porzionamento e il confezionamento in loco (non consentito dai disciplinari di produzione), concesso per esigenze commerciali degli operatori giapponesi.

Le aziende italiane interessate ad esportare in Giappone, beneficiando delle tariffe agevolate previste dall’accordo EPA, dovranno dimostrare l’origine europea/ italiana del prodotto spedito. L’accordo EPA prevede due modalità alternative: la dichiarazione di origine (attraverso sistema REX) o la “conoscenza dell’importatore”.

Documenti per l’esportazione

  • Fattura commerciale
  • Notifica di importazione
  • Certificazioni per esportazione - Latte e Prodotti a base di Latte
  • Certificato d’origine (solo se richiesto dal compratore
  • Dichiarazione di origine o conoscenza dell’importatore
  • Lista di imballaggio (Packing List)
  • Polizza di carico marittima (Bill of Lading) o lettera di trasporto aereo Air Way Bill)
  • Polizza d’assicurazione (se richiesta o ritenuta necessaria).

L’importatore deve presentare la Notifica di importazione a una delle 31 stazioni di quarantena degli alimenti (Food Quarantine Stations) del Ministero della Salute giapponese dislocate nei luoghi di ingresso delle merci in Giappone (porti e aeroporti) per consentire di compiere l’esame dei documenti e l’ispezione al fine di verificare che i prodotti siano conformi alla Food Sanitation Law. Al modulo deve essere allegata la descrizione del processo produttivo e un certificato di analisi (in originale per la prima importazione) rilasciato da laboratori riconosciuti dal Ministero della Salute giapponese.

La scheda rientra nelle attività dell’Ismea per la Rete Rurale Nazionale, con particolare riferimento all’internazionalizzazione delle aziende agricole e agroalimentari.
Le informazioni contenute nella scheda sono tratte da fonti ritenute attendibili e aggiornate al 2019.

Fonte: Ismea

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